Autore di porn0rigami : object one, bell’esordio su etichetta francese Another Music records – sul quale l’unico brano cantato/rappato sembra il motto al quale si affida nel lavoro: Never Slow DownFederico Ferrandina rappresenta il caso del tesoro che abbiamo in casa ma in pochi ancora conoscono.

I motivi non risiedono nel suo valore ma nella strombazzante macchina del marketing che accompagna lungo la filiera del consumo – se ci sono le risorse – ogni pezzo di produzione, anche quella che proviene dal mondo dell’arte. A Federico, che è di origini materane, non mancano le esperienze, soprattutto quelle che portano a confrontarti con il mondo del professionismo più importante e di conseguenza meno incline a fare sconti. Lì ci arrivi e ci stai solo se hai davvero qualcosa di buono da offrire.

Federico Ferrandina

Nonostante la relativa giovane età, è del 1978, Federico ha già realizzato una quantità di musica che tanta gente non metterà nel tascapane neppure allo scadere della data del pensionamento. Note che ha scritto per cinema, TV, musical, oltre che per artisti rock, Jazz o di altri generi musicali più ‘ortodossi’ tra i quali si muove con la facilità di un dribblatore tra i difensori cosiddetti rocciosi ma pesanti. Poi c’è la musica che ha prodotto. Un musicista completo. Diplomato in chitarra classica e composizione, Ferrandina si è affinato studiando con i jazzisti Eddy Palermo, Kurt Rosenwinkel, Jonathan Kreisberg, Enrico Pieranunzi, aprendo inoltre la testa alle musiche dal mondo affidandosi alle lezioni di rinomati chitarristi brasiliani come Nelson Veras e Guinga.

Diventato autonomo Federico si è fatto strada ritagliandosi spazi e opportunità all’interno di mondi le cui porte sono aperte a pochi: film per il grande schermo – da Friends With Kids (2011) al pluripremiato Dallas Buyers Club (2013) – e serie televisive – Big Love della HBO; la notissima, anche in Italia, The Big Bang Theory; Royal Pains (2009) e il docudrama Roseanne’s Nuts (2010); Twisted (2013) della ABC. Poi, tra lavori originali e compilation, diversi brani composti per musicisti/cantanti o insieme a loro – Stefano Torossi, Chiara Morucci, Nicoletta Nardi, Jasmine Tommaso – hanno trovato posto almeno su una dozzina di dischi.

Nel 2015, in collaborazione con Germaine Shames che ha scritto i testi, il compositore lucano ha tracciato lo score per il musical You, Fascinating You, arrivato in finale al Chicago Musical Theatre Festival dello stesso anno: la pregnante storia che si cela dietro alla canzone italiana Tu, solamente tu scritta da Pasquale Frustaci per la ballerina di origini ebraiche Margit Wolf, obbligata a lasciare l’Italia al momento della promulgazione delle infaustamente note leggi razziali in vigore alla fine degli anni ‘30.

Nel 2016 Federico ha condotto l’orchestra e arrangiato la musica per il singolo Mørke Fristelser di Anna Rebekka, sorta di Tori Amos norvegese anche nella fisionomia, e per Shot of Your Love dell’americana Sirsa Shekim. Mentre nel 2017 ha registrato il commento sonoro per tutti gli episodi della sit-com The Comedians, con Claudio Bisio e Frank Matano, andata in onda su Sky Atlantic. Il suo più recente lavoro è stato di commento al documentario diretto da Riccardo Ferraris, girato negli USA e presentato al 33° Santa Barbara International Film Festival, intitolato The War in Between. Insomma una attività frenetica, quella di Federico, qui riassunta solo nei tratti principali, che non prevede flessioni nel ritmo ma soprattutto nella qualità. Saperne di più, dalla sua voce, diventa quasi una necessità.

Quando hai deciso di diventare un musicista?

Provengo da una famiglia di musicisti: madre pianista e musicologa, nonna violinista, bisnonno direttore di banda militare. A sette anni mia madre ha iniziato a darmi lezioni di piano, a dodici ho cominciato con la chitarra e durante l’adolescenza ero già pagato per suonare con la mia band e impegnato a scrivere musica originale. Non ho davvero mai dovuto deciderlo.

Dove vivi?

Di base a Roma, per tre mesi l’anno a Los Angeles, spesso mi reco a Matera dove risiede la mia famiglia di origine e dove ho cofondato un’orchestra con cui lavoro stabilmente.

 

Come sei entrato nel mondo della musica per cinema / tv?

                                                                        Federico sul set

Nel 2010 ho incontrato Stefano Torossi che mi ha presentato all’editore Romano Di Bari (FlipperMusic) per il quale ho realizzato i primi lavori in questo campo. Ma mi ero già confrontato con la musica “applicata” al teatro di prosa e al balletto; in più avevo ricevuto dei premi per alcune sonorizzazioni dal vivo di film muti, in varie edizioni del concorso internazionale Strade Del Cinema che si tiene ad Aosta.

Hai scritto musica anche per Dallas Buyers Club?

C’è un mio brano in stile Mariachi nella scena in cui Woodroof (McCounaghey) parlando col suo amico medico in Messico si rende conto del business che potrebbe fare con i medicinali. La musica stabilisce le coordinate geografico/culturali della scena, e quel dialogo ha un’importanza cruciale nello sviluppo della trama del film.

E hai scritto per l’arcinoto The Big Bang Theory: c’è differenza nello scrivere per un film o un telefilm?

