Se n’è andato anche Mark Hollis. Prematuramente. Perché, come canta Billy Joel, “only the good die young”. Circondato da quell’alone di riservatezza che l’ha protetto anche in vita, non se ne conoscono le cause.

Talk Talk

La sua scomparsa non avrà grande eco perché già da molto si era ritirato dalle scene. Il grande pubblico non se ne ricorda più. Chi prestava orecchio alle radio degli hits, od occhio alle TV che trasmettevano i videoclip, negli anni ’80, avrà vaga memoria dei Talk Talk, non certo di Mark Hollis. 

Il musicista di Londra, nato nel 1955, si era defilato senza troppo scalpore, come fosse una cosa naturale. Con grande coraggio e coerenza. Coraggio perché quando raggiungi il successo la cosa più difficile non è trattenerlo, ma rinunciarvi volontariamente quando ancora l’hai tra le mani.

Mark Hollis

Hollis, orecchie a sventole che non avrebbe mai potuto fare il velocista, leader dei Talk Talk che spopolarono nella prima metà degli anni ’80 grazie a successi planetari come It’s My Life, ha fatto quello che la maggior parte degli artisti non riescono nemmeno a pensare: una volta raggiunto il primo campo alto, che assicurava comunque il dominio, invece di scegliere la strada più comoda, adagiandosi e andando a lento ritroso sfruttando la discesa, ha continuato a salire, partendo da dischi di enorme popolarità come It’s My Life (1984) e il seguente The Colour of Spring (1986), per inerpicarsi in direzione dell’aria più rarefatta, realizzando dischi sempre più ostici (al grande pubblico che ne aveva decretato il successo) e personali.

Mark Hollis, 1998

Fino  Spirit of Eden che segnò la fine dei rapporti con la EMI e il passaggio alla Polydor per Laughing Stock (1991), capolinea per i Talk Talk, cui ha fatto seguire un silenzio durato sette anni, e il sorprendente, inaspettato, ritorno solista intitolato semplicemente Mark Hollis. Una copertina in bianco e nero e il nome scritto piccolissimo, come non fanno mai le star. Una gemma musicale, faticosa da indagare come la sua vita artistica e privata, e un suicidio commerciale annunciato. Forse cercato. Dopodiché il ritiro definitivo dalle scene, fatta salva qualche breve e sporadica collaborazione, ma sempre mantenendo il profilo basso.

Il disegno che portò alla copertina

Una figura esemplare, Mark Hollis. Un maestro di come si dovrebbe gestire il successo e la capacità di essere artista. Un esempio che chi dovrebbe farlo non indica, e chi avrebbe bisogno di imparare la lezione non ricerca. Un uomo ammirevole, soprattutto. Nel dare una spiegazione al ritiro dalle scene disse: “Ho scelto la famiglia. Forse altri sono capaci di farlo, ma io non potrei andare in tour ed essere contemporaneamente un buon padre”.      


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