Questo è il tempo dell’anno nel quale si scrive a Babbo Natale. Non vi starò a propinare il pistolotto del se e perché i ragazzini non compongono e imbustano ancora lettere cartacee. Non lo fanno le persone attempate, e credo pure Babbo Natale si sia aggiornato: che non abbia più una casella postale ma si serva di Cloud ed e-mail. Questo per quanto riguarda la sede centrale. Perché nelle succursali sparse in giro per il globo, località periferiche dove la vita langue, è molto facile che siano rimasti indietro. Ed è proprio lì, in quei luoghi sperduti, a noi occidentali spesso misteriosi e incomprensibili, che una volta prese carta e penna ho voluto scrivere quest’anno. Verso alcuni paesi arretrati, non solo tecnologicamente ma anche – e soprattutto – in fatto di diritti umani.

Ma per dirla tutta, le lettere spedite verso quelle latitudini non sono state indirizzate ai dipendenti e associati della Babbo Natale Inc., ma all’attenzione di personaggi che invece di esaudire i desideri dei bambini si mettono d’impegno per rovinare la vita di coraggiosi adulti.

Dietro il mio gesto c’è la spinta e l’esempio di Amnesty International, che chiede di scrivere una lettera: Write A Letter / Change A Life. Dodici, se avete voglia di sostenere tutti i casi dei quali si prende carico. E dodici ne ho scritte.

eren_keskin

Al Ministro della Giustizia turco perché venga liberata Eren Keskin, impavida donna avvocato, ed ex-giornalista, che vive costantemente sul filo del rasoio perché la sua voce si alza per denunciare le continue violenze di Stato. E al Presidente del Camerun perché scarceri Fomusoh Ivo Feh, arrestato per un sms.

fomusoh_ivo_feh       university_professor_blogger

E ancora al governo del colosso economico cinese, col quale intratteniamo cordiali rapporti di interesse, perché cambi posizione rispetto a Ilham Tohti, professore universitario imprigionato poiché appartenente a una minoranza etnica della quale ha cercato di difendere i diritti.

Ho scritto al Presidente del Malawi perché in quel paese si salvaguardi la vita di Annie Alfred, bambina albina che rischia di essere fatta a pezzi poiché in tali terre c’è chi crede che gli albini hanno poteri magici; e al suo pari grado del Azerbaijan perché metta in libertà Bayram e Giyas, due studenti che hanno osato protestare contro il regime scrivendo parole di rivolta sulla statua del padre dell’attuale dittatore (definito eufemisticamente presidente).

violence_and_discrimination_against_people_with_albinism_in_malawi      bayram_and_giyas

Ma l’arretratezza e il sopruso, molto più sorprendentemente, non sono solo ‘vanto’ – si fa per dire – di quelli che siamo abituati a indicare come Stati canaglia e anche peggio. USA, e  perfino l’avanzato, e generalmente libertario, Canada finiscono per rivelarsi paesi dove si consumano insopportabili soprusi.

voices_for_the_peace_riverAl Primo Ministro del paese delle Giubbe Rosse ho chiesto di proteggere la combattiva Helen Knott, discendente di indigeni canadesi che vedono messe a rischio terre e insediamenti, nonostante un trattato firmato dal governo, causa la costruzione di dighe per lo sfruttamento commerciale del territorio. leonard_peltierE al Presidente uscente dei civilissimi Stati Uniti, Barack Obama, ho spedito due lettere: una perché sia rivalutato il caso di Leonard Peltier, attivista nativo americano in prigione da 40 anni a seguito di un processo a base di false testimonianze, in pessime condizioni di salute; edward_snowdene la seconda in difesa di Edward Snowden, che vive in segreto da qualche parte in Russia e rischia il carcere nel caso gli prendesse la balzana idea di tornare in patria: in fuga e noto – in questi giorni al cinema c’è Snowden – per avere fatto conoscere al mondo l’attività illecita di controllo esercitata dalla National Security Agency su milioni e milioni di cittadini, non solo statunitensi ma dell’Unione Europea.

johan-teterissa-1

Ho imbustato una lettera per il Ministro per la Legge e i Diritti Civili indonesiano, che nonostante le pompose e rassicuranti premesse del titolo che lo contraddistingue, tiene in prigione Johan Teterissa, maestro elementare, la cui colpa consiste nell’avere preso parte a una manifestazione di protesta sventolando una bandiera indipendentista; maxima_acun%cc%83a_perue una per il Ministro degli Interni del Perù, esortandolo a salvaguardare i diritti di Maxima Acuna, donna che fronteggia valorosamente le violenze della polizia privata di Yanacocha, il nome che sta dietro alla più grande miniera estrattiva di oro e rame del mondo, e sta cercando in tutti i modi di farla sloggiare dalla sua terra.

