La battaglia dei sessi Book Cover La battaglia dei sessi
Commedia, biografico, storico
Jonathan Dayton e Valerie Faris
Emma Stone, Steve Carell, Andrea Riseborough, Sarah Silverman, Bill Pullman, Alan Cumming, Elisabeth Shue, Austin Stowell, Natalie Morales, Eric Christian Olsen, Lewis Pullman, Jessica McNamee
Nicholas Britell
19 10 2017
UK, USA
121'
23 10 2017, Cinema Raffaello, MO

 

Ci sono vicende di costume che hanno segnato un’epoca ma sono state dimenticate, o non ritenute sufficientemente importanti da essere tramandate. E c’è un modo di fare cinema che coniuga impegno civile e intrattenimento. Cose che sembrano agli antipodi ma i bravi cineasti sono in grado di fare convivere nel più brillante equilibrio. È il caso di La battaglia dei sessi, film che mostra come la realtà – una delle poche frasi fatte che ha un fondamento – possa essere più grande della fantasia.

A parlare della lotta delle donne per la loro emancipazione sul salario ci aveva provato, e bene, anche We Want Sex dell’inglese Nigel Cole (2010). Là, per un altro fatto realmente accaduto, si trattava delle operaie della Ford entrate in sciopero per qualche sterlina in più – che le avvicinasse allo stipendio degli uomini – qua delle tenniste americane che si rivoltano per un pugno di (migliaia) di dollari di differenza rispetto ai colleghi maschi. Prospettive diverse ma stessi intenti. A pochi anni di distanza le une dalle altre, nel 1968 le prime, nel 1973 le epigoni d’oltreoceano. Anni di lotta che getteranno le basi per i passi in avanti intrapresi dalle donne per rideterminare il loro ruolo in una società fortemente maschilista e sessista.

Billie Jean King, la migliore delle tenniste dei primi anni ‘70, sarà uno dei due contendenti per il match meno ufficiale ma più importante della storia del tennis femminile. Non ci sono in gioco solo una partita e un premio. Ma la definizione della donna e del genere femminile. Perché dall’altra parte della rete non c’è un avversario comune, perché Bobby Riggs - ex n° 1 del tennis maschile - si definisce il più grande “maiale” sciovinista al mondo ed è lì per dimostrare che le donne possono stare solo in cucina e in camera da letto.

 

Nonostante il titolo, e nonostante sia vietato ai minori di 14 anni, di sesso esplicito nel film della coppia di registi Jonathan Dayton e Valerie Faris – marito e moglie, dietro la macchina da presa anche per Miss Little Sunshine – c’è n’è proprio poco, quasi nulla. Del resto in quel titolo non c’è alcun ammiccamento dal doppio senso, e neppure si tratta della solita trovata dei distributori che adorano stravolgere gli originari per aggiungere appeal. Molto semplicemente, La battaglia dei sessi è il nome sotto cui si consumò la singolare partita tra Billie Jean King, la n° 1 delle tenniste, e Bobby Riggs, ex campione della racchetta per tre volte n° 1 nel ranking mondiale.

Emma Stone, Andrea Riseborough

Poco sesso esplicito, ma tanto da imparare sul corollario. Soprattutto per i maschietti. Guardate e imparate come si fa a sedurre. Il match numero 1 tra Billie Jean King e Marylin, la parrucchiera, che si gioca tra la poltrona del negozio, le forbici che spuntano i capelli e le frasi sussurrate, è un capolavoro di seduzione (e un bellissimo esercizio di cinema). Lo stesso si può dire per il match numero 2 tra le giocatrici della ‘singolar tenzone’, al bancone del bar dell’albergo, quando Marylin accetta l’invito a ballare di un ragazzo per fare ingelosire Billie Jean. Dal terzo incontro in avanti non c’è più partita, non ce n’é bisogno. Marylin ha vinto sulla tennista con una prova maiuscola di sottile maestria.
Ma c’è altro da imparare, da La battaglia dei sessi.

Sarah Silverman, Austin Stowell

Mai sottovalutare le donne, intanto. Volete tenerle soggiogate alle vostre regole ingiuste e sessiste? Se fino adesso ha funzionato, oggi, nel 1973, è meglio che aprite occhi e orecchie. Anche il portafoglio. Perché la ‘battaglia’ prende il via dalla richiesta di Billie Jean King alla federazione di adeguare i premi delle tenniste a quelli degli uomini.

Steve Carell

Ricevuto un netto rifiuto, basato sul protervo principio che le donne sono inferiori agli uomini, la King si industrierà per dare vita a un circuito tennistico indipendente (il WTA). Che di per sé non sarebbe sufficiente a elevare la lotta delle donne del tennis a livello nazionale – e internazionale – se non fosse per la classica variabile imprevista, e impazzita, che si presenta col nome di Bobby Riggs. Campione ritirato, sposato con la bella e ricca Priscilla Wheelan che lo mette alla porta perché ex campione ma re degli scommettitori tuttora in carica.

