L'uomo di neve Book Cover L'uomo di neve
Thriller
Tomas Alfredson
Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Val Kilmer, J. K. Simmons, Toby Jones, David Dencik, Ronan Vibert, Chloë Sevigny, James D'Arcy
Marco Beltrami
12 10 2017
UK, USA
119'
16 10 2017, cinema Raffello, MO

Ho visto le tue foto sul giornale, pieno di medaglie, e ho pensato che dovevi avere una famiglia perfetta”.

È questa la studiata e originale molla che spinge il serial killer a sfidare il poliziotto Harry Hole – navigato protagonista di almeno 11 libri di Jo Nesbø, ex giocatore di calcio, chitarrista dei Di Derre, anche attore e autore di un disco solista. Ma soprattutto icona del thriller letterario.

Dalla trasposizione cinematografica di L’uomo di neve, però – nonostante tra i produttori esecutivi ci sia Martin Scorsese, in un primo momento candidato a fare da regista –, viene da pensare che se Dio è morto, se il rock è morto, è tornato il momento di chiamare un prete. Perché il genere thriller, se questo film fa testo, sta molto ma molto male.

 

Quando un film si basa su un solido libro, ci sono fondate probabilità che ne nasca qualcosa di buono. A meno che i produttori decidano – per motivi loro che vanno dal renderlo più appetibile per il botteghino a una migliore adattabilità alle regole dello schermo – a meno che, si diceva, i cineasti decidano di scostarsene in modo più o meno evidente.

Michael Fassbender

A meno che, viene da ipotizzare nel caso di L’uomo di neve, i produttori del film di quel libro comprino i diritti di sfruttamento solo per metà delle pagine. Per giunta scelte a caso: dalla 15 alla 28, dalla 42 alla 69, dalla 156 alla 234, e così via. Aggiungete che forse il libro di Jo Nesbø, considerato un fuoriclasse della letteratura thriller, forse, non è così solido (io non l’ho letto). Perché quello che abbiamo in L’uomo di neve è un originalissimo detective tormentatissimo e alcolizzato, con problemi affettivi e sentimentali; lo stesso poliziotto che in modo altrettanto originale diventa il bersaglio di un criminale che gli manda inediti biglietti di sfida ogniqualvolta questi decide di uccidere (una donna). Abbiamo anche dialoghi che trasudano inimmaginabile originalità del tipo:

– “Vieni su a prendere un caffè?

– “Vuoi portarmi a letto?”,

nonché una figura di maniaco la cui follia omicida è  mossa da un incredibilmente originale trauma infantile – del quale peraltro, si scoprirà sul finire, non ha capito un tubo. (Folle, imbecille, eppure fa il chirurgo plastico).

L’inquietante – scrivono i siti – uomo di neve

Al momento della resa dei conti abbiamo ancora un originale primo faccia a faccia dove invece di sparare si cianca sul ‘perché’ e sul ‘per come’ per un quarto d’ora, come si faceva nei b-movie di 50 anni fa.

Rebecca Ferguson, Michael Fassbender

E abbiamo un secondo, definitivo, sempre più originale, faccia a faccia dove invece di sparare si ciancia nuovamente a lungo. Infine, e qui concludo, abbiamo la più originale delle morti che toglie di scena il cattivo – si può svelare, visto l’accrocchio talmente sconcertante e il consiglio di starvene lontani – : per contrappasso, inghiottito dal ghiaccio come la madre tanti anni prima.

Val Kilmer

L’indagine di gran lunga più appassionante si rivela il difficile compito di riconoscere Val Kilmer. Ritrovarlo sullo schermo fa piacere. Riconoscerlo, impresa mica facile. Ci si convince che è lui solo alla terza apparizione, non prima. Ciò che ne resta del viso, inserito in un ammasso di ossa e carne che sembra in divenire, fuse e scalpellate insieme da una artista alle prime armi, pare.

Ma qualcosa di buono c’è, in L’uomo di neve. Consiste nei frammenti di Norvegia intercalati in una vicenda e una narrazione troppo scadenti per essere vere; e nell’unica dote che si può ascrivere a Harry Hole, il poliziotto che si fa trovare ubriaco lungo disteso per le vie di Oslo, ma quando vuole rinuncia a un buon bicchiere di bumba senza sforzo, spegnendo la cicca nel bicchiere, sprezzante: ascolta vinile.

 

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