Homegrown Book Cover Homegrown
Neil Young Archives Special Release Series – SRS 02
Neil Young
Rock, Folk-rock
19 6 2020
Vinyl, LP, Album, Limited Edition, CD, Download
USA/Canada
Reprise Records ‎– 093624898689
35’22”

 

Biografia

Troppo lunghe e ricche di registrazioni e avvenimenti, la vita e la carriera di Neil Young per essere riassunte in così breve spazio. Ricordiamo solo che il musicista, roccioso classe 1945, è di origini canadesi e ha una percentuale di sangue indiano nelle vene. Che è una delle leggende del rock ancora in vita e resta combattivo e coerente come pochi altri artisti, compresi quelli della sua generazioni.

Discografia

Listiamo solo le ultime registrazioni:

Tonight's The Night Live (Reprise, 2018)
Songs For Judy (Shakey Picture, 2018)
Paradox (Reprise, 2018)
Tuscaloosa (Reprise, 2019)
Homegrown (Reprise, 2020)

 

Dice, “è uscito il nuovo disco di Neil Young”.
E quando l’ha registrato?”.
Nel 1974/’75”.

Beh, mica uno che fa le cose in maniera avventata…
Scherzi a parte, la notizia consiste proprio in questo: Homegrown si colloca nel cuore del periodo più creativo e brillante del canadese. Un disco che avrebbe dovuto essere pubblicato dopo Harvest, ma il musicista ritenne troppo personale e doloroso per esporlo a orecchie pubbliche.

Molte canzoni ruotano attorno alla liaison deragliata con la partner e attrice Carrie Snodgress, e Young non aveva voglia di mandare in affanno il cuore ogni volta sentite alla radio o riprodotte sul palco nel tour che sarebbe seguito.

Uno strano approccio, dato che un esercito di teste pensanti ha fatto delle proprie pene d’amore il carburante a più alta efficienza creativa della propria arte, e le ha messe in piazza proprio per esorcizzarle, per decretarne la definitiva, ufficiale, sepoltura come si fa simbolicamente con annunci e manifestini mortuari.  Neil Young no, ha preferito tenere il cadavere in ghiacciaia e riesumarlo dopo quasi mezzo secolo. Tanto gli è servito per elaborare il lutto.

1974/’75 significa – paradossalmente – freschezza, l’immediatezza da primo take, un modo di lavorare da artigiani, geniali, che non esiste più. E se è vero che alcuni pezzi sono in seguito stati distribuiti su vinili a venire (Love Is A Rose fa parte della raccolta Decade e Linda Ronstadt ne ha fatto un hit nel 1975, Homegrown trova spazio su American Stars’n Bars insieme a Star Of Bethlehem, White Line si colloca all’interno di Ragged Glory e Little Wing di Hawks And Doves), canzoni come  Separate Ways, Mexico, Kansas, White Line, Little Wing – tanto bella, quest’ultima, quanto purtroppo di breve durata – brillano di una luce, indipendentemente dai dolori che si soffermano a indagare, proveniente da un mondo che non esiste più. Sfavillano di un bagliore come quello che vediamo provenire dalle stelle, stazioni di partenza in alcuni casi già sbriciolate.

È cambiato tutto: il modo di comporre, registrare, ascoltare, fruire i dischi… finanche la posizione della Terra rispetto al Sole, e di questo riguardo al Sistema Solare. La radiazione luminosa – in tutte le sue accezioni – è mutata fisicamente e idealmente.

Non è questione di nostalgia, ma la presa di coscienza che il cambiamento è inevitabile e non considera il concetto di buono o cattivo.

In studio di registrazione la spontaneità, anche ruvida, è stata soppiantata dalla tecnologia che corregge ogni imperfezione. Una volta i somari volavano, ora pare che sappiano anche suonare o cantare.

Se nei sotterranei Neil Young nasconde altri cold case della qualità di Homegrown, quando deciderà di disseppellirli, saremo felicissimi di farne l’autopsia.


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