La casa dei libri Book Cover La casa dei libri
Drammatico
Isabel Coixet
Isabel Coixet
Emily Mortimer, Bill Nighy, Patricia Clarkson, Honor Kneafsey, James Lance, Harvey Bennett, Michael Fitzgerald, Jorge Suquet, Hunter Tremayne, James Murphy, Frances Barber
Alfonso Vilallonga
27 9 2018
Spagna, Regno Unito, Germania
112’

 

Cast inglese e direzione spagnola, La casa dei libri è un bijou di estetica – la ricostruzione, l’ambientazione, la cura del dettaglio – che racconta in fin dei conti in modo alquanto etereo, senza affondare il coltello nelle pieghe del dramma, una vicenda che potrebbe grondare dolore ma si sofferma un passo prima, e per questo motivo non scuote davvero. Provocando escoriazioni più che ferendo in profondità.

 

Una scelta, probabilmente.

Emily Mortimer

Perché i personaggi che sono nati per procurare sofferenza agli uomini (ma soprattutto alle donne) di buona volontà ci sono eccome, campioni di perfidia che godono a spargere sale sulle ferite senza un vero motivo che non sia per capriccio o anche più inutilmente per banale predisposizione naturale.

Così come ci sono i buoni che non si piegano ai soprusi, né sanno adattarsi alle regole del giocare sporco per rispondere con le stesse armi, e di conseguenza inevitabilmente destinati a soccombere. Tutti delineati come i protagonisti di una favola, o meglio di una grapich novel che nel mondo della letteratura va assumendo sempre maggiore autorevolezza. Il tratto che li contorna è più spesso di ciò che li riempie (il fumetto generalmente è così: composto di figure fatte di una linea spessa che dà corpo al bianco o al colore del vuoto).

Patricia Clarkson

La sceneggiatura di La casa dei libri deriva da La libreria, un romanzo di Penelope Fitzgerald dato alle stampe nel 1978, lavoro candidato al prestigioso Booker Prize che la scrittrice vincerà, a sessant’anni suonati, l’anno seguente con La casa sull’acqua. E chissà cosa è rimasto tra le pieghe del film, del suo, di libro.

Florence Green è una vedova senza figli, innamorata dei libri, che si mette in testa di aprire una libreria ad Hardborough, cittadina costiera (immaginaria) nella regione del Suffolk. L’anno è il 1959, quello di pubblicazione di Lolita, libro che suscita scandalo e la libraia acquista in 250 copie, il più alto ordine mai fatto. Non prima di avere chiesto consiglio a Mr. Brundish, riservato e facoltoso uomo anziano oggetto di dicerie popolane, divoratore di libri che vive isolato in una antica dimora fuori dal centro abitato. Florence è faticosamente entrata nelle sue grazie dopo avergli fatto scoprire titoli e scrittori che hanno risvegliato il suo interesse per la letteratura: in primis Ray Bradbury, del quale scorrono sullo schermo, e tra le mani di Mr. Brundish – per mio personale sollazzo –, prime edizioni originali di Cronache marziane, Fahrenheit 451, L’estate incantata.

“La prego, appena può, mandi altri libri di Ray Bradbury”- Mr. Brundish.

Bill Nighy

Ma dopo un anno le cose precipitano. Hold House, che si mormora infestata dai fantasmi, nella quale la vedova che vive ai margini dalla comunità ha aperto la libreria, è entrata nelle mire della spietata Mrs. Gamart. Che pur di ottenere il vecchio edificio per i suoi scopi si affida a un nipote membro del parlamento in grado di fare approvare una legge che ne permetterà l’esproprio.

La storia di La casa dei libri è parzialmente autobiografica. Penelope Fitzgerald aveva lavorato presso una libreria che soffriva di sussulti soprannaturali (suoni di martellate e improvvisi sbalzi di temperatura verso il basso) e si ritrovava sott’acqua quando giungeva l’alta marea come la libreria del film, a Southwold, una miserevole e isolata cittadina sulla costa del East Anglia. Ma il film, e ovviamente lo stesso La libreria, come ogni opera di fantasia, si spinge oltre.

Bill Nighy, Emily Mortimer

Benché, come detto, senza scavare troppo in profondità, soprattutto il lato oscuro delle anime ‘perdute’, quelle che risultano perversamente più attraenti. Di Violet Gamart e del mellifluo, probabilmente suo amante, e doppiogiochista, Milo North, su tutti: villains più intriganti dei protagonisti positivi. Tra i quali – gli ultimi – si staglia il Mr. Brundish del solitamente impeccabile Bill Nighy.

Il resto, dalla leggiadra Emily Mortimer/Florence Green alla compassata regia della spagnola Isabel Coixet, è ordinaria, benché piacevole, amministrazione.

 

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