Chiude la porta dietro di sé, per sempre, Bill Paxton.

Con tempismo perfetto, verrebbe da dire, se non si trattasse di una brutta notizia: muore la notte degli Oscar. Un congedo che sa del colpo di scena, come si vede in alcuni dei suoi film migliori.

Bill Paxton non è stato un attore di primissimo piano, ma decisamente qualcosa di più di un buon caratterista. Uno di quelli che ti fa piacere vedere sullo schermo anche in una parte di contorno, anche quando sbuca a sorpresa perché nei titoli di testa non è citato o si perde tra i tanti nomi in quelli di coda.

Faccia da bravo ragazzo un po’ gigione. Perfetto per il ruolo del soldato semplice Hudson di Aliens – Scontro finale, l’antitesi del graduato Hicks interpretato da Michael Biehn: questi il classico duro che venderà cara la pelle, Hudson invece come la maggioranza di noi tutti, che si trova a fare il marine per prendere uno stipendio, e quando capisce con chi ha a che fare – Alieni carognoni come non ce n’è – allora non può che farsela addosso. Paxton e Biehn si ritroveranno sullo stesso set alcuni anni dopo, nel 1993. Questa volta per un western, Tombstone, di George Pan Cosmatos, dove Paxton interpreta Morgan Earp, fratello del famoso Wyatt, e Biehn anche questa volta veste i panni di un’ira di Dio, il feroce pistolero Johnny Ringo.

Per James Cameron, Paxton era una sorta di mascotte al quale ha spesso riservato qualche piccolo ruolo nei suoi blockbaster: oltre Aliens – Scontro finale ci sono stati Terminator, True Lies, Titanic. Ma al di là dei film di puro intrattenimento, quando c’era da fare ‘sul serio’ Bill non ha mai tradito: Apollo 13 e U-571 sono nella lista dei film che non si possono scordare, ma su tutti si staglia la prova che offre per il bellissimo – e sottovalutato – Soldi sporchi (1998) di Sam Raimi, dove l’attore texano gareggia per bravura con Billy Bob Thornton. Coppia destinata a riformarsi per un altro piccolo miracolo: Qualcuno sta per morire del 1992, su soggetto e sceneggiatura di Billy Bob Thornton; film a basso budget che deve uscire solo per l’home video ma la spinta del passa parole spinge la produzione a portarlo in sala, mossa quanto mai azzeccata perché il film si guadagna una messe di recensioni favorevoli e fa incetta di premi.

Ma ci sono altri registi importanti nella prolifica carriera di Paxton: Jonathan Demme (Crazy Mama), Walter Hill (Strade di fuoco), Katheryn Bigelow (Arriva il buio), Ron Howard (Apollo 13), Jean De Bont (Twister), Robert Rodriguez  (Spy Kids), Steven Soderbergh (Knockout- Resa dei conti).

Ha fatto anche della TV, telefilm, ricevendo ottime recensioni per la miniserie western Hatfields & McCoys prodotta da History Channell,  facendo parte del cast di Agents Of S.H.I.E.L.D., e di quello di Training Day, che parte da dove si è fermato l’omonimo film con Denzel Washington e Ethan Hawke (2001), che la CBS inizia a trasmettere in questi giorni.

C’è un avvenimento ‘strano’, però,  nella vita di Paxton. Quando ha otto anni è tra la folla che a Dallas, il 22 novembre 1963, è appostata fuori dal Hotel Texas in attesa di vedere uscire John F. Kennedy. E nel Sixth Floor Museum che si trova nell’esatto edificio dal quale la storia vuole che Lee Harvey Oswald abbia sparato al presidente degli Stati Uniti è esposta – tra i tanti oggetti e reperti che ricordano il tragico evento–una foto che ritrae Bill bambino in una posa impressionante: qualcuno che non si vede lo regge, e lui, spalle e testa galleggiano su tutti, troneggia sulla folla eccitata. Quasi una anticipazione, simbolica, di quello che sarebbe stato.


Paxton ha avuto anche un legame diretto con la musica rock. Insieme a Andrew Todd Rosenthal ha formato il duo Martini Ranch, autore di un unico album, Holy Cow, 1988 (Sire Records Sire ‎9 25674-2 ) – e un paio di EP – prodotto da James Casale dei Devo, con la partecipazione di altri membri della band di Akron – Alan Myers e Mark Mothersbaugh -, di Mark Isham, Cindy Wilson (B-52’s), e Patrick O’Hearn (Frank Zappa a tanti altri).

Reach, lo stralunato e grottesco video della canzone che promuoveva il disco – un mix wave/dance dalle citazioni western morriconiane – è diretto da James Cameron, e tra le comparse ci sono Kathryn Bigelow che sarebbe diventata sua moglie e il caratterista icona Lance Henriksen (Aliens – Scontro finale). Non certo indimenticabile, musicalmente, ma una freccia in più nella faretra del poliedrico Paxton che sul disco canta e si adopera ai sampler.

Per il 28 aprile del 2017 è programmata l’uscita – negli USA – di The Circle, ultimo film di Paxton in tutti i sensi, con un cast importante – da Emma Watson a Tom Hanks.

Sessantuno anni per andarsene, a seguito di complicazioni per un intervento al cuore, sono pochi.
Addio private Hudson.

Un film è un granello di polvere, se paragonato agli accadimento delle nostre vite,  a quello che attraversiamo, a ciò che ci segna nel profondo. È un mistero, ma certe macchie grosse puoi rimuoverle, con un sistema o l’altro. Un granello di polvere no, non ci riesci. Troppo piccolo. Talvolta troppo radicato in profondità. Maledettamente sempre presente.

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