Antologia personale Book Cover Antologia personale
Urania, n° 568
Isaac Asimov
Fantascienza
Mondadori
13 6 1971
Tascabile, brossura, 19 x 13 cm
166
300 lire

  Qualche giorno fa, un caro amico che abita lontano, nel corso di una conversazione telefonica mi raccontava con fervore la sua personale scoperta di Isaac Asimov, e di quanto lo scrittore avesse già ‘letto’ – scrivendo – in anticipo tante cose che vediamo svolgersi sotto i nostri occhi adesso. La buona stella di quello che era soprannominato il “buon dottore” negli ultimi anni è andata oscurandosi. In parte perché la fantascienza in Italia ha perso consenso, in parte perché l’astro di Philip K. Dick, grazie alla enorme eco del cinema, nonché  al capillare e insistito sforzo fatto in campo editoriale da Fanucci, ha spazzato via ogni altro – pochi in verità – concorrente. Un piacere che Dick sia stato elevato, se non altro in fatto di notorietà, al rango della maggior parte degli scrittori meanstream, ma un peccato che mostri sacri della fantascienza – distinguo letterario che fare mi comporta sempre un piccolo dolorino – come Asimov, appunto, siano andati dimenticati, i pochi titoli a disposizione difficili da reperire, la maggior parte fuori catalogo o mai tradotti. Parlare di Asimov mi ha ricordato che ho… scordato tutto quello che del “buon dottore” ho letto. Trascinato dall’entusiasmo di Stefano mi sono detto allora che sarebbe stata buona cosa ripassare. E sono ripartito da Urania che nel 1971 pubblicava una antologia di racconti commentati dallo stesso autore – il cosiddetto “valore aggiunto” –, ovvero Nightfall And Other Stories, del 1969: in italiano intitolata Antologia personale e suddivisa in tre volumi.

 

Come sua consuetudine, Urania suddivide una corposa antologia come Nightfall And Other Stories su più volumi e la intitola complessivamente Antologia personale. Questo è il primo volume, datato 13 giugno 1971, e si compone di quattro storie.

La prima è la celeberrima Nightfall, quello che la Science Fiction Writers of America – l’Associazione degli Scrittori di Fantascienza Americana – definì come il miglior racconto di fantascienza scritto prima dell’istituzione del Premio Nebula, sorta di equivalente degli Oscar del cinema, nel 1965. Asimov concepì la novella tra il 17 marzo e il 9 aprile 1941, quando aveva solo 21 anni e frequentava ancora l’università, facoltà di chimica. Se lo vide pubblicare nel numero di settembre di Astounding Science Fiction, diretta da John W. Campbell, per un compenso di 166 dollari, pari a 1 cent e ¼ a parola. È il racconto che gli permise di fare il salto di categoria.

Lo sfondo di Notturno è quello del pianeta Lagash, il cui cielo è illuminato da sei soli che non permettono mai l’avvicendarsi della notte. Ogni 2.000 anni, però, la civiltà sul pianeta viene annullata da una catastrofe che secondo il Libro delle Rivelazioni, il testo sacro del Culto, è generato dal buio di un caverna dentro la quale Lagash si trova in qualche modo risucchiato. La conseguente oscurità che ne deriva è causa della follia che genera l’autodistruzione. Ma gli scienziati protagonisti del racconto, asserragliati all’interno di un osservatorio astronomico, hanno una teoria diversa che vogliono dimostrare e tramandare ai posteri – pochi fortunati che sono stati accolti in rifugi sotterranei perché possano cambiare le sorti del futuro.

La prima cosa che sorprende, nella lettura di Notturno, va al di là del genere. La capacità di scrittura di Asimov è di primo livello. Si fatica a credere che sia considerato, all’interno dello stesso orticello della SF, uno degli scrittori meno dotati dal punto di vista stilistico. Una vera stupidaggine. In secondo luogo risalta il modo nel quale l’autore, ricreando un mondo alternativo al nostro ma non troppo dissimile, riesce a mettere in discussione ciò che di questo non gli va: in primis il virulento fanatismo religioso basato sulla credenza opposto alla pacifica razionalità della scienza; a seguire l’irragionevole paura dell’ignoto avversa all’indagine, anche coraggiosa, sospinta dalla necessità di sapere. La teoria e le ipotesi astronomiche che lo scrittore mette in bocca ai personaggi sono rigorose e vanno seguite con attenzione. Ma al centro ci sono i tipi umani e le reazioni emotive; e sono queste ultime, nel vero senso della parola, a generare la scintilla in Notturno.

Pubblicato per la prima volta su Galaxy del novembre 1950, Chiazze verdi è corredato da una divertente nota che mette il dito nella piaga dell’editore che vuole a tutti i costi cambiare il titolo del tuo lavoro. Asimov chiosa così: “Approfitto dunque di questa antologia per restituire al racconto il suo titolo originale. Sono diciotto anni che aspettavo un’occasione per farlo”. Non bastasse questo, anticipando lInvasione degli ultracorpi e non solo, Chiazze verdi si rivela un capostipite del genere. Il finale è un brillantissimo, imprevedibile, coupe de theatre che suscita ammirazione.

Il terzo racconto, Ospite, che comparve in origine su Galaxy Science Fiction nel maggio 1951, mette insieme le conoscenze scientifiche dell’autore su biologia, chimica, medicina, e le sposa alla logica del giallo, quella a cui Asimov darà fondo con i massimi risultati nella serie del Club dei Vedovi Neri. Senza dimenticare di risparmiare critiche, disseminandole come indizi, sugli aspetti della società che lo circonda e non condivide, per esempio la discriminazione della donna sia sul lavoro sia all’interno delle istituzioni sociali (il matrimonio). Come non manca di lanciare una frecciata all’umanità perché l’unica, a dispetto delle altre quattro specie superiori incontrate nello spazio, tutte vegetariane, a mangiare carne. Gli esseri più spietati dell’universo conosciuto, per lo scrittore americano sono gli abitanti del pianeta Terra.

Chiude il volume E se…?, sorta di Sliding Doors ante litteram. Una coppia prende il treno per recarsi a New York e festeggiare il quinto anniversario di matrimonio. I due giovani sono affiatati ma si imbattono in un ometto che per mezzo di un sovrannaturale schermo portatile ha il potere di fargli (ri)vivere una vita alternativa. Cosa sarebbe successo se il giorno nel quale Norman e Luvvy si sono incontrati le cose fossero andate in modo anche solo leggermente diverso? Il breve pezzo fantasy che apparve per la prima volta sulle pagine del numero di battesimo di Fantastic, nel marzo del 1952, nacque sulla base di un viaggio analogo, in treno da Boston verso la Grande Mela, di Isaac Asimov con la moglie.

 

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