It Book Cover It
Horror
Andrés Muschietti
Jaeden Lieberher, Bill Skarsgård, Wyatt Oleff, Jeremy Ray, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Chosen Jacobs, Jackson Robert Scott, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Logan Thompson, Jake Sim
Benjamin Wallfisch
19 10 2017
USA
135'
1 11 2017, Cinema Raffaello, MO

 

La nuova trasposizione cinematografica del romanzo più letto e celebrato di Stephen King. Un prodotto di buona fattura studiato e 'ristrutturato' ad hoc per i giovani.

Ci sono i mostri dell'inconscio a dare i brividi, ma non sono da meno i genitori; la piaga del bullismo e una vita da nerd che al cinema, in un modo o nell'altro diventa romantica e ripaga dei torti subiti.

Poi l'orrendo Pennywise che aleggia, maremaldeggia, infine indietreggia. In attesa di riemergere dal pozzo delle più buie paure nel quale è stato solo momentaneamente ricacciato. Perché questa è solo la prima parte. Ma non corriamo troppo, godetevi questa primo It, intanto.

Se avete abbastanza coraggio. (Ma forse è solo uno scherzetto).

 

Dolcetto o scherzetto? (H)it or (sh)it? Niente paura, non offendetevi voi fan indemoniati che già vi preparate, travestiti da Pennywise, ad aspettarmi sotto casa per azzannarmi alla gola o spezzarmi un braccio. Rispondo subito per salvarmi la pelle. It è un hit da botteghino niente affatto male. Un buon horror – per giovani occhi –, se lo si vede come tale, non privo di quelle incongruenze quasi endemiche al genere. Un solo esempio: se quello vissuto Beverly in bagno è un incubo i cui risultati il padre non vede, perché la banda dei Perdenti se ne sta un pomeriggio intero ad asciugare e pulire sangue dal pavimento e dalle pareti? Fa niente, “shit” è quello che direbbe Richie “Trashmouth” Tozier, di gran lunga il più spassoso dei Perdenti, la bocca sempre caricata a sentenze micidiali e se possibile sconce.

Pennywise

Richie aggiungerebbe anche “non mi spappolate gli attributi”, benché in modo più colorito. Trasferito da me all’indirizzo di tutti coloro che hanno già in canna la più onanistica, tra le classiche, delle sparate relative al cinema: che tra il film e il libro c’è un abisso in fatto di aderenza alla storia. Lo sappiamo. Una obiezione che non ha mai avuto senso, mai: letteratura e cinema sono linguaggi talmente diversi, per quanto vivano in simbiosi, che hanno metodi espressivi e di fruizione diametralmente opposti. Il libro ha bisogno di partecipazione attiva dal parte del lettore che deve fare scendere in campo la sua fantasia (ben allenata se possibile), per compiere il lavoro fino in fondo. Mentre l’esperienza del cinema è paragonabile all’entrare in un ristorante dal servizio impeccabili: non dovete fare nulla, solo sedervi e aprire la bocca (aprire occhi e orecchie se siete al cinema); il lavoro di fantasia l’ha già fatto, cucinato, qualcun altro per voi.

Bill, Beverly

It, il film che sta sbancando al botteghino, è un prodotto pensato per funzionare. Altro che partito, o prodotto, in sordina come si è letto. Non è un caso che sia stato diviso in due parti, e che la seconda è attesa per il 2019. Non è casuale neppure che It sia ambientato in un tempo nel quale gli spettatori – sono i giovani ad andare in massa al cinema – si possono calare più facilmente, cioè la fine degli anni ’80, rispetto al libro che invece ‘parte’ dai ’50. Sarà It 2 a essere ambientato più avanti nel tempo, quando nel libro la narrazione letteraria alterna i due piani temporali senza netto distacco.

Eddie

It ha una forte componente horror, vero, ma l’avventura che i sette nerd vivono al netto di Pennywise, quella del loro percorso di vita al pari di tutti gli altri, non ha meno peso. Togliete gli incubi, il mostro che si ciba delle paure della gente, e avrete un bel frullato – genere: “di formazione” – che mette insieme Stand By Me (sempre di King), American Graffiti, I Goonies – del quale si intravede il poster appeso nella cameretta di Bill, il protagonista – All American Boys, E.T., e altro della stessa tipologia; immerso in quella fantastica provincia americana che è lo sfondo non solo di molto cinema ma di altrettanta letteratura alla quale lo stesso King si è abbeverato (vedi Ray Bradbury).

