Il diritto di opporsi Book Cover Il diritto di opporsi
Drammatico, thriller giudiziario
Destin Daniel Cretton
Destin Daniel Cretton, Andrew Lanham
Jamie Foxx, , Michael B. Jordan, Brie Larson, Tim Blake Nelson, Rafe Spall, O'Shea Jackson Jr., Rob Morgan, Charlie Pye Jr., Michael Harding, Christopher Wolfe, J. Alphonse Nicholson, Adam Boyer, Jacinte Blankenship, Bryan G. Stevenson, Brad Sanders
30 1 2020
USA
136’
Martedì 4 2 2020, Astra, sala Rubino

Può essere, come scrive The New York Review of Books, che Il diritto di opporsi sia “commovente come Il buio oltre la siepe”. Di certo il film che ne è stato tratto, anche per effetto della regia peraltro modesta di Destin Daniel Cretton, risulta essere tutt’altro che memorabile.

Succede molte volte che a un grande romanzo corrisponda un mediocre adattamento cinematografico, ma nel caso di Il diritto di opporsi – nonostante la presenza di Jamie Foxx in primis che non sfigura, e di Michael B. Jordan, il protagonista del campione di incassi Black Panther, anche qui inossidabile giustiziere ma al servizio dei diritti civili – il risultato è ben al di sotto della roboante campagna di lancio.

Jamie Foxx, Michael B. Jordan

Intendiamoci. Siete un adolescente?, oppure non avete mai visto un film di genere giudiziario che si svolge tra diritti civili calpestati, il proverbiale razzismo degli stati americani del sud, l’avvocato Don Chisciotte, i tutori della legge che si accaniscono contro gli innocenti? Bene, allora per voi Il diritto di opporsi può rappresentare un paio di ore spese bene.

Se invece avete una certa età e masticato un po’ di film di questo settore, allora ci troverete tutto ciò che ha fatto i capostipite della storia del genere – dunque in allestimento di ben altra classe –: titoli che vanno da Il buio oltre la siepe, citato nel film perché ambientato nello stesso luogo, a Il miglio verde; da La calda notte dell’ispettore Tibbs a Hurricane, e altre mille.

Brie Larson

La differenza, a questo punto, nel 2020, quando si tratta di narrazione, la differenza la fa il modo di imbastire. La trama, trovare qualcosa di nuovo da dire, è impresa ardua se non impossibile. Il narratore diventa più importante della storia: e il povero Cretton dimostra di non avere il physique du rôle.

Il regista ha a disposizione un buon cast –  facciamo la media: ottimo nei protagonisti, non proprio di rilievo le seconde file tranne Tim Blake Nelson che impersona il testimone bugiardo e infine sbugiardato – ma lo spreca: non riesce a risparmiarci nessuno dei più triti luoghi comuni dei peggiori thriller-giurisprudenziali. Nemmeno quelli sugli schermi dei cinema di Caracas. Non riesce a fare a meno del falso testimone soggiogato dallo sguardo torvo del poliziotto corrotto, della gente di colore povera ma buona e onesta e soprattutto paziente, i bravi guaglioni del Braccio della morte, i poliziotti figli di buona donna e quello che si ravvede. Insomma tutto il campionario dell’ovvio contenuto nel kit in scatola “Dramma della giustizia nel sud razzista degli States, dove un avvocato di Harvard, di colore, si sbatte per recuperare alla vita gente alla quale per sedersi al massimo si offre una scintillante sedia elettrica”.

Michael B. Jordan, Jamie Foxx

Dite bene: è tutto vero, tratto da un libro autobiografico – dunque doppia vittoria: se il vecchio adagio vuole che il crimine non paga, le buone azioni disinteressate alla fine, almeno negli USA, ripristinano giustizia ma portano anche dollari in quantità nonché cospicua fama –, ma come detto il problema in sé non è la litania che si ripete, ma la banalità con la quale il regista la mette in scena.

Ritorniamo al punto di partenza che si trova sulla stessa zolla della conclusione: se siete del tutto digiuni di tal guisa di cinema, andate guardate e uscirete (discretamente) soddisfatti. Altrimenti i centotrentasei minuti di durata scorreranno molto lentamente, meglio pensarci bene.


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