Loro 2 Book Cover Loro 2
Biografico, Drammatico
Paolo Sorrentino
Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis
10 5 2018
I/F
104’
25 5 2018, cinema Astra

 

Ed ecco il gran finale. Si fa per dire.

Non so quanti abbiamo dovuto lottare con sé stessi per tenere a freno la smania di sapere come sarebbe andata a finire, ma Loro 2 chiude il cerchio così come è iniziato, senza botti. Noiosamente.

 

Un film che sembra più adatto alla TV che per il cinema: intanto per la ‘serialità’, e poi grazie a quel modo di (non) esporsi da prodotto nazionalpopolare, dove tutto è patinato e dall’andamento senza scossoni. Dove l’acqua rabbiosa che ci si aspetta scendere dalla montagna si presenta come un rivolo, e tutto il lavoro fatto sugli argini, altissimi, a prova di esondazione, è andato sprecato.

Toni Servillo

Non c’è nulla di dirompente in Loro 2: né la tesi, né il metodo espressivo, né la scelta dei fatti che vengono messi sotto la lente d’ingrandimento.
Due mezzi nudi e gente che tira di coca, poco ci manca che la vedi negli short pubblicitari. Le cene a base di sgallettate in estasi al cospetto del potente? La svendita dei senatori? I cinque minuti di terremoto dell’Aquila? Materiale su cui ricamare. A sapere sferruzzare, però. E chi si accontenta della ‘grande’ bellezza formale, beato lui.

Ma l’aveva detto, Sorrentino:

Loro non è un film schierato né ideologico, non è né un attacco né una difesa. Non c’era da parte mia l’interessa a mettere al centro il berlusconismo o l’antiberlusconismo, sarebbe stato fuori tempo massimo. Quello che non era puntualizzato secondo m era invece la dimensione dei sentimenti dietro l’uomo politico.

Quali sentimenti? E dove sarebbe questa puntualizzazione.
Fermo restando che in quasi quarant’anni il berlusconismo ha messo radici così profonde che la piaga, per essere sanata, e se mai succederà, ha bisogno dei tempi che necessitano lo smaltimento di certe scorie radioattive. Altro che fuori tempo massimo.

Fabrizio Bentivoglio

Dopo un buon incipit che fa ben sperare – l’incontro tra Berlusconi e Ennio Doris, e la scena della telefonata tra il leader di Forza Italia e la casalinga scelta a caso sull’elenco – il film si affloscia presto. E trova soluzione in quello che la giovane Stella – l’unica a restare insensibile alle lusinghe del “presidente” durante una delle cene ‘galanti’ – chiede a Berlusconi dopo il fallito tentativo di seduzione: “E dopo?”.

Dopo nulla. Il nulla di una voragine dentro la quale viene tritato tutto il resto del film: dalla lunga sequenza con tutte le ninfette riunite in una (inutile) coreografia sulle note di Per fortuna che Silvio c’è, alla scena dove ‘il’ Silvio e ‘la’ Veronica si rinfacciano il fallimento della loro storia, che dovrebbe essere al calor bianco ma risulta appena tiepida. Dopo nulla perché usciti dalla sala allo spettatore nulla resta. Così come uscito il film dal circuito delle sale, lascerà tracce di sé nelle filmografie, nelle statistiche, nel lavoro dei biografi di Sorrentino; e basta.

Alice Pagani

Perfino Toni Servillo, che nella stessa scena si sdoppia per interpretare Ennio Doris e Berlusconi uno di fronte all’altro, per quanto bravissimo perde la bussola. Oltre ad essere appesantito da una maschera così spessa da trasformarlo nella versione vivente di un burattino di Spitting Image, fateci caso scivola in modo preoccupante verso accenti (interpretativi) che hanno l’inflessione di Albanese nei panni di Cetto La Qualunque. Una macchietta involontaria.

Dunque, se non è ideologico e non è schierato, se non è documento e non è dramma, se non è commedia e attacco né difesa, che cos’è Loro? Ma soprattutto, alla luce di quanto visto, chi ne sentiva il bisogno?

 

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