Il venditore di storie Book Cover Il venditore di storie
Jostein Gaarder
Drammatico
Longanesi
2002
Rilegato
248

  Il piccolo Petter, soprannominato da bambino il Ragno per effetto di un aracnide incastonato nell’ambra visto in un museo, da grande per la capacità di intessere una proficua rete di relazioni ‘professionali’, è dotato di una fantasia sfrenata. Che gli permette di inventare storie, e farne il centro del proprio mondo fino a confondere fantasia e realtà. Nulla di strano, lo fanno, i bambini. Ma quando prende coscienza del potenziale di quella sua capacità, alleata a un’intelligenza che gli permette di eccellere a scuola, Petter capisce che il connubio può essere la chiave di volta per diventare padrone della sua vita: vittima dei bulli, ne guadagnerà la non belligeranza facendo per loro i compiti. L’escamotage funziona, al punto che sfornare idee per venderle a chi vive di creatività – dalle polveri bagnate – diventa il suo lavoro, oggi direbbero, atipico. Jostein Gaarder, filosofo e scrittore originario di Oslo, autore del best seller Il mondo di Sofia, attraverso la voce del venditore di storie fa un ritratto impietoso del mondo della letteratura. Frequentato in largo modo  - Petter fornisce il suo aiuto a romanzieri spompati di tutto il mondo - da scrittori senza qualità, senza ispirazione o dignità, ben disposti a comprare le imbeccate di Petter che per mezzo dell’Aiutoscrittori fornisce loro solo un soggetto, ma anche qualcosa di meglio sviluppato a richiesta, se pagano di più. Petter non è interessato al successo, ma soprattutto è così straripante, nel generare storie, che non ha abbastanza tempo per fermarsi a lavorare sulla stessa idea perché pochi minuti dopo gli sembra già stantia, superata, materia di cui liberarsi. È il pensiero intimo di Gaarder, questo, di fare parte di un esercito di letterati velleitari e impotenti, o solo la mitomania del Ragno? Di certo, il filosofo norvegese si lascia scappare qualcosa che sembra sussurrato all’orecchio di Petter. La nostalgia per un tempo passato e un mondo migliore che non c’è più. Oggi – racconta Petter/Gaarder – gli scrittori, e gli altri che si lanciano alla ricerca di un posto sulla ribalta, lo fanno solo per abbreviare la strada che porta al successo e alla sicurezza economica. La passione, le capacità, la sofferenza anche, che implicano tale scelta, e la sua vittoriosa conclusione niente affatto garantita, è corredo di altri tempi. Ma questo è il sentore del mondo che oggi – noi gente comune – abbiamo un po’ tutti, sul quale ci si crogiola soprattutto se ‘disadattati al presente’. Da un filosofo affermato – ed ex professore - ti aspetti una finestra spalancata su una visione più profonda, realistica, e meno ubriaca di nostalgia. Il Ragno, a lungo andare, rimarrà impigliato nella sua stessa ragnatela. La rete delle persone che rifornisce di ‘roba buona’, idee vincenti, è talmente intricata e cospicua che arrivato a Bologna, alla Fiera del libro per ragazzi, un articolo uscito sul Corriere della Sera che ipotizza l’esistenza di una figura come la sua gli fa temere di essere in pericolo di vita. Decide dunque di mettersi tutto alle spalle e scappare, di soldi ne ha a sufficienza. Facendo tappa ad Amalfi, e prendendo alloggio nell’albergo e nella stanza dove il conterraneo e drammaturgo Henrik Ibsen ha scritto le pagine di Casa di bambola, incontrerà una donna pronta a ricambiare le sue attenzioni. Bella, giovane – guarda un po’ – e inoltre misteriosa. Ma solo per lui. Perché il lettore, con ancora 50 pagine da leggere per giungere alla fine, ha già capito di chi si tratta. Particolare non da poco, che toglie ogni credibilità alla narrazione, perché di un personaggio descritto per 200 pagine come dotato di fantasia e intelligenza decisamente superiori alla media, in un certo senso un genio, fa un vero cretino in un colpo solo. Aggiungete un errore imperdonabile del Ragno verso la misteriosa donna che non scardina comunque l’happy ending; il solito segreto/trauma infantile che si rivela nelle ultime pagine; una scrittura poco brillante: e un libro che parte in quarta facendo leva su un’ottima idea si trasforma in un testo che inizia presto a rigirare su stesso senza progredire, per concludersi in maniera mediocre e risultare tutt'altro che indimenticabile.

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