Anche in quel caso si tratta di un solo brano nell’episodio 12 della settima stagione. In realtà ci può essere già differenza sostanziale tra un film e un altro, tra una serie e un’altra, prima che tra un film e una serie: ogni colonna sonora contribuisce al linguaggio di quello specifico oggetto filmico, per cui ciascun lavoro fa storia a sé e agisce con regole valide solo entro i suoi confini.

Hai anche composto la musica per il musical You, Fascinating You; di che si tratta?

È un musical scritto sul libretto della scrittrice Germaine Shames. Narra la storia vera, ambientata per gran parte in Italia, della danzatrice ungherese Margit Wolf e della sua storia d’amore col musicista napoletano Pasquale Frustaci, l’autore del brano classico Tu, solamente tu; noto in inglese come You, Fascinating You.

33° Santa Barbara International Film Festival

Nella presentazione di porn0rigami : object one c’è scritto che sei ispirato d lla letteratura. In che modo? Che genere di letteratura apprezzi?

Spesso sento il mio lavoro nutrirsi di altre forme artistiche. Prediligo poesia, saggi e romanzi del XX° e XXI° secolo. Mi piacerebbe ad esempio raggiungere la sintesi che Marguerite Duras ha maturato con la progressiva rarefazione della sua scrittura, o l’esattezza delle associazioni di Nabokov, sospetto derivanti dal suo amore per Proust. Vorrei anche saper riprodurre narrazioni mitologiche e tragiche come Cocteau, Savinio e Pasolini, immergendole in un flusso di coscienza e in una grammatica tutta contemporanea, scheggiata come il tempo presente. Apprezzo anche autori giovani come la scrittrice di Montreal Audreé Wilhelmy, che mi auguro venga tradotta in Italia quanto prima; o la statunitense Jennifer Egan.

Sei diplomato in chitarra, ma ascoltando la tua musica sembra lo strumento meno utilizzato…

Suono le chitarre principalmente dal vivo o nelle collaborazioni con altri artisti. In questo album non ho sentito esigenza di usarle più di così, ma non è detto che in futuro non siano protagoniste.

Uno, due nomi che apprezzi tra i compositori di musica per cinema…

Jonny Greenwood e Gabriel Yared. Ma non vorrei non citare Michel Legrand, soprattutto per le sue canzoni.

… e altrettanti nomi che apprezzi fuori dal mondo della musica per cinema.

La scena elettronica contemporanea sta tracciando traiettorie fertili e inaspettate, apprezzo molto Deru. Ma anche nell’hip hop/neosoul c’è una freschezza e un fermento degno di nota, ad esempio Frank Ocean e The Internet. Devo rilevare che il pop attuale prodotto dei paesi anglofoni ci può rendere ottimisti sul futuro della musica: penso a Charlie XCX o Banks.

Elettronica e classica – o arrangiamenti per strumenti legati alla classica, come non mancano gli esempi sul tuo disco – sono mondi agli antipodi, eppure quando si uniscono in modo funzionale, come fai anche tu, i risultati sono egregi…

Non sono l’unico a far dialogare elettronica e classica, ma certo in questa relazione si gioca la partita cruciale dello stile. Cosa succede davvero? Che c’è di funzionale nella loro unione? E cosa ne deriva sul piano dell’esperienza musicale? Non ho una risposta univoca, sono domande che continuerò a porre con i prossimi lavori.

Perché un titolo come porn0rigami : object one?

porn0rigami : object one è un progetto che avevo in mente da anni, un titolo volutamente un po’ provocatorio: la disciplinata geometria dell’origami rappresenta l’ossatura tradizionale e classica del lavoro mentre la cruda carnalità del porn ne potrebbe indicare la componente elettronica/hip hop. Ma a ben vedere i due universi dell’origami e della pornografia, apparentemente così distanti, agiscono sulla nostra percezione in modo simile, mettendo in luce l’essenza della fantasia umana e tutta la sua fragilità. Insomma, quel titolo per me non è tanto una descrizione del lavoro, ma un suo completamento e ampliamento.

Fare musica/il musicista è uno dei pochi mestieri che ti mette in vetrina: ti rende noto se non famoso, suoni sempre di fronte a qualcuno; mentre il compositore resta un uomo senza volto: John Williams o Thomas Newton sono affermati compositori ma quasi nessuno ne conosce i volti. Non lo trovi frustrante?

Direi che è un vantaggio, più che una frustrazione. Avrei timore di essere più noto di così. Ho l’impressione, come avvertiva Rilke, che la fama neutralizzi un artista. Mi interessa essere riconosciuto nell’ambito dell’industria del cinema e della musica.

Ci sono altri mondi musicali che ti piacciono e che vorresti sondare?

Collaboro con artisti di ogni genere e cultura: sudamericani, nordamericani, Jazz, musicisti mediorientali, elettronici, rapper: la mia curiosità è soddisfatta. Vorrei piuttosto scandagliare i miei strumenti, vorrei continuare a popolare e definire il mio mondo musicale.

Ma c’è un aspetto della tua professione che non ti piace?

Come per tutti i lavori bisogna saper gestire la frustrazione quando si subisce un rifiuto; e avviene spessissimo. Di recente ho dovuto ritoccare un brano quindici volte prima che la produzione lo approvasse. Ma credo ci aiuti ad avere una prospettiva sana sul nostro ruolo.

 

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