Loro 1 Book Cover Loro 1
Storico, Drammatico, Grottesco
Paolo Sorrentino
Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis.
Lele Marchitelli
24 4 2018
I/F
104’
6 5 2018, cinema Astra

 

Chi sono ‘loro’?

Come dice uno dei personaggi del film, sono i potenti?

Oppure sono, ‘loro’, proprio l’opposto: quelli che stanno in fondo alla piramide, la sorreggono invece di ribaltarla, e anche peggio hanno portato sulla cima che li schiaccia, con il loro voto alle urne così da legittimarne la ‘tirannia gentile’, un pallonaro pluricondannato e colluso con la malavita?

 

Loro forse sono proprio costoro, i sopracitati che Sorrentino addita come gli ‘altri’ perché di segno politico – e civile – diverso dal suo.

Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak

Loro 1 è il ritratto di una classe dirigente fatta di politici fai-da-te e al contempo uomini di una tale bassezza che nessun rialzo inserito nelle scarpe può cambiare di statura, men che meno se morale. Un potentato assediato da una corte di servizievoli faccendieri abili nel farsi strada procacciando “sesso e carnazza”, conditi da coca e droghe più al passo coi tempi, in quantità industriale. Pronti a tutto pur di entrare nell’harem affollato dei peggio intrallazzoni di “LUI”, la persona, meglio l’entità considerata quasi ultraterrena, capace di farti fare il salto di qualità se solo miri al soddisfacimento dei suoi – e Loro – più volgari vizi: ciò a cui ambisce Sergio Morra, il vero protagonista di questo capitolo 1 desideroso di lasciarsi alle spalle Taranto per lanciarsi, in picchiata come un rapace, sulla capitale; dove c’è il vero business, dove si fanno i veri soldi.

Toni Servillo, Elena Sofia Ricci

Questo il succo del discorso del film. Ma per quanto rombante, la macchina messa a punto dal regista premio Oscar non è capace di ‘strappi’. Risulta una vicenda oramai risaputa e anche peggio didascalica, allestita senza mordente, neppure nel caso non voglia esprimere giudizi. Incapace di insinuarsi nei recessi dalla psiche, dei singoli o delle masse, o più semplicemente della storia del costume (de)generato da uno stato delle cose che avendo i contorni della distopia – le cui armi sono state il brainwashing televisivo e le balle sparacchiate a raffica – poteva fare leva su strumenti narrativi, e drammaturgici, di maggiore intensità.

Ma Sorrentino cerca di fare il cinema più difficile da realizzare (senza riuscirci): quello che prova a lanciare il sasso nello stagno che deve produrre onde di risacca in quantità, badando però – il regista – più allo stile con cui lancia che all’efficacia del tiro.

Partendo da quella sorta di realismo magico (cinematografico) che ha attratto consensi a La grande bellezza, per poi mettersi a rincorrere il cinema americano che maneggia l’ardua materia della corruzione (e mafia) radicata negli USA italo-americani come solo certi yankee imbastarditi sanno fare. Una gara dove presto Sorrentino si ritrova col fiato corto e la milza dolorante.

Kasia Smutniak, Riccardo Scamarcio

Riccardo Scamarcio è la versione picaresca del Ray Liotta di Quei bravi ragazzi del magistrale sangue-misto Scorsese, mentre le prolungate, noiosissime, sequenze di party orgiastici in piscina, nonostante il tentativo – come già detto – di restare avvinghiati a un estetismo ‘incantato’ da ‘grande bellezza’, galvanizzano e sanno di cinema d’autore quanto l’ennesimo videoclip del rapper di turno con catene d’oro al collo delle dimensioni di gomene, attorniato a bordo vasca da torme di curvilinee sgallettate dai freni inibitori (a disco) consunti dal prolungato sniffare.

Toni Servillo, Giovanni Esposito

In quanto a mister B. che entra in scena quasi a metà film, Sorrentino offre così poche coordinate da restare sul vago rispetto alla meta dove vuole condurci. Cosa che vale anche per Toni Servillo, che nonostante sia e resti uno dei migliori attori italiani, da podio anzi, genera un punto interrogativo che non trova risposta. Scopriremo le loro intenzioni, se ce ne sono, nel prossimo, imminente, capitolo?

L’oro di Napoli (Vittorio De Sica) ha fatto storia al punto da rimanere nel frasario della gente. Loro del regista napoletano, finora nemmeno un po’.

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