I Perdenti

In fin dei conti a Derry, cittadina inventata del Maine ma paradigmatica dell’America reale della provincia, ci sono mostri anche peggiori di Pennywise. Che non si presentano solo allo scadere di un ciclo di 27 anni, che tutto sommato è un buon arco di tempo per spassarsela, ma non ti lasciano vivere senza, pagare dazio, ogni santo giorno. Tutti gli adulti della dannata cittadina che si affacciano sullo schermo sono mostruosi: la madre chiatta di Eddie che vive saldata alla poltrona di fronte alla TV, il ragazzino tenuto confinato in casa perché non si ammali; il padre di Bev che vorrebbe approfittare della figliola; il genitore poliziotto del violento e sociopatico Henry Bowers; il commesso della drogheria, lo stesso padre di Bill che intima stizzito al figlio di finirla con la folle ricerca del fratellino irrimediabilmente scomparso (e finito nelle fauci di Pennywise); l’arcigna bibliotecaria sovrappeso.

Richie

Nessuno ha un rapporto naturale con i Perdenti; né la famiglia, né le autorità civili, né tanto meno quelle scolastiche.
La bella e coraggiosa Beverly, di cui sono innamorati il balbuziente Bill e il cicciottello Ben, nuovo arrivato in città e fan dei New Kids On The Block; Stan l’ebreo, il nero Mike che lavora in un mattatoio ma non vuole abbattere gli agnelli, Eddie che si ribellerà alla madre per sostenere gli amici e gettarsi a corpo morto in un mondo sporco e pieno di infezioni, Richie spara-sentenze, dovranno cavarsela da soli ma più che mai uniti. Per liberarsi delle mostruosità che ammorbano l’inconscio e saltare oltre il muro che delimita il mondo oscuro che alberga in fondo a ognuno, da quello che vive alla luce del sole.

La dimora di It

Ma come impareranno i Perdenti per vincere il mostro che li minaccia, non facciamo di It più di ciò che è. Non il brutale horror senza il minimo risvolto su cui rimuginare, ma neppure il titolo che lascerà un ricordo indelebile. A meno che la tua carta di identità ti faccia “galleggiare” – verbo caro a Pennywise, scoprirete perché andando al cinema – intorno ai venti anni.

 

Poster

In contemporanea alla permanenza al cinema e alla bella fuga sulla salita degli incassi, i gestori hanno pensato bene di fare succhiare la ruota di It a un altro (capo)lavoro, datato 1980, nato sulla scorta dell’ennesimo romanzo dello scrittore di Portland, Shining.

Locandina

Si può aggiungere altro su quello che è già stato detto/scritto sul film di Stanley Kubrick? Solo che in questo caso è accompagnato da una sorta di piccolo inedito, quello che per i dischi rimasterizzati – anche il film lo è – si definisce bonus track. Un breve documentario, della durata giusto di una canzone, che non dice nulla di nuovo, appunto, ma costituisce un piccolo valore aggiunto. Interviste alle interpreti delle spiritiche gemelline Grady che nel film invitano il piccolo Danny a giocare con loro “per sempre”, o ad altri membri della produzione che parlano del lavoro di Kubrick, alternate a frammenti del film e foto del regista al lavoro o in famiglia.

Locandina

Ritornando sul discorso iniziale di libro vs film, vale la pena ricordare come Stephen King in passato abbia criticato con una certa asprezza l’opera del cineasta inglese, mettendo perfino in discussione la scelta di Jack Nicholson per il ruolo di Jack Torrence. Ma ne abbiamo già parlato, si tratta di una stucchevole diatriba senza senso. Perché Shining, se dal punto di vista del letterato perde punti, dal lato squisitamente cinematografico mette in evidenza come It,  che sembra un buon film, seppure di intrattenimento, al confronto diventi un’operina. Non tanto per colpa della regia dell’argentino Andrés Muschietti e del cast, che offrono un prodotto di per sé più che dignitoso, quanto per merito della personalità di Kubrick. In grado di realizzare un film ogni cui sequenza, o inquadratura – che hanno un ‘tempo’, un ‘respiro’, ‘diversi’ –, vi dirà che si tratta di qualcosa di unico, di certo differente da quello che potete vedere proiettare, mediamente, oggi sul grande schermo.

Locandina

E non è questione di nostalgia, o di giocare l’asso perché mi piace “vincere facile” come suggerisce lo slogan pubblicitario oramai diventato modo di dire comune. No, davvero non ci vuole niente a capirlo. Solo voglia di entrare al cinema e scegliere la sala giusta, quella dove anche questa sera – ultimo giorno – si proietta la versione digitale di Shining. Se poi volete esagerare e fare una scorpacciata col double King, allora meglio andare a vedere prima It. Perché se fate il contrario, qualcosa, una vocina strana che insiste a parlare di grande cinema, una visione davvero inquietante, potrebbero insinuarsi nella vostra testa e rendervi indifferenti a Pennywise. Delegittimato da insidioso mostro a mero clown da circo.

 

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