Tutti sapete che cos’è il Cimitero degli elefanti. Un luogo dove gli enormi pachidermi si recano al sopraggiungere della morte come fosse un rito convenuto. Un richiamo della natura, un codice istintivo – oppure consapevole, chissà – talmente singolare da essere diventato anche un modo di dire. Per “cimitero degli elefanti” si intende l’immaginario luogo verso il quale si indirizza qualcuno/qualcosa il cui tempo dello sfarzo è finito: fine del business, del successo, della popolarità. Fine di una stagione, o di una carriera fortunata.

Che esistesse – o esista – un cimitero delle formiche, però, io non lo sapevo. Conosco il Santuario del monte delle formiche. C’è un documento del ‘400 che cita la relativa chiesa come Santa Maria Formicarum. Ci sono stato. Si trova sulle colline del bolognese, ad alcuni chilometri da Loiano, a quasi 700 metri di altitudine. Verso la fine dell’estate, in settembre, stormi di formiche alate si danno appuntamento nei suoi pressi per morire sui gradoni prospicienti la chiesa. Sotto la statua della Beata Vergine una frase vergata in latino “Centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt” (Ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno) ha dato la stura ai fedeli nel tempo.

I frati, scafati più che mai, hanno pensato di farne un motivo di guadagno: raccolgono i minuscoli insetti e li ripongono dentro sacchettini di plastica trasparente che vendono ai visitatori. Ma nonostante la sua singolarità, la calata in massa delle formiche volanti attratte da chissà cosa – bisognerebbe chiedere a un entomologo ma a tutt’oggi resta il mistero –, che si schiantano al suolo come micro-jumbo rimasti senza carburante, il piccolo dramma delle Mirmyca Scabrinodis non è tanto inquietante quanto ciò che è successo nell’appartamento che occupavo a Gaino, qualche centinaio di metri sopra il Lago di Garda, comune di Toscolano-Maderno, nel maggio del 2017.

Vivevo in un bilocale che dava sulla piazza principale del paese appena un po’ più grande del mio salotto/angolo cottura. L’appartamento si trovava al secondo piano di una palazzina vetusta, fredda e umida perché il primo piano era disabitato e le cantine al piano terra generavano ulteriore umidità. Era comunque dignitoso, il bilocale; si poteva addirittura elevare allo status di “carino” – direbbe qualcuno – se l’inquilino – cioè il sottoscritto – fosse stato in qualche modo sfiorato dallo spirito di Felix, il personaggio interpretato da Jack Lemmon in La strana coppia.
Il fatto è che io, all’opposto, ero posseduto dal demone di Oscar, lo scapolone incallito, incapace il espletare il più banale dei compiti casalinghi, delineato in maniera magistrale da Walter Matthau.

Che fosse per quello, o perché avevano trovato rifugio tra quelle mura da lunga data, per casa c’erano formiche che gironzolavano come pattuglie di esploratori alla ricerca di nuova vie e fonti di sostentamento. Me ne accorsi ma non ne feci un dramma: “vive e lascia vivere” io l’avevo aggiornato in vivi di poco e lascia vivere di briciole. Fino a quando un pomeriggio lascio la spesa su un tavolino Ikea laccato nero per ritrovarla ricoperta di insetti come fosse una dichiarazione di guerra: insomma una Pearl Harbour senza mare, isola e base navale. Ma comunque una dimostrazione di forza. Al minimo una provocazione. A quel punto mi sono sentito obbligato ad accettare il guanto di sfida e a prendere provvedimenti.

Ma niente di catastrofico.

Sono sensibile alla vita microscopica, non mi va di spiaccicare bacarozzi, freddare esopodi o asfissiare eight legged freaks (ragni). Contro gli scarafoni applico la non belligeranza per atavico ribrezzo: mi mantengo prudentemente a distanza di sicurezza, contro di loro non utilizzo neppure armi chimiche. Sciò, via, e basta. Unica deroga: guerra senza quartiere a mosche e zanzare. Con tutti i sistemi di soppressione a disposizione, anche quelli banditi dalla Convenzione di Ginevra.

Ma ora che si cercava di mettere in discussione chi fosse il titolare dell’appartamento, o per lo meno chi avesse principale se non unico diritto alla dispensa, ecco che quando le formiche si palesavano in interminabili file che finivano (o iniziavano) al di là della porta di entrata, le cacciavo fuori di ramazza. Mai calpestate o gasate. Un personale codice di onore me lo impediva.
Del resto io riconosco i meriti anche nel nemico, se li ha.

Il piccolo esercito, infatti, si era rivelato utile in passato riuscendo a porre rimedio alla maleducazione della vicina di pianerottolo: quando portava fuori l’immondizia o chissà che, qualcosa le era scappato dal sacco evidentemente bucato e aveva prodotto una chiazza, fetente e misteriosa, rimasta a metà tra le due porte di entrata per diversi giorni. Fino a quando le formiche si sono messe a lavorarci su di mandibole, e tric-tric-tric, con encomiabile dedizione, senza sosta giorno e notte, un po’ alla volta hanno fatto un lavoro di pulizia che nemmeno un paio di ucraine munite di scopettoni secchi e detergente avrebbe fatto di meglio.

Un bel giorno però – non per loro – di botto le formiche sono scomparse.  
Ovvio che non me ne sono accorto subito. Ci ho messo un po’ di tempo a realizzare che mancava qualcosa. Ne ho avuto la certezza solo quando scopando – come potete vedere dalle foto – ho trovato un buon numero di formiche morte ammassate sotto al divano. Raccolte in gruppo come officiassero un rituale. Ricordavano quei suicidi collettivi messi in atto più di una volta negli States, tra quelle comunità comandate da guru o santoni, imbonitori in ogni caso, e organizzate in ossequio a comandamenti e pratiche pseudo-religiosi.   

Un agglomerato di formiche si potrebbe dire abbracciate come a proteggersi da una minaccia comune, consce del fatto che per tutte insieme fosse sopraggiunto il momento del violento trapasso. Alla maniera del 7° Cavalleggeri a Little Big Horn: una addosso all’altra quasi fossero accerchiate, nessuna sparsa su altre mattonelle nelle vicinanze o più distante.

Roba che se vedesse le foto George Noory le posterebbe sul suo seguitissimo sito – www.coasttocoast.com – a base di avvistamenti di UFO, Bigfoot, Chupacabra, bambole maledette e compagnia cantante –, così che in uno schiocco di dita le visite a TAROT schizzerebbero a livelli da record.

Paranormale o no, ditemi se non si tratta di un fenomeno curioso. Drammaticamente, dal punto di vista dei poveri insetti, curioso: insetti che chiamo poveri per carità cristiana – è Pasqua –, benché il giorno di apertura ufficiale delle ostilità abbiano piazzato tutte le unità operative sul mio prosciutto appena tagliato e al loro indirizzo sono volati i peggio improperi.

Non avevo mai visto in precedenza una cosa del genere, e mai ne avevo sentito parlare. Dopodiché in casa non ho più avvistato una sola formica. Se qualcuno che sta leggendo ne sa qualcosa lasci una spiegazione in fondo al post. Ma non credo che succederà. Penso che il mistero del cimitero delle formiche rimarrà tale. Piccolo ma suggestivo. Forse avrei dovuto raccoglierle e dargli degna sepoltura all’aperto, in mezzo al verde. Ci ho pensato solo ora, peccato. Dopotutto non davano così fastidio. Sicuramente meno della vicina rumorosa e lasciachiazze di pianerottolo.


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