Come serve le carte il Destino! Prende due persone e le mette sulla stessa strada, poi le pone di fronte a un bivio che le separa, infine le ricongiunge dopo 50 anni al capolinea, il giorno della morte. Beffardo.

Della dipartita di Paul Kantner si sono accorti tutti, il tam-tam mediatico ha fatto il giro del mondo in tempo reale, si dice così. Giusto, Kantner è un personaggio di spicco del rock, ma un eroe della Psichedelia. Solo una settimana dopo si è saputo che lo stesso giorno, alla stessa età, moriva a Beaverton, Oregon, Signe Toly Anderson, colei che occupava il posto di Grace Slick sulla prima registrazione di studio dei Jefferson Airplane. Ne ha dato notizia la sorella Ladybug Sherwood – il nome proprio che in italiano significa Coccinella, meritava la menzione.

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Una storia singolare, quella di Signe Anderson. Entra come cantante in una band che parte col piede sull’acceleratore: non solo esibizioni che portano immediatamente gli Airplane all’attenzione del pubblico e dell’industria discografica, ma già il primo disco che esce nell’agosto del 1966 per la RCA fa il botto guadagnandosi il Disco D’Oro. Si sente dire in giro che si tratta di un disco Folk-Rock. Ma la critica è snob, frettolosa, deve stare al passo coi tempi, anzi deve sempre guardare avanti, non ha tempo per voltarsi indietro, riascoltare e ripensare. In realtà Jefferson Airplane Takes Off è soprattutto Rock dell’epoca che si trascina a tratti scorie di Beat, chitarre elettriche, c’è del Blues, e già una consistente dose di filosofia di vita psichedelica che li porta a essere censurati dagli uomini della RCA che vagliano, soppesano, tagliano e sostituiscono versi in acido. Che addirittura non si accontentano di cancellare la bruciante parola “trips” dalla frase “The nights I’ve spent with you have been fantastic trips”: perché Running ‘round this world” viene eliminata dal disco e vedrà la luce solo nella ristampa del 2003 come bonus track.

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Signe Anderson c’è. Fa la sua parte. Ha una bella voce, più ‘scura’ di quella della Slick. Calda e corposa. Avesse continuato non avrebbe sfigurato. Caratterizza con personalità, come prima o seconda voce, “Tobacco road”, “Come up the years”, la byrdsiana (ecco lontani eco di Folk-Rock!) “Let’s together”, domina “Chauffeur blues”, primeggia in “Go to her” e “Run around” (original uncensored version) che si trovano sulla release del 2003. Insomma lascia una impronta su buona parte del disco. Certo il ruolo giocato da Grace Slick all’interno dei Jefferson Airplane futuri lo si conosce, ma nessuno potrà mai dire che Signe Anderson non potesse fare altrettanto, magari a suo modo. Ma un bel giorno la cantante rimane incinta e in barba a un futuro che senza bisogno della palla di vetro si prospetta con tutta probabilità fatto di fama, ricchezza e successo, si defila. Per la più ‘banale’ delle ragioni: fare la mamma a tempo pieno.

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Con le rock band di solito accade il contrario: la gente viene messa alla porta, per i motivi più disparati, senza complimenti. Torna alla memoria Judy Dyble, cantante della prima formazione dei Fairport Convention – poi a contatto con Giles, Giles e Fripp, embrione dei futuri King Crimson, e in seguito parte integrante del duo – questo sì Folk-RockTrader Horn. Venne messa alla porta, anch’ella dopo il primo disco, per banali affari di cuore, cose che ti aspetti da nerd brufolosi, non certo da un Richard Thompson per quanto in erba. Ma tant’è. Signe Toly Anderson, invece, preferisce rinunciare di sua volontà a una vita ‘gloriosa’ per scivolare lentamente nell’oblio.

Insegna qualcosa questa storia? Non lo so. Non so nemmeno se qualsiasi storia, dalla più eclatante alla meno nota, debba o abbia da insegnare qualche cosa. Rispetto a tutto quello che ci viene raccontato, che leggiamo, vediamo, sentiamo, siamo abituati a fare dietrologia, a valutare secondo le nostre esperienze e il nostro modo di decifrare. Ma sono solo considerazioni personali. Le storie – forse – non ha nulla da dire oltre quello che sono: puri accadimenti. Per quanto generati da un pensiero. Carte distribuite dal Destino, secondo regole che nel più chiaro dei casi ci è dato solo lontanamente di intuire. E quando crediamo di esserci riusciti… è davvero così? signe 6

Nella parabola di Signe Toly Anderson – che con quella faccia da bambina e le trecce, in mezzo ai Jeffersons sembra Alice circondata da creature surreali del Paese delle Meraviglie – personalmente vedo una sola cosa: la forza dell’amore di una madre che non devia per alcuna ragione, tanto più al cospetto di quei miraggi che in primis affliggono il nostro tempo, fama-ricchezza-potere di fronte ai quali tutti saremmo ben disposti a soccombere. Un amore talmente potente, quello di una madre, da essere incomprensibile. Perfino ai padri.

[N.B.: l’articolo è di proprietà dell’autore. Il contenuto, in toto o sue parti, non può essere utilizzato da altri, in alcun modo, salvo richiesta all’autore e sua successiva autorizzazione].  
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