New York. Pensarci dà sempre i brividi. Il centro del mondo. Quanti film hanno per sfondo la metropoli? Quanta musica. Il Metropolitan e la Carniege Hall, il Bitter End e il CBGB. Patti Smith e Leonard Cecere. Leonard Cecere? E chi è Leonard Cecere? Insieme a Something Special – del quale era il one-man-band: ideatore, proprietario, gestore – secondo la gente del Greenwich Village, una istituzione. Un pezzo di storia che si è consumato nel 2015.

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Patti Smith era una abitué. Passava a prendere la posta. L’ultima cosa che ha comprato da Something Special, che si trova all’angolo sud-ovest tra MacDougal Street e Houston Street, a SoHo, è un rosario marrone. Something Special è la classica drogheria che nei noir che si infiammano nelle strade di New York diventa palcoscenico per dramma: i gangster ne sono calamitati, vi si rifugiano dopo una rapina andata storta, oppure ci si infilano per portare via l’incasso e qualcuno ci lascia le penne, di solito il gestore che non si fa intimidire e cerca di estrarre un fucile o una mazza da baseball da dietro il bancone. Lenny le armi le aveva deposte dopo il servizio di leva – due anni passati a sparare in Europa durante la II Guerra Mondiale -, ma era lesto con la lingua, dicevano che fino alla fine abbia fatto copioso uso di battute e parolacce. Vendeva un po’ di tutto: dolciumi, bibite gassate, statuette di porcellana, borsellini, biglietti di auguri, gioielleria, bigiotteria, e un sacco di quella paccottiglia con sopra stampigliato I Love New York che si porta a casa metà dei turisti che passano per la Grande Mela.

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Something Special era la  classica bottega di quartiere, come ce n’erano tante anche da noi negli anni ‘60/’70. Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. Ma la fortuna di Lenny si deve al servizio di P.O. BOX, la nostra casella postale, attivato dopo avere comprato un intero stock di cassette appartenenti a un edificio posto sotto sequestro giudiziario. Lenny cominciò ad affittarle a prezzo concorrenziale ma soprattutto anonimamente. Tra i primi a farne uso, sin dal 1988, ci fu Matthew Broderick quando viveva in Charlton Street. La sua casella era la N. 36. E dal 1993, quando andò a vivere con Broderick, Sarah Jessica Parker, sì, lei, quella di Sex And The City. Che prima di avere successo dava una mano dietro al bancone all’ora di uscita dei ragazzi dalla St. Anthony’s School che si trova a poche decine di metri di distanza. La Parker ha detto che ogni traccia del vecchio quartiere andava scomparendo, ma per Lenny era come se niente fosse cambiato. Era uno vero. Broderick ha raccontato che hanno mangiato insieme un sandwich prosciutto e fichi dopo sette anni che l’attore si serviva da Something Special: “aveva bisogno di sapere se ero un opportunista, o un fuoco di paglia. Avere la sua approvazione mi faceva stare bene, essere accettato là era come esserlo dalla New York più genuina. E io sono di New York”.

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Patti Smith ha confessato che fermarsi da Something Special era fondamentale quanto il caffè del mattino. “Ma la cosa più bella era che Lenny si trovava semplicemente là”. Negli ultimi tempi Lenny permetteva alla Smith di andarlo a trovare a casa, nell’appartamento che abitava insieme alla moglie dal 1962 e si trova sopra il negozio. La poetessa gli cantava “Stardust”, una canzone che il vecchio italo-americano apprezzava molto. Ma c’erano altri VIP che affittavano caselle postali e si mettevano in posa con lui per foto che si trovano sugli scaffali dietro al bancone: altri attori – per esempio Famke Janssen (X-Men) o Lucy Lowless (Xenia) – altri rocker, The Beastie Boys, e modelle, scrittori, politici. Anche Carole Radziwill che ha sposato il nipote di Jackie Kennedy e scritto il libro What Remains: A Memoir Of Fate, Friendship, And Love. È stata la prima ad avvertire la Guardia Costiera del mancato ritorno dell’aereo sul quale morirono, precipitando, John F. Kennedy Jr., la moglie e la sorella, lo racconta nel libro. Andava a prendere la posta da Something Special e si fermava a chiacchierare con Lenny. Gli ha lasciato della copie del volume in negozio, ma Lenny diceva che non vendeva un granché, le teneva più che altro per gentilezza.