shawkan_journalist_300Ho scritto all’Ufficio del Pubblico Ministero egiziano Nabil Sadek, perché riconsideri il caso di Shawkan, reporter che si trova nel carcere di Tora, al Cairo, reo di svolgere il suo lavoro filmando scene di guerriglia urbana.

zeinab-jalalian
E al’Ayatollah iracheno Sadegh Lariani, all’indirizzo dell’ufficio di Ginevra presso le Nazioni Unite, pregandolo di rilasciare, o almeno permettere di curare, Zeynab Jalalian, attivista curda impegnata sul fronte dei diritti per le donne, incarcerata a vita, torturata e in pessime condizioni di salute.

In più, ho scritto altre 10 lettere che arriveranno nelle celle dei summenzionati, o saranno recapitate alle associazioni, o gruppi, che li sostengono da fuori. Poche parole. Domandandomi quali potessero essere, queste parole.
La risposta non l’ho trovata. Ma arrivato in fondo a ciascuna lettera, per quanto all’inizio mi paresse poco plausibile, che una lettera possa cambiare una vita, ho sentito che il mio era tempo ben impiegato. Johan Teterissa, che rischia 15 anni di prigione, il 31 dicembre compirà gli anni lontano dalla famiglia e dagli amici: augurargli buon compleanno non mi è parso un gesto così stupido. Né senza un seguito.

lettere-1

Registro tutto questo, con queste poche parole, perché spero nello spirito di emulazione di qualcuno che legga. Potete scrivere in difesa di tutti i casi segnalati da AI, ma anche alla metà degli indirizzi, o a uno solo. Scegliete, valutate il tempo che avete, il denaro che potete spendere.
Immaginate di essere in vacanza e di spedire una cartolina di saluti. Lo sforzo, più o meno, è quello. Solo pensate che questa volta potreste ottenere di salvare una vita dal carcere ingiusto, dalla violenza, dalla sofferenza. La vita di una persona che vi sarà riconoscente per sempre, nonostante non vi conosca.

Le lettere cartacee, come sostiene giustamente AI, sono molto più efficaci; ma se siete dipendenti dalla tecnologia a livello di addiction, e proprio non riuscite a fare diversamente, potete mandare un messaggio e-mail: è comunque un bel gesto, una presa di posizione, una mano alzata in segno di protezione di qualcuno che ne ha bisogno. Di seguito ribadisco il link dove trovate le istruzioni su come fare:

Write A Letter / Change A Life

Ora, la prima cosa che viene in mente, quando ci si imbatte in questo genere di iniziative, è che queste lettere sono tempo sprecato. Non serviranno a niente. Nella migliore delle ipotesi saranno cestinate dopo l’apertura, nella peggiore finiranno in un cestino collocato molto prima dell’ufficio di presidenti e ministri, già in quello delle segreterie.
Certo, è possibile; nella stessa percentuale di rigore, trasparenza ed efficacia che abbiamo per qualunque tipo di votazione nel nostro sistema democratico: dal referendum del prossimo 4 dicembre, alle votazioni amministrative e politiche, abbiamo sentito spesso parlare di brogli, di liste elettorali stilate con i voti falsi, o comprati, di firme raccolte per referendum che non facevamo comodo misteriosamente svanite. Pezzi di carta. Parole scritte.

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Ci si può non credere. Io non credo in un Dio con 9 miliardi di telecamere puntate su ognuno di noi piccoli umani, pronto a guardarsi i filmati giornalieri per stilare classifiche di merito.

Oppure crederci: nelle piccole cose che ognuno di noi, responsabile alla sua coscienza, può fare per rendere migliore l’architettura di questo mondo che mostra sempre più crepe. Tutto qui.

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P.s.: non mi incollerò senza permesso alle bacheche degli amici di Fb, come vedo che usa. Nonostante la natura della causa giustifichi il ricorso a forzature, non mi sembra corretto. Ma ringrazio in anticipo chi avrà la sensibilità di condividere. Ancor più, ovviamente, chi si prenderà l’impegno di scrivere anche una sola lettera.

Buon Natale a tutti voi.

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