Loving Vincent Book Cover Loving Vincent
Animazione, biografico, drammatico
Dorota Kobiela, Hugh Welchman
Robert Gulaczkyk, Douglas Booth, Eleanor Tomlinson, Jerome Flynn, Saoirse Ronan, Chris O'Dowd, John Sessions, Aidan Turner, Helen McCrory, Bill Thomas, Martin Herdman, Piotr Pamula, Cezary Lukaszewicz
Clint Mansell
16 10 2017
Regno Unito, Polonia
94’
18 12 2017, cinema Astra


Un film che è qualcosa di più, un progetto; un progetto che sa tanto di scommessa. Una scommessa vinta oltre ogni logica e regola commerciale.

Loving Vincent è stato premiato in tutta la sua eccezionale originalità accaparrandosi il premio come Most Popular International Feature al Vancouver International Film Festival, il Golden Goblet come Best Animation Film allo Shanghai International Film Festival, e ha trionfato al XII° Festival de Cine Inédito de Mérida nella senzione Animated Film. Solo per iniziare.

Ma soprattutto il  film ha conquistato il pubblico, che gli ha fatto guadagnare l'Audience Award all’International Animated Film Festival di Annecy. Nel resto del mondo, Italia compresa, presentandosi copioso in sala, il pubblico ha fatto guadagnare a Loving Vincent anche un sacco di bei soldini.

Con la cultura non si mangia? Diamo alla gente ciò che vuole? Slogan che vanno incrinandosi…

 

La cosa più bella venuta fuori dalla Polonia dai tempi della nazionale di calcio del 1974. Quella con Tomaszewski in porta, gigante dai capelli lunghi che nemmeno Robert Plant; che se gli altri per tenerli fermi perché non gli finissero davanti agli occhi adoperavano una fascia – come Borg o McEnroe – lui era solito usare un filo come quello di un tanga. Che personaggi, che squadra (gli altri erano: Szymanowski, Gorgon, Zmuda, Musial; Kasperczak, Deyna, Maszczyk, Lato, Domarski, Gadocha). Una invenzione polacca Loving Vincent, with a little help from my friends gli inglesi, che offrono anche la magnifica colonna sonora da Clint Mansell, ex leader dei Pop Will Eat Itself e già autore delle musiche di The Wrestler, Moon, Il Cigno Nero, Ghost In The Shell. Polacchi e inglesi, una strana accoppiata ma Vincent(e).

Armand Roulin

Con Loving Vincent, e dopo la riscossa del vinile, l’analogico (parziale) si prende la rivincita anche al cinema inaugurando un nuovo filone; anche se la finezza del concetto e la complessità della realizzazione suggeriscono come l’opera sia avviata a rappresentare non solo un lavoro sui generis ma a rimanere unico esemplare. Non un cartone animato, non un film, potremmo definire Loving Vincent una pittura animata. Il processo di lavorazione è stato difficile. Gli attori in carne e ossa hanno recitato e sono stati ripresi negli studi di Londra, poi ognuno dei 65.000 fotogrammi risultanti è stato ritoccato con colori ad olio da 125 pittori che da tutto il mondo si sono alternati in apposite sedi tra Polonia e Grecia.

Marguerite Gachet

Ma il compito più impegnativo, e sostanzialmente originale, era quello di riportare in vita i personaggi e le ambientazioni dei quadri di Van Gogh in maniera funzionale alla narrazione di una storia che ha sì carattere biografico ma si dipana secondo le modalità del mystery.

La vicenda è quella di Armand, rissoso e inconcludente figlio del postino Joseph Roulin, inviato dal padre a Parigi per consegnare l’ultima lettera di Vincent al fratello Theo. Il giovane non è affatto contento dell’incarico poiché il pittore è al centro di malelingue che lo vogliono volgare perdigiorno e poco più di un pazzo.

Caffè di notte (con Armand e il gendarme)

Ma mano a mano che procede nel compiere la sua missione, trasferendosi dalla capitale nel villaggio di Auvers-sur-Oise dove Van Gogh ha trascorso le ultime settimane e si è apparentemente tolto la vita, il ragazzo matura una concezione diversa del controverso artista. Fino a convincersi che Vincent era una persona dotata non solo di immenso talento ma anche di profonda umanità. E che infine il presunto suicidio è stato con forte probabilità un omicidio occultato.

Un bicchiere di vino

Tutto questo narrato facendo ampio ricorso a scene, ricostruzioni, fondali che riportano sullo schermo i paesaggi, gli scorci, i personaggi che animano i quadri di Van Gogh. Dandogli vita per farli ‘agire’, o ‘progredire’, cosicché non solo i personaggi ma gli stessi esterni, o le locande, o le stanze, seguendo il corso della storia sono obbligati a cambiare angolazione, la sfumatura che li illumina, subire/generare una alternanza (o offrire una alternativa). È come se i quadri dell’autore olandese divenissero un work in progress.

Il barcaiolo

Vedere scorrere sullo schermo tali capolavori che si è abituati a vedere cristallizzati è sorprendente. Non sempre sono facili da individuare, perché spesso [salvo non si conosca a menadito l’opera omnia di Van Gogh] ci si accorge che siamo ‘dentro’ quel quadro solo dopo che la scena è già inoltrata, o perché al contrario quel quadro prende forma nel momento in cui una sequenza sta dirigendo verso altro. Ma al di là della resa dei colori e delle animazioni che sono davvero spettacolari, ciò che suscita Loving Vincent è la commozione per una (dis)avventura umana tanto drammatica quanto ricca di valori, i più alti e i più bassi consumati insieme.

Il vecchio

Da una parte un destino beffardo che inserisce nello stesso involucro genio e follia; e la stupidità della gente facilmente pronta a condannare l’eccentrico, il diverso, il talentoso che può accaparrare l’attenzione e per questo dare fastidio a chi non ha alcuna dote. Sul versante opposto un legame di amore fraterno di straordinaria intensità, che si concretizza nel totale puntello di Theo alla claudicante realtà di Vincent, costantemente in bilico tra talento e angosce.

Notte stellata sul Rodano

Le iperboli lanciate sui poster come escrementi di piccione a insozzare i monumenti – sapete, i “capolavoro”, “fantastico”, “magnifico” che accompagnano ogni odierna uscita al cinema – questa volta, caso raro, rarissimo, hanno ragione di campeggiare sul bel poster, anche questi sempre più anonimi quando nel passato sono stati un’arte. Dunque, tutto davvero molto bello.

 

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