Fortunatamente non sono mai stato invidioso. Ma se dovessi desiderare la vita di qualcuno spenderei il mio bonus per ricalcare le scelte di una non-celebrità come Paul Dews, (poco) conosciuto nel mondo del Prog rock con il misterioso moniker di How Far To Hitchin.
Paul è un artista che vive in un eden chiamato isole Orcadi, sbarca il lunario grazie alla sua arte di illustratore – per copertine di dischi suoi, altrui e libri – e incide lavori di ottimo valore nello studio che si è costruito con le sue mani.
Ecco dunque la rappresentazione di come si concede dignità, ai miei modesti occhi, al concetto – sconosciuto o frainteso ai più – di qualità della vita.

Paul Dews ha composto, suonato e cantato quasi da solo due magnifici lavori che meritano maggiore risonanza di quanto avuto. Ma è la solita vecchia storia: l’apparato della gran cassa ha più risonanza della qualità dell’arte che promuove.
Conta chi fa la voce più grossa, non chi la usa a sostegno del migliore: è un vecchio adagio che ha ancora un peso determinante per stabilire successi e fallimenti, indipendentemente da ogni valutazione del merito.
La scoperta di Paul Dews è stata una piacevolissima sorpresa, e concedergli attenzione, offrirgli la possibilità di raccontarsi insieme alla sua musica è un piacere e insieme un dovere. A voi decidere se diventare fan di un artista vero, oppure lasciare stare per aderire alle solite sirene che radunano adunate di piazza in stile 1984, a orari e grevi slogan stabiliti, impalpabili nell’eccesso, meccaniche e disarticolate.

The Sea Dead (book illustration)

Ho scritto nella mia recensione che sei una specie di nuovo Steven Wilson: sei capace di fare un disco dall’inizio alla fine per conto tuo…

Infatti sono un suo fan. Anche se a dire la verità ho solo due suoi dischi. The Raven Which Refused To Sing e To The Bone, entrambi i quali amo. Sto aspettando con ansia il nuovo disco. Ammiro il modo nel quale non si fossilizza su una formula o un genere consolidati, cosa lo rende più interessante ed elettrizzante. Sto bene a lavorare per conto mio perché logisticamente è molto più facile, ma ho anche collaborato via internet. Nel passato ho fatto parte di alcune band ma la tensione e la paura del palco mi hanno spinto in questa direzione solitaria. Trovo molto soddisfacente avere una idea e trovare il modo di riuscire a trasferirla su un CD. Creare un intero mondo di suoni e immagini nel modo in cui desidero. In questi giorni è molto raro avere qualcosa sul quale puoi avere completo controllo, così si tratta della mia piccola via di fuga.Ho scritto e registrato canzoni per molti anni ma senza alcun tipo di successo o riconoscimento. Anni fa, quando facevo parte di una band, risparmiavamo e registravamo in studio. Era costoso e qualche volta stressante perché eravamo sempre attenti all’orologio. Poi trasferivamo le canzoni su cassetta e le spedivamo alle etichette, in attesa della solita lettera di rifiuto.

Sei capace di suonare così tanti strumenti… è una dote naturale o hai preso lezioni?

Chitarra, basso e voce sono i miei strumenti principali. Quando ho iniziato a suonare ho preso un po’ di lezioni di chitarra classica e di chitarra jazz, ma sono sostanzialmente autodidatta. Per quanto riguarda gli altri strumenti, flauto e tastiere, provo a fare del mio meglio. Mi viene in mente una parte di tastiera o una parte orchestrale e devo solo trovare il modo di registrarla. Ma per metà del tempo non ho idea di quello che faccio.

Sei anche un bravo illustratore: oltre a quelle per i tuoi dischi, hai realizzato illustrazioni anche per atre band o altre occasioni extra musicali?

Sì, in passato ho venduto molti quadri, e disegno anche copertine per altre band, per esempio recentemente per gli Apostles Of Chaos e i Quite Wish.

Nei tuoi dischi c’è una sola cosa che si presta a una velata critica: perché non adoperare un vero batterista?

Mi piacerebbe molto avere un vero batterista a suonare, ma non posso permettermelo economicamente. Forse ci riuscirò nel futuro, ma per adesso devo arrangiarmi con la drum machine. Ma comunque mi diverte programmare la batteria elettronica e spero di fare sempre meglio con i prossimi lavori.

Band logo

Non solo citi gli XTC tra i tuoi riferimenti musicali – li adoro anche io – ma soffri dello stesso problema di Andy Partridge, il terrore da palco…

Sì, sono un grosso fan degli XTC sin dagli esordi. Ho sempre sofferto della paura di esibirmi in pubblico, che è andata sempre peggiorando. Mi sento molto meglio in studio per conto mio, che si tratti di dipingere o fare musica. Non ho alcun desiderio di suonare dal vivo, non ne sento la mancanza. So che molti musicisti molti motivati a esibirsi e anzi per loro si tratta dell’aspetto più importante della musica, ma non per me. Crescendo ho sviluppato un maggior senso di auto-salvaguardia, e non mi lascio andare a fare cose che saranno causa di stress, mentre quando ero giovane le facevo perché pensavo che avrei dovuto farle. Oggi mi sento molto meglio e tranquillo a dire “no”.

