La forma dell’acqua Book Cover La forma dell’acqua
Fantasy, SF, Drammatico
Guillermo del Toro
Guillermo del Toro, Vanessa Taylor
Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, Octavia Spencer, Nick Searcy, David Hewlett, Lauren Lee Smith, Morgan Kelly, Stewart Arnott, Nigel Bennett
Alexandre Desplat
14 2 2018
Usa
119’
13 2 2018, cinema Raffaello

 

Il nuovo film di Guillermo del Toro è arrivato al cinema già incoronato (Leone d’Oro al 74° Festival di Venezia) e con l’abito da cerimonia (ben 13 candidature per gli imminenti Oscar). Poteva deludere?

Film che non si sbaglia a descrivere come di genere Fantasy/SF, La forma dell’acqua è soprattutto una favola sulla compatibilità delle diversità. E sull’essenza delle ‘cose’ (siano esse umane o di altra specie) che va ben oltre la più semplice classificazione. Parola chiave ‘amore’. Ma non solo.

 

La imprevedibile e contrastata storia sentimentale tra Elisa, minuta donna delle pulizie di un segretissimo laboratorio di ricerca americano negli anni della Guerra Fredda, impossibilitata a parlare, e la creatura anfibia catturata in un fiume del Sud America non ben specificato, è solo il nucleo soffice di un centro attorno al quale ruotano ‘comprimari’ più spigolosi e urticanti che poco hanno a che fare con il fantastico. Oltre alla stigmatizzazione dei metodi spicci, spesso brutali, della società ‘regolata’ e ‘regolare’ – rappresentata nella sua massima (in)efficienza dai militari che seviziano il ‘mostro’ per trarne utilità –, del Toro sfoglia pagine del romanzo della vita quotidiana in un mondo ‘fantasy’ dove le brutture sono quelle del nostro: omofobia, razzismo, sessismo, aridità nei rapporti.

Sally Hawkins

Con La forma dell’acqua il registra messicano ricostruisce da par suo una frazione di tempo e di spazio che ‘sono’ quanto mai realistici, ‘storicamente’, ma instillano la sensazione che si tratti della rappresentazione di una sorta di realtà parallela. Anche se più ti sforzi di guardare con attenzione per scoprire prova che quello non è il nostro mondo, più ogni traccia inconfutabile ti sfugge. Tratteggia un mondo, del Toro, che disciplinato da uomini piccoli, biechi o stupidi – uniche eccezioni il convivente di Elisa e lo scienziato-spia russo infiltrato – non cola a picco, nella tragedia totale, non solo del potenziale conflitto atomico che si staglia sullo sfondo, soprattutto per effetto della (r)esistenza di piccole-grandi donne come Elisa e Zelda (la collega di colore), che provano a porre rimedio allo scomposto incedere del genere maschile.

Michael Shannon, Michael Stuhlbarg

Storia d’amore, si diceva. Non solo per l’oggetto amoroso dei tuoi desideri, ma anche per la ricerca scientifica e per ogni forma di vita senziente, per le quali Dimitri mette in gioco gli interessi del suo paese – l’altrettanta stolidamente militarizzata URSS – e la sua stessa vita. E quello per l’arte dell’illustrazione manuale di Giles, che nel film sta cedendo il passo alla fotografia, il convivente gay di Elisa: perdita che del Toro tiene a sottolineare perché La forma dell’acqua sta al cinema fantastico realizzato con l’uso smodato del computer proprio come la grafica eseguita con pennello e matita sta ai lavori compiuti con Photoshop. Allo stesso modo il regista non smette di dichiarare nostalgia per un modo di fare cinema che, alla stregua dei vecchi metodi di illustrazione, se n’è andato: la creatura, quando scappa dall’appartamento di Elisa si rifugia dentro un cinema, rapito dalla visione di un vecchio B movie.

Doug Jones

In alternativa, un film come La forma dell’acqua avrebbero potuto concepirlo solo Tarantino nel giorno in cui fosse stato posseduto dalla musa della poesia, o da Wes Anderson. Ma è arrivato prima lui, del Toro: una sua creatura, come l’anfibio, in tutte le componenti, sia scritte sia girate. Un gioiello fatto di estetica, anima, grazia; un sapiente sguardo d’insieme che mette nello stesso contenitore, caleidoscopicamente, un senso del fantastico che non riesce e non può divincolarsi da una realtà, la nostra, che ne è il gemello siamese: anche dibattendosi, fino alla morte, non potranno separarsi.

Sally Hawkins, Richard Jenkins

Bravo del Toro, talmente tanto da fare rendere al massimo delle loro capacità tutti gli elementi che entrano in scena (musica compresa), ma soprattutto quelli in carne e ossa, i più difficili da gestire: la deliziosa Sally Hawkins che interpreta Elisa Esposito, lontana anni luce dalla dea senza difetti che sempre più esige lo schermo; il prodigioso Michael Shannon, una maschera sempre più plastica ma credibile nel suo recitare sopra le righe; il bravissimo Richard Jenkins che interpreta Giles e Octavia Spencer che ha già vinto un Oscar per The Help e veste i panni di Zelda; Michael Stuhlbarg che impersona Dimitri e Doug Jones, fedelissimo di Del Toro che incarna l’anfibio innamorato, a metà strada tra il mostruoso Swamp Thing e Abe di Hellboy (sempre lui).

Sally Hawkins, Octavia Spencer

Vedremo che succederà alla cerimonia di premiazione degli Oscar. Ma che un film così poco definibile, in termini di genere, o al contrario sin troppo facilmente inquadrabile, a liquidarlo frettolosamente, abbia fatto breccia nel muro di rigorosa seriosità che tende a erigere un festival come quello di Venezia fa ben sperare.

Sally Hawkins, Doug Jones

Anche se in verità La forma dell’acqua, per confermare il suo valore, non ha bisogno di altri attestati ufficiali. Vinca ulteriori premi oppure no, la sostanza rimane la stessa: un film bello, originale, coinvolgente. Che non si scorda e viene voglia di rivedere anche nell’immediato. Perché non c’è dubbio che ogni volta offrirà la stessa emozione della prima se non qualcosa di più; per i tanti particolari di un ricchissimo mosaico che alla prima visione di certo ci sono sfuggito.

 

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