L’ora più buia Book Cover L’ora più buia
Biografico, drammatico, storico
Joe Wright
Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Ben Mendelsohn, Lily James, Ronald Pickup, Stephen Dillane, Nicholas Jones, Richard Lumsden, Jeremy Child, Samuel West, David Schofield, Adrian Rawlins
Dario Marianelli
18 1 2018
UK
114'
19 1 2018, cinema Raffaello


Gli inglesi hanno un senso radicato della loro storia – antica o più recente – e ne sono orgogliosi. Lo si capisce da quanti fatti importanti, magari solo per la loro isola, tramutano in film, che sono anche una delle ‘grancasse’ più efficaci che esistono.

Se inoltre questi film, come spesso accade, suoni buoni film, come non approvare. L’ultimo della serie è L’ora più buia di Joe Wright, regista che ha buona dimestichezza con le ricostruzioni storiche avendo già girato Orgoglio e pregiudizio e Anna Karenina. Un film che grazie a una messa in atto sobria lascia a margine la guerra e si concentra sul Winston Churchill uomo, intimo, politico marito e padre di famiglia, con le sue incertezze e i suoi punti di forza, le manie e le debolezze. Che prende vita grazie a un Gary Oldman superlativo: tanto che verrebbe voglia di vedere il film una seconda volta in lingua originale, con la voce vera dell’attore, data la singolarità di quella di Churchill, il suo bofonchiare e mangiarsi le parole, per apprezzare fino in fondo il lavoro di Oldman.

A questo tipo di preziosi gioielli d’oltremanica – viene da pensare anche a Il discorso del Re e Dunkirk – l’Italia del cinema risponde caricando le bocche da fuoco pesanti con bombe(tte) come Made in Italy di Luciano Ligabue e A casa tutti bene di Gabriele Muccino. Anche questa volta, come ai tempi del “lacchè Mussolini” – parole di Winston Churchill –, la guerra è perduta.

 

Potenza della retorica. Può spingere un popolo in ginocchio, quello tedesco, a scatenare una guerra in grado di mettere a ferro e fuoco l’intera Europa; e sull’altra sponda, sull’isola dove Winston Churchill non osa toccare acqua – per mezzo di un bicchiere – la sua forza riesce a convincere un governo avverso a cambiare opinione, la gente a stringere i denti, una nazione a resistere fino a risultare determinante per vincere una devastante guerra mondiale. In fin dei conti è questo che fanno i grandi statisti: piegano la retorica alle loro capacità oratorie e parlano alla gente. Ci provano anche i piccoli: quelli che sul suolo nostrano oggi possono al massimo infiammare la platea di un cabaret, benché aiutati da uno stuolo di cosiddetti esperti. Mentre per Winston Churchill, tutto ciò che è stato tramandato è farina del suo sacco. Non c’erano entourage di suggeritori o gli spin doctor di adesso.

Gary Oldman

Ma Winston Churchill ha avuto anche delle sublimi intuizioni. L’autentico asso nella manica, anzi della Manica, è roba sua: la flottiglia di imbarcazioni che partono per dare un passaggio verso casa all’esercito inglese bloccato a Dunkerque esce dalle sue labbra perennemente serrate su un sigaro acceso e inumidite di whisky. E qui il cinema si fa quasi metacinema. Impossibile non pensare a Dunkirk di Christopher Nolan della scorsa stagione, e scendere, era il 2010, fino al magnifico Il discorso del Re, visto lo stretto rapporto tra Giorgio VI e il corpulento primo ministro che si ‘consuma’ anche nel presente lavoro di Joe Wright, a proposito di retorica e parole capaci di esaltare la fantasia di una nazione.

Sir, questa non è la V di “victory”!

Retorica – non verbale ma fattuale – sulla quale si spinge nel film per raccontare il quotidiano di Churchill: come usa in questo genere di lavori per rendere più umani i protagonisti, per fare cadere le barriere di noi spettatori sospettosi e lasciare via libera all’empatia.

Churchill e “Bertie”

Allora il Churchill che conosciamo, quello che ci ha tramandato la storia, diventa qualcosa di più dell’ultimo roccioso baluardo all’invasione nazista, o del grintoso politico che ha dovuto vincere l’ostracismo dell’intero parlamento britannico. Diventa l’uomo che la moglie chiama “porcellino”; che quando la dattilografa personale gli fa notare come al posto del segno di ‘vittoria’ abbia fatto quello di “prendilo in culo”, invece di infuriarsi si scompiscia. Il suddito irriverente che a Buckingham Palace, a tavola privatamente con “Bertie” che non lo sopporta – che gli confessa anzi di fargli paura –, quando il Re gli chiede come faccia a bere di giorno, imperturbabile risponde: “Allenamento”.

Kristin Scott Thomas, Gary Oldman

L’ora più buia è il ritratto riuscito di un uomo che è stato fondamentale per le sorti dell’Europa. Se Winston Churchill avesse deciso di cedere alle pressioni del visconte Halifax che voleva stipulare la resa con i nazisti, probabilmente le cose sarebbero andate nella direzione immaginata da Philip K. Dick nel famoso La svastica sul sole. Winston Churchill a 66 anni si è caricato sulle spalle il più grande dei fardelli, cioè resistere strenuamente proprio quando la Gran Bretagna era sola. Quando perfino gli Stati Uniti, per bocca del presidente Franklin Delano Roosvelt suo amico personale, rispondevano alle accorate richieste di aiuto del primo ministro in modo ridicolo e farneticante.

Churchill in parlamento

Ma è anche un uomo, Churchill, responsabile di impopolari sacrifici come quello dei quattromila uomini al comando del Generale di brigata Claude Nicholson di stanza a Calais: sanguinosa ma determimante mossa che servì alla riuscita della operazione Dynamo (nome in codice di ciò avvenne a Dunkerque); ed episodio che potrebbe portare alla produzione dell’ennesimo film di questo genere da parte inglese.

Churchill in metropolitana

E gli episodi inventati, come il viaggio verso Westminster in metropolitana, altro trionfo di retorica della scrittura (in questo caso la sceneggiatura), non inficiano minimamente la veridicità di un resoconto – né l’ottima riuscita di un film – che andrebbe fatto vedere alle scolaresche e trasmesso in TV in prima serata. Il ricordo di quello che è stato l’orrore del secondo conflitto mondiale – anche se L’ora più buia si limita a raccontare il solo primo mese di Churchill da primo ministro, il maggio 1940, e le scene di guerra sono ridotte al minimo – si mantiene vivo e si tramanda così. In modo appassionante.

Winston Churchill e la moglie

Parole come “Noi difenderemo la nostra isola quale che sia il prezzo da pagare. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle piste di atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai. Perché senza vittoria non può esserci sopravvivenza” fanno tremare i polsi. E ridestano l’attenzione verso i nuovi focolai neo-nazisti e neo-fascisti che appestano l’aria qua e là. Molto più della maggioranza delle sciatte dichiarazioni degli odierni politici opportunisti nonché oratori da strapazzo.

 

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