Si è spento il 19 luglio ma ne hanno dato notizia solo ieri. Roy Batty se ne va molti anni dopo il suo amico replicante Leon Kowalski, interpretato dal gigantesco Brion James morto nel 1999, quello che arriva quasi a uccidere il cacciatore di androidi Rick Deckard, salvato in extremis dalla bella e fatale Rachel.

Certo ricordare l’attore olandese per la sola fondamentale prova di Blade Runner è riduttivo: quanto espresso in La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi è una prova attoriale anche superiore, e come scordare il successo di The Hitcher o di Lady Hawke. Ma la caratterizzazione di Roy Batty esce dagli schemi, e noi amanti alla follia del film di Ridley Scott tratto da quel genio tormentato che è stato Philip K. Dick non possiamo che ricordarlo così.

Del resto ogni pezzetto di Blade Runner – un labour of love concepito in stato di grazia da parte di tutti coloro vi hanno preso parte, davanti e dietro la macchina da presa – resta impresso nella memoria – e nella storia: del cinema e nostra di noi che l’abbiamo visto all’uscita e rivisto fino al rimbambimento – con la stessa connotazione: chi ne ha fatto parte, chi vi è comparso, per noi da lì è partito e li rimarrà per sempre in un perfetto percorso circolare; anche se dopo avesse vinto Oscar a profusione e pure il Nobel per la pace.

Aveva 75 anni

L’ho visto, Hauer, nella sua ultima apparizione, nel bellissimo I fratelli Sisters uscito in Italia pochi mesi fa. Autore di un un cameo, non si sente nemmeno parlare: uno dei Sisters lo intravede in lontananza; mentre la seconda apparizione è anche più beffarda, in qualche modo feralmente anticipatoria. I Sisters che del Commodoro – Hauer – sono il lungo braccio violento ritornano sui loro passi per freddarlo e toglierselo di dosso, ma arrivati alla sua ricca dimora lo trovano già morto. Disteso dentro la bara. Questa è l’ultima sequenza di Hauer girata per il cinema. Lungo disteso dentro una bara. Che strana, surreale, ironica coincidenza.

Muore l’uomo, la carne, ma resta l’attore. In eterno. Santo bevitore e tanto altro altro, panni messi e dismessi a più riprese. Ma solo quelli di Roy Batty gli resteranno cuciti addosso nell’ultimo definitivo viaggio. Grazie per averci fatto sognare a occhi aperti, anzi spalancati. “È tempo di morire”.


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