Il Prog rock nelle sue migliori espressioni è un conglomerato degli elementi più disparati, ciononostante il prog nerd riesce a sopportare o addirittura odia band come It Bites, perché troppo pop, o i già nominato XTC perché solo pop…

A dire la verità non mi preoccupo molto dei generi. Di solito posto molta della mia musica sui gruppi e website di prog rock perché mi sembra adatta per quelle piattaforme, ma amo ogni genere di musica. Vengo trattato come molti altri artisti, non solo prog, e mi sta bene. Black Bead Eye è stato un tentativo deliberato di essere più prog perché avevo tutte quelle idee sonore da molti anni indietro che volevo registrare per farne un album. Scrivere e registrare è stato divertente e un po’ egocentrico. Ma chissà come sarà il prossimo album? Vedremo quello che accade, cosa mi piacerà in quel momento.

Belly Button CD artwork

La critica più superficiale e la maggior parte degli ascoltatori considerano il Prog rock solamente capace di cantare di fate, draghi e cavalieri… m tu sei la dimostrazione che di acqua sotto ai ponti ne è passata, e in verità non è mai stato così: in Collateral parli di guerra e delle vittime che provoca, di dipendenza in Resistance Is Futile, di malattia mentale per mezzo di Helpless

Per quanto riguarda i testi scrivo di cose che mi sono successe, oppure di argomenti politici benché non abbia nulla contro canzoni che parlano di maghi ed elfi. Sono un grande appassionato di fantascienza e di fantasy dunque mi piace quell’aspetto del Prog. In Black Bead Eye c’è una canzone che si intitola Woman Screaming At Trees che è una specie di storia fantasy, ma che mi è stata ispirata da una storia vera. The Crow invece è una canzone politica, ma maneggiata in modo molto fantastico.

Hai considerato l’idea di avere ospiti sui tuoi dischi?

Forse in futuro avrò qualche ospite su un album, ma la cosa rallenterebbe il processo creativo e io sono già abbastanza lento di mio. Ma come ho già detto le mie finanze per ora non lo permettono. Ora tutto ciò che guadagno proviene dalla mia arte e dalla musica, ma non è molto. Fortunatamente anche la mia compagna lavora, così abbiamo abbastanza per vivere e goderci la vita.

Premesso che considero la tua una grande scelta, ma perché ti sei trasferito alle isole Orcadi?

Nel passato abbiamo sempre fatto viaggi alle Orcadi perché abbiamo un parente che vive qui. C’erano un sacco di motivi per trasferirsi qui: stare in famiglia, fuggire dalla pessima atmosfera della Brexit, vivere con maggiore spirito comunitario, e naturalmente perché è un posto meraviglioso. Ora qui, in un ampio guardino, sto costruendo il mio nuovo studio di registrazione. Fino adesso sta andando bene e sono molto soddisfatto. Sarà un insieme di studio di registrazione e d’arte.

Che libro stai leggendo o qual è l’ultimo che hai letto? A proposito, dato che nomini Mervyn Peake tra le tue fonti di ispirazione, immagino che saprao che i Fruupp, band irlandese degli anni ’70, ha registrato un brano intitolato Gormenghast… ti piace?

L’ultimo libro che sto leggendo è Being In Time, un manifesto post-politico di Gilad Atzmon, ma non l’ho ancora finito. Non è quello che definiresti una lettura facile, soprattutto nell’attuale scenario politico. Di solito leggo libri d’arte, o sulla tecnica di registrazione, o manuali sul fai da te. Ho letto la serie di Gormenghast e mi è piaciuta molto, ma non ho sentito i dischi dei Fruup. Mi hai incuriosito, devo porre rimedio alla cosa.

Hai un diploma in arte e sei un illustratore/pittore: quali sono gli illustratori che ami e perché…

Ci sono molti illustratori che ammiro, i più noti, credo, come Roger Dean, Patrick Woodroffe, Michael Foreman, Maurice Sendak, Peter Cross. È difficile scegliere una cover su tutte, ma adoro Wise After The Events di Peter Cross e tutte le copertine che ha disegnato per la serie dei Private Parts And Pieces (nda: di Anthony Phillips). Amo tutti i piccoli dettagli, le lumache, la sua estrema britannicità.

A proposito di Peter Cross e Anthony Phillips, con il loro permesso un paio di anni fa ho prodotto una birra per celebrare i 40 anni dalla pubblicazione di The Geese And The Ghost… ma ho visto che anche tu produci la tua personale birra…

Fantastica la tua idea della birra celebrativa di The Geese And The Ghost!
La maggior parte delle mie birre sono il frutto di kit, ma sono molto migliorate dai primi esperimenti casalinghi. In un paio di occasione ho prodotto delle birre da zero usando le mie ricette usando il metodo “all grain”, ma è un processo che porta via molto tempo. Una l’ho prodotta per il compleanno di mio suocero e l’ho chiamata Yellohammer, e una in occasione del mio matrimonio, nel 2014, battezzata Broom Hopper. Entrambe chiare e piuttosto decise sul luppolo. Mi piace una buona birra dal sapore forte di luppolo. Naturalmente ho disegnato le etichette.


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