True Rockers Book Cover True Rockers
Monster Truck
Hard rock, Blues rock
14 9 2018
CD, LP, Download
Mascot Records ‎– M75472
39’ 13”

 

Se vi sentite in debito di energie psicofisiche e il vostro elisir è la musica, provate True Rockers dei Monster Truck, per un paio di volte di seguito. Una scossa di vitalità è garantita.

Quartetto canadese di Hamilton, Ontario, al terzo disco, i Monster Truck – nome che la dice lunga sul genere che vi spiattellano in faccia senza mezze misure – sono una formazione dedita al Hard-rock-Blues ad altissimo concentrato energetico. Una delle tante band che di questi giorni ‘senza pietà’ ci pestano duro, ma che però mette un pizzico di originalità sin da quel tastierista – tale Brandon Bliss che si dà un gran daffare all’organo, in stile Jon Lord dei Deep Purple – che per il genere non è cosa affatto scontata.

L’attacco al fulmicotone di True Rocker – featuring Dee Snider ex cantante dei Twisted Sister –, Thundertruck, Being Cool Is Over – titolo meraviglioso –, Young City Hearts dalla melodia abrasiva ma accattivante, il ritornello di Evolution che vi si appiccica in testa come un insetto sulla carta moschicida, e poi In My Own World, Denim Danger e Hurricane che poggia su un riff dinamitardo, sono tutti proietti sparati a 300/khm, oltre che sospinti da parti vocali/cori che hanno la potenza di un uragano.

Ma in mezzo a tanta irruenza, quando oramai le orecchie hanno fatto il callo a una colata di suono fuso che genera una incerta attrattiva, ecco la insperata comparsa di una manciata di brani che – anche grazie a parole che sottintendono un determinato acume – rallentano la frenetica corsa del mostruoso mezzo che vuole dimostrare di essere pesante ma anche pensante.

Il crudo blues rock di Devil Don’t Care innanzitutto:

How many times have you helped your brother? / How many times have you heard your sister's plea? / Now is the time for us to need each other” (…) / You can't sell your soul / If nobody wants to buy it / Sell your soul / It's already second hand.

E quello di The Howlin’, che non riesce a fare a meno di aggiungere il vezzo di una ululante armonica a bocca che trasuda rabbia e dolore:

I've seen things that I thought where real / And things that are / And when I am a old man / I won't be sleeping to live, yeah, oh / For the rest of my days / The spirit holdin' on / The howlin' of the wind / It chills my bones, yeah / The howlin' of the wind / Let's me know I'm not alone, oh no.

Non ultima, poi, ma una delle migliori, la strascicata e dolente ballata elettrica Undone:

There's a demon within / And it's fighting my will to submit (…)/ I've got the will to resist though time will tell if I can, yes it will / Your feeling persists, and I'm dying here of brokenness / It's hot, I'm drowning / I just feel so undone! / Can anybody hear me? / Feel so undone! / Can anybody hear me?.

Una canzone tratta dal disco precedente, Sittin’ Heavy del 2016, intitolata The Enforcer, viene mitragliata dagli amplificatori della Scotiaband Arena, casa dei Toronto Maple Leaf, squadra di hockey della National Hockey League, considerato il campionato più importante al mondo di questo sport, ogni volta che i Leafs segnano. Se li hanno adottati loro, che sulla pista di ghiaccio si picchiano come fabbri ferrai, i Monster Truck devono davvero compiere bene il loro lavoro.

E fanno bene anche a noi: una dose di elettricità – brutale, calibrata e ponderata al punto giusto – in alternanza alla presunta cerebralità e spocchia di certo rock che si crede superiore per volere di Dio, di tanto in tanto è un vero toccasana.

 

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