Canvas One Book Cover Canvas One
Inner Prospekt
Progressive rock
19 2 2020
Download, Streaming
Italia
Autoprodotto
66’ 32”

 

Biografia

C’è chi pur essendo titolare di una brillante carriera impiega un decennio per fare un disco, e chi nell’arco di dodici mesi scrive e registra musica per farne tre. Alessandro Di Benedetti, romano, tastierista sopraffino e una delle menti dietro i Mad Crayon, ne è capacissimo. Lo ha dimostrato con il suo progetto solista Inner Prospekt, col quale, da solo o circondato da un nucleo di fedelissimi, ha inanellato quasi freneticamente una cospicua serie di lavori che spaziano dal Prog rock più raffinato a stilemi più moderni, o apparentemente lontani dalle sue origini, affrontati comunque con non comuni abilità tecniche e compositive.

Discografia

The Musing (autoprodotto, 2014)
Dreaming Tony Banks (autoprodotto, 2014)
Blu Days (autoprodotto, 2014)
FreeDem (autoprodotto, 2015)
The Gene Machine (autoprodotto, 2015)
Deep Ghosts (autoprodotto, 2016)
Ocean Suite (autoprodotto, 2016)
Man In Blake (autoprodotto, 2016)
One Of Each One (autoprodotto, 2017)
Seven Ways To Lose Yourself (autoprodotto, 2018)
Canvas One (autoprodotto, 2020)
Canvas One Instrumentals (autoprodotto, 2020)

 

Vive peccando d’ingenuità: / non sa stare lontano dal mare / ma non sa nuotare. / Uomo, di dubbia moralità, / ti ha cercato con ogni suo mezzo.

                                                                                                                                                    (Punto di non ritorno)

Il talento. La caparbietà. E poi? Manca un terzo elemento: la fortuna, di essere al posto giusto nel momento giusto. Che ne sarebbe stato di Giulio Cesare, padrone del mondo, se avesse poco più di 50 anni oggi, l’età nella quale divenne imperatore? Tutta la sua eloquenza, il coraggio – la grandezza militare in tempo di pace non gli sarebbe stata utile –, l’audacia politica gli avrebbero ricavato forse un ruolo da segretario in uno dei partiti che vanno per la maggiore. Troppi squali, oggi, con le loro pinne dorsali bene in vista anche nei torrentelli. Più tranelli e congiure di quelle dei suoi tempi. Ma soprattutto cospiratori più sottili che l’avrebbero lasciato vivere fino a 90 anni, per spegnersi lentamente lontano dal potere.

Cesare era al posto giusto nel momento giusto. Nessun dubbio. Non lo sono invece gli Inner Prospekt. O meglio il progetto Inner Prospekt, gestito da Alessandro Di Benedetti, tastierista e compositore che è anche una delle macchine – soffici e romantiche – che hanno mosso/muovono i Mad Cryon. Che qui si circonda di un pugno di capaci musicisti e cantanti per cesellare un lavoro che 50 anni fa – un passato remoto, in considerazione della velocità e del modo in cui è stata stravolta/quasi scomparsa quella discografia capace di creare dal nulla divi & deità – avrebbe fatto sgomitare gli A&R di metà della label in circolazione per accaparrarsi la sigla.

Entrate al Casinò del rock’n’roll e cercate il tavolo giusto. Calate sul tappeto verde gli 11’ 17” di Punto di non ritorno e il croupier sbiancherà. Avete fatto saltare il banco del Prog rock. Per lo meno quello italiano. E tutti a casa.

Uomo, errore d’ingenuità, / ti ha cercato con ogni suo mezzo / ma non sa guardare.

 (Punto di non ritorno)

Quando senti cantare di “uomo”, e l’ambito è il rock progressivo, impossibile non andare con la memoria a L’uomo degli Osanna, a Uomo di pezza di Le Orme, a Metamorfosi del BMS… capisaldi del genere.

Uomo, di dubbia moralità, / ti ha cercato con ogni suo mezzo. / Vive cercando la verità: / non sa stare lontano dal vento / ma non può volare.

 (Punto di non ritorno)

Ma Punto di non ritorno sino a quei vertici, dei nomi consacrati dagli anni ’70, si sa librare. Se Inner Prospekt fosse stato al posto giusto nel momento giusto, probabilmente se ne starebbe parlando da decenni.

   Mad Crayon

C’è dell’altro però. Tanto altro. Negli anni Settanta Canvas One sarebbe stato pubblicato come album gatefold, e un prezioso libretto allegato che avrebbe fatto la felicità dei collezionisti. La copertina textured per riprodurre l’effetto della tela (Canvas). Per restare entro i 30’ di massima durata per facciata si sarebbe tenuto fuori dalla selezione dei brani Evening Dust, che con la sua architettura semplificata e la melodia accattivante avrebbe potuto fare da out take e B side per il singolo: ancora Evening Dust che nella versione Unplugged assume i contorni della ballad a due voci, maschile e femminile, che nel corso degli anni ha avuto molteplici esempi, anche in casa Genesis, dove guarda Alessandro che ne è fan sfegatato: penso  a Don’t Give Up (Peter Gabriel/Kate Bush), ma più precisamente alla perla di Anthony Phillips intitolata God If I Saw Her Now (Phil Collins/Vivianne McAuliffe).

E ancora a proposito di Genesis, risulta inevitabile l’accostamento di Deep Down Orchestral Rendering all’indimenticabile (capo)lavoro realizzato da Tony Banks con A Curious Feeling: ma della sua ammirazione per il tastierista mai sorridente Di Benedetti non ha mai fatto mistero. Anzi. Gli ha esplicitamente dedicato un lavoro intero (risulta difficile oggi chiamare “disco” qualcosa di impalpabile).

Non meno appaganti per l’ascoltatore esigente – e perché no desideroso di excursus – sono Goin’ Down Under capace di sfoggiare quei colpi di classe – tra arrangiamento e performance – che sono propri degli artisti sopraffini, o Sometimes che devia meritoriamente dal percorso netto del Prog tout-court, così come fa From Her Side, toccante nell’intimo dialogo tra il pianoforte di Alessandro e l’ammaliante voce di Anne Jasmine.

E come sottovalutare gli interludi tanto brevi quanto preziosi di The Endless Turnaround (versione minimalista e abbreviata di Sometimes) e L’errore, sospesa in un punto immaginario dove Erik Satie incontra, solo per un attimo, ancora lui, Tony Banks.

Resta da dire di due tasselli importantissimi, considerati in ultimo semplicemente perché già comparsi su altrettanti dischi di The Samurai Of Prog e Bernard & Pörsti che ne hanno chiesto – da buoni intenditori – l’utilizzo in precedenza. Di Benedetti ne dà la sua versione. Quella che su Toki No Kaze (2019) è Zero qui diventa Anime d’Inverno, ma soprattutto – più fastosamente arrangiata: con l’arpa di Mercedes Bralo Cisternas, la determinante voce e le parole della soprano Daniela Di Pasquali, la sua grandiosità davvero orchestrale – molto più di un brano rivisto e corretto, cioè un vero paradigma. Per tutto il movimento Prog.

Per quanto riguarda The Land of the Fools, in origine su Gulliver (2020), il discorso è simile: sentita l’attuale versione dell’originale ideatore, colti da sconforto Bernard & Pörsti, entrambi Samurai, potrebbero fare harakiri.
Cosa che farò io stesso se Canvas One non rientrerà nella liste dei migliori 10 dischi del 2020 compilate dai vari intenditori.

Uomo, di indubbia moralità, non devi più cercare, ora sai che cosa ascoltare se vuoi volare con la fantasia.


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