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Ma la vita di Lenny Cecere è stata qualcosa di speciale anche prima del negozio. Nato da immigrati, Carmela e Franco, Lenny subito dopo il diploma si arruola nell’esercito e nel 1943 parte per L’Europa. In Francia si batte a Saint-Lo, e presso Bastogne nella famosa Battaglia delle Ardenne, che negli USA conoscono in tutt’altro modo: The Battle Of The Bulge. Si trovò a difendere un ponte dall’attacco dei carri armanti tedeschi per una notte intera imbracciando un bazooka. Raccontò che poiché i tedeschi si erano impossessati di materiale e uniformi americane che indossavano per creare confusione, il comando USA ordinò di aprire il fuoco anche sulle Jeep. Il caos totale. A giochi fatti, raccontò Lenny, si ritrovarono per le mani vagonate di soldati tedeschi tra i 14 e i 15 anni, infreddoliti, ignari di quello che stava accadendo. Lenny si disse dispiaciuto per loro. Tornato a casa, nel 1949 sposa Lucy. Altra italo-americana che lascia un segno indelebile nel Village. Sarà tra i più impegnati nella salvaguardia dei diritti dei diseredati, dell’assistenza agli anziani senza reddito, dei bisognosi del quartiere, dei malati senza possibilità di accedere alle cure, tra i fondatori e strenui sostenitori della Caring Community fino alla fine. Muore nel 2011. Tra i presenti al funerale c’erano il Presidente Emerito della New York University, membri del New York City Council come Christine Quinn, poi Matthew Broderick, Sarah Jessica Parker, Patti Smith che ha cantato in suo ricordo, della quale Lucy diceva “è molto gentile, molto educata”.

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Lenny dopo il conflitto mondiale trovò lavoro alla Kodak e ci rimase per 23 anni, fino a quando insieme alla moglie si stabilì, comprando il fabbricato, al 51 di MacDougal, nell’appartamento sopra Something Special, allora sede di Arturo’s. Il ristorante divenne in seguito Morrison’s Bakery. Il forno, che metteva in evidenza la pasticceria migliore per mezzo di una insegna che recitava Something Special, si trasferì perché i suoi camion per la consegna del pane avevano generato una quantità insopportabile di multe su MacDougal Street. Quando Lenny prese il suo posto mantenne nome e insegna, inizialmente vendendo anch’egli dolciumi , ciambelle e donuts, ma poiché le cose andavano male virò sui biglietti d’auguri, una idea troppo in anticipo sui tempi. Infine aggiunse il servizio di P.O. Box, e “per rendere il lavoro un po’ più eccitante” – ovviamente una battuta – la duplicazione di chiavi. Da alcuni anni quell’edificio, costruito nel 1846 con sabbia e calce – “potrei buttarlo giù a mani nude”, diceva Lenny – è stato dichiarato sito storico, cosa a Cecere non faceva troppo piacere perché non gli permetteva di effettuare alcuna modifica.

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Emmett Burke che ha aperto una pizzeria poco distante lo andava a trovare tutti i giorni per una bibita e due battute. Dice: “Era la mia terapia, un ritorno al passato, a quello che ha reso speciale questo quartiere… era davvero l’ultimo della vecchia guardia”. Molti clienti e vicini – tra i quali il produttore cinematografico Simon Nutcher, l’illustratore Michael Kupperman (New Yorker e The New York Times), Charles Perelmutter (padrone del rinomato ristorante francese Le Pescadeux che si trova nei pressi), hanno ribadito che la morte di Lenny ha lasciato, letteralmente, un vuoto culturale.

Per quanto della scomparsa di Lenny Cecere si sia occupato The New York Times Magazine, in Italia non è uscita una riga. Né sugli organi di informazione – web compreso – che si interessano di custome, né su quelli musicali. Per quelli fa più notizia una trasparenza di Rihanna, il pakidermico fondoskiena di una Kardashian, o Bono che incontra i grandi della Terra per parlare della fame nel mondo. E parla parla parla parla mentre la fame cresce cresce cresce cresce. Nemmeno Giovanna Botteri se n’è accorta. Avrebbe trattato la notizia come la morte di Larry Cicero, o di Lemmy Cenere.

Lenny Cecere red

Questo genere di vicende mi emozionano. Rendere un ricordo di Lenny Cecere, anche per le sue lontane origini italiane, mi è parso quasi doveroso. Una piccola, ma significativa, storia di insolita quotidianità che guadagna senso anche alle star. Erano esse, in questo caso, a ricevere luce dal basso. Grazie alla quale vedere, nella semplicità di una vita spesa quasi inconsapevolmente al servizio di tanti, qualcuno di speciale.

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