Let Me Fly Book Cover Let Me Fly
Mike & The Mechanics
Pop
CD, LP
7 4 2017
UK
BMG ‎ 53826 4601
50:36

 

‘Naso Mike capo officina’ torna a fare danni. Non è il titolo del nuovo cartone Pixar, ma lo stringato resoconto dell’ennesima triste prova di Mike Rutherford e dei suoi sbullonati meccanici. Non ci sarebbe bisogno di dire altro. Tempo sprecato. il suo in sala di incisione, il mio ad ascoltare dodici, lunghi, infinitamente noiosi brani che sembrano scritti e interpretati da un gruppetto di esordienti al primo demo tape. No, l’esatto contrario: in un demo se tutto va bene si può trovare qualche buona idea da rifinire, entusiasmo, qualcosa su cui puntare a medio o lungo termine. Qui c’è solo stanchezza, cervelli appannati, anche peggio, calcolo. Si fa fatica a ricordare che moviola-Rutherford – se Clapton è slowhand – abbia fatto parte, con costrutto fino a un certo punto, con distrutto dalla fine del punto precedente in avanti, dei Genesis.

Genesis. Dà ancora le vertigini pensare a ciò che hanno fatto quelli là in un magico lustro. Ma il punto non è questo. Fine della stagione, le cose non possono andare avanti all’infinito. Va accettato. È crollato l’Impero Romano. È finita l’Inter di Mourinho. Ci sta che Tony Banks ci provi ma colto da stato confusionale poi rallenti fino a fermarsi. Grazie a Dio, prima che sia troppo tardi. E ci sta che Phil Collins faccia un tentativo, di tanto in tanto. Da Gastone Paperone, al quale tutto andava bene, è diventato talmente Paperino che resta comunque simpatico a oltranza, e qualcosa – da fuoriclasse qual è stato – in qualche modo la azzecca.

Il punto, dicevo, non è aspettarsi chissà che: il nuovo Foxtrot, o Selling England By The Pound Part II. Mike, vuoi fare il pop? Bene, fai il pop. Ma benedetto ragazzo, provieni dalla terra di Beatles, XTC, Television Personalities, Tears For Fears, Louis Phillippe (inglese d’adozione, ok), nomi che rappresentano diverse decadi… non puoi ridurti a fare il Gigi D’Alessio di Guildford. Un po’ di dignità.

Come dite? Volete la recensione di Let Me Fly? Eccola, e sono serio: “Mike Rutherford, che continua a suonare la chitarra elettrica come avesse ricevuto Il Chitarrista In 24 Ore in regalo ieri, compone dodici scamorze che non prenderebbero in considerazione nemmeno i Chipmunks di Alvin Superstar. Qualcuno lo fermi”.

Facciamoli noi, che tutto sommato gli vogliamo ancora bene: facciamo una colletta per pagare una band. Ma di rapinatori. Che gli porti via chitarre e tutto ciò che in casa gli serve per registrare. Solo quello, per carità. Crowfunding a fin di bene. Perché rimanga qualcosa da ricordare dei bei tempi andati; ché nelle vecchie foto, con quel doppio basso, i lunghi capelli e una barba da corsaro, il vecchio Mike faceva anche la sua bella figura, oltre a suonare e pure comporre bene.

Ma se non riuscissimo a raccogliere la cifra necessaria, Mike, ascolta il consiglio di un amico. Fermati e goditi i nipotini, strimpella qualcosa per loro, che per i nipoti il nonno è sempre il nonno, anche se suona la Fender come te. Perché i vecchi detti, come ricorda il quarto brano di Let Me Fly, The Best Is Yet To Come, non sempre hanno ragione. Il meglio - solo musicalmente, suppongo e auguro - se n‘è andato da quel pezzo.

 

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