La colubrina Book Cover La colubrina
Michel Tournier
Storico
Salani
7 4 2000
Brossura
64

  È l’anno 1422, raccontato attraverso la lente opaca della Guerra dei Cent’anni, sullo sfondo di un Medioevo al crepuscolo. La polvere da sparo, l’artiglieria, l’avvento delle armi ‘leggere’ da fuoco. Questo gli elementi che delineano La colubrina, racconto lungo di Michel Tournier. Truppe che si fronteggiano, assediati e assedianti, ma le sorti della città/castello di Clericourt decise da un solo colpo sparato. La parabola dello scrittore francese, del resto, è un gioco: di psicologie prima di tutto. Un duello personale, e di personalità, senza spargimento di sangue. Tra il Conte di Exmoor - triviale signorotto inglese al servizio di Carlo VI che ha invaso la Francia - e Jerome Faber - ponderato uomo di sapere che annaspa, nel tentativo di salvare la città e di comprendere lo scapestrato figlioletto avuto da una relazione passeggera con una giovane italiana. Uomini opposti che rappresentano concezioni di vita, e soprattutto filosofie di pensiero, diametralmente lontane. Speculari. Come una sorcière e un vetro forgiato in forma di bicchiere, entrambi nati dalla perizia segreta dei mastri vetrai veneziani, che sono al centro della vicenda. Insieme a una partita di scacchi. La buona sorte che sfugge a qualunque legge - o la Fortuna, come viene più volte recapitata nel breve libro - contro la ‘ragione’, quella dei ‘lumi’. La superstizione avversa alla logica. Chi la spunterà? Una narrazione lieve, che scorre senza intoppi fino a una risoluzione dettata dall’imprevisto dell’imprevedibile. Una partita a scacchi - quella più ampia, che va oltre la scacchiera, che non consegna un vincitore ma - nelle rispettive teorie - due vinti. Nonostante il lieto fine. Particolare non fondamentale che si può svelare perché, come detto, non ai tratta di un giallo ma, nonostante la ‘sorpresa’ finale, di un racconto morale. Che potrebbe sussurrare in un orecchio qualcosa di utile ai ragazzi, pubblico al quale La colubrina dovrebbe essere maggiormente indirizzato, ma anche a tanti adulti. A quelli, soprattutto - capaci, importanti, pieni di sé - che si credono artefici delle loro vite. Buona lettura, se vi capita. E buona Fortuna.

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