Lady Macbeth Book Cover Lady Macbeth
Drammatico, Storico.
William Oldroyd
Alice Birch
Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Naomi Ackie, Christopher Fairbank, Golda Rosheuvel, Anton Palmer.
Dan Jones
15 6 2017
UK
89’
25 6 2017, cinema Raffaello.

 

Il primo riferimento cinematografico di William Oldroyd, al suo esordio sul lungometraggio, è Peter Greenaway.

Ma nel caso di Lady Macbeth la simbologia che spesso offusca l’opera dell’autore di I giardini di Compton House lascia campo alla cupa immediatezza di una storia che sgorga con la forza di un fiotto di sangue da una vena recisa.

 

Un dramma secondo schemi di altri tempi, esposto con la maestria che compete chi sa attingere anche ad altre arti: merito di lunghissime inquadrature fisse che sembrano quadri. Della ricostruzione delle ambientazioni d’epoca che rasentano la perfezione formale.

Florence Pugh

La riproposizione dei caratteri estetici – oltre quelli psichici – è altrettanto ricercata e acuta: la signora Lester non è incarnata dalla star perfettamente tornita secondo i canoni di bellezza attuali, cosa che avrebbe costituito maggior richiamo di pubblico, ma da chi – Florence Pugh – rappresenta in modo filologico un’autentica bellezza dell’epoca, fianchi larghi e seno conciso.

Christopher Fairbanks, Florence Pugh

Il primo riferimento cinematografico è Peter Greenaway. Ma in questo caso la simbologia che spesso offusca l’opera del cineasta gallese è sostituita dalla immediatezza di una narrazione che si aggroviglia, in una spirale morbosa e letale, con affascinante meccanismo da noir.

Sesso e amore si confondono e amalgamo con l’urgenza veristica che scalda lo sfondo freddo-azzurrognolo della impeccabile mise en scène. Poi l’estasi del potere che domina su tutto, ottenebrando mente e sentimenti: non c’è bisogno di essere al vertice della piramide per sentirsi una divinità, perché un gradino sotto c’è sempre qualcuno di cui disporre, talvolta fino alla morte.

Paul Hilton

Lady Macbeth è la moglie avida di potere di Macbeth, Re di Scozia protagonista dell’omonima tragedia (circa 1605) di William Shakespeare. Ma in questo caso William Oldroyd – alla sua prima regia di lungometraggio – trae spunto dalla Lady Macbeth del distretto di Mcensk (1865) dello scrittore russo Nikolaj Leskov.

Personaggio dalla traiettoria di caduta quasi lineare, la giovane protagonista è spinta in principio da una fiera determinazione a non farsi schiacciare, a rompere gli schemi, crudeli ma socialmente consolidati, che le hanno affibbiato un destino da donna oggetto – benché moglie del padrone – in una società maschilista all’ennesima potenza.

Cosmo Jarvis

Katherine viene presa in sposa come semplice figura di rappresentanza dal più anziano Alexander Lester, signorotto che non intende neppure – o non riesce – consumare il matrimonio. Ma lady Lester non è intenzionata a subire. È bella, giovane, scaltra e desiderosa di vivere. In assenza del marito metterà in movimento un congegno di morte e distruzione che non risparmia nulla e nessuno che possa attentare alla regola n° 1 per qualunque forma di vita, dalla più nobile al più basso stadio di coscienza: la sopravvivenza. In spregio a qualunque principio culturale, sociale, umano che può fare appello a figure morali come il senso di giustizia e di responsabilità (civile).

Naomi Ackie

Lady Macbeth è inoltre determinata a non soccombere poiché incinta, risultato dell’amore proibito con lo stalliere che alla fine della fase di focosa attrazione si può sacrificare al patibolo senza troppi ripensamenti. Per Katherine salvaguardare la sua esistenza significa prima di ogni cosa proteggere la creatura che porta in grembo. Che vale ben più del marito. Del suocero. Dell’amante. Della fedele serva senza colpe (forse).

Amore e morte, coppia inscindibile. Giustizia e morale, fallimentari. Un sipario che cala così pesantemente da negare ogni possibilità di riscatto. C’è tanta drammaturgia classica nell’esordio di Oldroyd. E tanto di buono, in generale, da fare di Lady Macbeth un classico del cinema inglese del nuovo secolo.

Florence Pugh

Da notare come non c’è musica ad accompagnare il dipanarsi del film, se non un frammento ambientale sull’ultima inquadratura del quale viene accreditato Dan Jones. Quasi un paradosso se si pensa a Cosmo Jarvis, che recita il ruolo dell’amante di lady Lester, più noto come musicista che attore. Una scelta stilistica – la vita rappresentata senza musica in senso lato, per un film privo di colonna sonora – che rende oltremodo efficace la scabrosa storia di Lady Macbeth.

 

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