La donna dello scrittore Book Cover La donna dello scrittore
Drammatico
Christian Petzold
Christian Petzold
Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree, Barbara Auer, Matthias Brandt, Sebastian Hülk, Emilie de Preissac, Antoine Oppenheim, Louison Tresallet, Jean Binnet, Justus von Dohnányi
Stefan Will
25 10 2018
Germania, Francia
101’
28 10 2018, cinema Astra, sala Smeraldo

 

A detta del registra tedesco Christian Petzold, La donna dello scrittore è il capitolo conclusivo della sua trilogia intitolata L'amore ai tempi dei Sistemi Oppressivi.

Gli altri due titoli sono La scelta di Barbara del 2012 e Il segreto del suo volto del 2015.

 

Franz Rogowski

Quello che in origine era Transit – il titolo del libro della scrittrice Anna Seghers sul quale si basa il film -, in Italia diventa La donna dello scrittore. Ma perché non La moglie dello scrittore, allora?, dato che proprio di questo si tratta. Ma lasciamo stare gli imperscrutabili meccanismi della distribuzione cinematografica nostrana. Abbiamo tentato altre volte di capirci qualcosa ed è una pratica che non serve.

Veniamo al bel film del registra tedesco Christian Petzold. Che ha un chè di straniante, che mette inquietudine. Non tanto per il tema trattato – guerra e persecuzione – quanto per il modo nel quale lo fa. Semplicemente. Senza affidarsi a fatti di sangue o scene cariche di violenza. No. Adopera un sistema sottile e insinuante. Che spiazza.

Paula Beer

Che guerra è mai questa, ci si domanda. La Seconda Guerra Mondiale, dicono tutti all’unisono. Non  c’è neppure bisogno di alzare la mano e prenotarsi per rispondere. Ma ne siamo certi? E se fosse una guerra futura? Una Terza Guerra Mondiale di là da venire? E se invece si trattasse di una mondo parallelo? Di una realtà alternativa da film di fantascienza? Difficile averne la certezza.

Franz Rogowski, Lilien Batman

Quello che contorna la vicenda personale di Georg e Marie sembra prendere forma dalle cronache dell’ultimo conflitto globale, ma lo sfondo è il mondo come l’abbiamo sotto gli occhi, quello odierno. La Francia del 2018. Fatto salvo che nessuno utilizza gli onnipresenti cellulari del nostro quotidiano: la vera icona che identifica questi nostri confusi giorni in modo univoco. Una metafora? O il solo l’indizio che sentenzia che questa Parigi, dove sono giunte le truppe tedesche che non si vedranno mai (rastrellamenti e perquisizione sono – o sembrano – cosa della quinta colonna francese), e poi quella Marsiglia dove si cerca scampo e successivamente il modo per lasciarsi l’Europa in fiamme alle spalle, sono effettivamente quelle del 1942? Chissà.

Godehard Giese, Franz Rogowski, Paula Beer

Ma in fin dei conti non importa molto. Togliendo lo sfondo, la storia avrebbe la stessa valenza di come è stata scritta. Cioè quella di persone, uomini e donne, bambini, che cercano una loro collocazione nel mondo. Interiore ed esterno. Oltre la guerra.

Georg è in fuga da Parigi ma viene incaricato da un amico di consegnare alcune missive, le lettera della moglie, a uno scrittore che per paura di essere catturato si è suicidato. Georg ne raccoglierà l’ultimo manoscritto e i documenti spacciandosi per il letterato. Fino a incontrare appunto la sua “donna”, della quale si innamorerà e per la quale si sacrificherà. Un impianto drammaturgico classico messo in scena con il piccolo trick del quale già si è detto.

Paula Beer, Franz Rogowski

Un film che vive delle buone prove recitative dell’intero, striminzito, cast: dal protagonista Franz Rogoswki, la brutta copia (fisiognomicamente) di Joaquin Phoenix ma ottimo attore, alla stralunata “donna dello scrittore” al secolo Paula Beer; comprese le non indifferenti prove di coloro che danno vita ai ruoli di contorno, tra i quali spicca il piccolo Driss che crede di avere trovato un nuovo padre in Georg, e la donna americana (Barbara Auer) con i due cani che dopo avere pranzato col protagonista si toglierà la vita. E un lavoro che concede poche speranze. Dove nessuno, anche gli illusi come Marie, la moglie dello scrittore, in fuga da qualcosa o all’opposto alla sua ricerca, raggiungerà il suo scopo.

Barbara Auer

Alla fine, Road to Nowhere dei Talking Heads, brano del 1985, totalmente fuori contesto rispetto al presunto periodo storico fissato nel film, ma dal titolo che è un sentenza, contribuisce a rafforzare l’impressione che nessuno dei personaggi troverà pace, neppure coloro che si vedranno spalancare la porta su una strada che porta alla salvezza – della vita ma non dell’anima.

Particolare piuttosto curioso, e alquanto ‘fantastico’, il cast annovera due attori che sono ‘veri’ supereroi, almeno secondo l’anagrafe: (Sebastian) Hülk – che recita la parte di colui che consegna a Georg la lettera che accende il motore dell’intera vicenda – e (Lilien) Batman – il ragazzino che impersona Driss.

 

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