Emma Stone, Natalie Morales

Sarà lui, compulsivamente alla ricerca di denaro, ad organizzare ‘la battaglia dei sessi’ su un campo da tennis, per dimostrare la superiorità dell’uomo sulla donna.

Il cinquantacinquenne Bobby Riggs contro la ventinovenne Billie Jean King per un milione di dollari, più i rivoli di un fiume di scommesse in piena. Incontro trasmesso in diretta in tutto il paese e oltre. Che si rivelerà un episodio capace di andare ben al di là dell’evento sportivo e fare la storia del costume.

Andrea Riseborough, Emma Stone

Cos’altro c’è da imparare da questo film? Come si fa cinema di certo. Non c’è nulla di buttato lì con superficialità, che non ci sia per un motivo, che non calamiti l’attenzione dello sguardo e dell’orecchio. Ci sono almeno due dialoghi, quello tra Larry King, il bel marito di Billie Jean che scopre del tradimento della moglie ma si confronta con la parrucchiera Marylin sul destino della tennista; e il discorso che Priscilla fa a Bobby prima di congedarlo da casa, che sono da antologia della sceneggiatura. Come da stropicciarsi gli occhi è la ricostruzione di quegli USA 1973. Gli interni, gli studi radio e le camicie ricamate dei DJ, gli impianti stereo negli appartamenti e i quadri alle pareti, le TV a gettone inserite nelle poltrone delle sale di aspetto degli aeroporti. La musica. Le partite. Le sfumature. Certi esterni tipici, per colorazione e collocazione, di Edward Hopper.

Emma Stone, Alan Cumming, Martha MacIsaac, Natalie Morales

Da adorare è il lavoro di ripresa che per certe sequenze, i primi piani nei momenti più sofferti, ondeggia leggermente. Mentre nelle altre occasioni è stabile, ferma come il braccio di un timoniere che sa come portare la nave in porto senza tentennamenti, anche in mezzo al mare in burrasca. Una sgranatura appena accennata – il digitale non ha ‘rumore di fondo’ – che sembra l’effetto nebbia dei vecchi televisori di fronte ai quali, per la partita, si radunarono 90 milioni di spettatori nel mondo. La scrittura perfetta, altalenante tra il micro e il macroscopico, tra eventi che contribuiranno a cambiare le serti delle donne a livello sociale e rivoluzioni circoscritte alla vita personale dei protagonisti. Tra la commedia e il dramma esistenziale che non scade però nel patetico o nel melodramma.

Emma Stone, Steve Carell

E poi un manipolo di attori, che non sbaglia un battito di ciglia. Ammirevoli Emma Stone nei panni di Billie Jean, e Steve Carell in quelli del vulcanico, irrefrenabile, istrionico, perfino buffonesco e provocatore, Bobby Riggs.

I veri contendenti

Benché così ben dotato, La battaglia dei sessi arriva in sordina, senza quel fastidioso, omologato, battere la gran cassa che annuncia tutti mesi un “film dell’anno”, quelli dai poster infiocchettati di “Meraviglioso”, “Imperdibile”, “Capolavoro”.  Al contrario, ha un manifesto che nella versione italiana risalta per piattezza. Nemmeno un “Oh!” a contornare i volti sorridenti della Stone e di Carell. Così il film rischia di perdersi in mezzo al gruppone delle uscite che hanno maggiore appeal per nome degli attori e fioccano come cristalli di neve  nella tormenta.

Soundtrack

Emma Stone – premio Oscar come migliore attrice per La La Land – e Steve Carell – insieme a Andrea Riseborough/Marilyn Barnett, Sarah Silverman/Gladys Heldman, la manager delle tenniste; Bill Pullman/il boss maschilista del tennis Jack Kramer; Alan Cumming/Ted Tinling, il sarto omosessuale che doterà le tenniste rivoltose dei primi completi colorati; Elisabeth Shue/Priscilla Wheelan; Austin Stowell/Larry King marito di Billie Jean; Natalie Morales/la tennista Rosie Casals – non avranno sul pubblico lo stesso richiamo di Michael Fassbender (L’uomo di neve), o della coppia Ryan Gosling/Harrison Ford, ma azzardo che sia la Stone che Carell faranno parte della lista di coloro che il prossimo febbraio entreranno in competizione per una statuetta. Così come credo che La battaglia dei sessi, che ora sgomita faticosamente tra titoli attesissimi come Blade Runner 2049 e il blockbuster It, si batterà con onore nella battaglia degli Oscar 2017.

 

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