Nella tana dei lupi Book Cover Nella tana dei lupi
Azione, Thriller, Poliziesco.
Christian Gudegast
Christian Gudegast
Gerard Butler, 50 Cent, O’Shea Jackson Jr., Pablo Schreiber, Evan Jones, Maurice Compte, Kaiwi Lyman, Dawn Olivieri, Mo McRae, Eric Braeden, Meadow Williams, Cooper Andrews, Brian Van Holt.
Cliff Martinez
5 4 2018
USA
120’
11 4 2018, cinema Raffaello.

 

Mi lamentavo, dopo la visione di Hostiles, della poca dimestichezza delle sale cinematografiche italiane con il Western. Ma ci sono altri generi che sono paragonabili a specie in via di estinzione dalla sala. Il film di Guerra, per esempio. E sempre più raro diventa anche il gangster movie; quello che in particolare narra il gran ‘classico’ della rapina alla leggendaria banca mai violata in precedenza.
Nella tana dei lupi appartiene al risicatissimo filone. Ma a differenza di Ostili non spara bene le sue cartucce.

Gerard Butler

Il problema risiede proprio nella rarità che ammanta il genere: per tale motivo il team che presiede alla parte creativa della realizzazione – soggetto, sceneggiatura, regia: come sempre più spesso accade rappresentato da una sola persona, Christian Gudegast nello specifico – sente il dovere di giocare la carta della ‘sorpresa’ a tutti i costi per spiazzare lo spettatore. Quando in verità le cose che si chiedono a un ‘onesto’ poliziesco sono buona azione, tensione che ti inchiodi alla sedia, scontri a fuoco da farti abbassare la testa e saltare in aria gli ultimi pop corn rimasti nel bicchiere. Quando ci sono questi siamo a buon punto. Aggiungi un buon cast e siamo in prossimità del traguardo. Se poi riesci ad aggiungere la ciliegina del finale che spiazza – qualcosa sul genere di Il colpo (2001) o Inside Man dal quale qui si pesca grosso – allora siamo entrati con tutti e due i piedi nella lista dei capolavori – del genere –; ma è cosa sempre più difficile, anzi rara.

Pablo Schreiber

Nella tana dei lupi ha un bel protagonista, il ruvido Nick “Big Nick” O’Brien che comanda una squadra di poliziotti che amano poco le regole e adorano prendere i cattivi per la collottola. Dall’altro lato c’è Ray Merrimen –  Merry Men era il nome originale della band di Robin Hood – un cattivo per il quale la sceneggiatura pretenderebbe rispetto, ma in realtà resta solo abbozzato. Lo stesso vale per il resto della cricca dei bandidos, ex marines che ammazzano senza battere ciglio gli sbirri ma non torcono capello, fino dove possibile, ai civili. Giusto per tornare a Robin Hood. La rapina deve essere consumata ai danni della Banca Federale di Los Angeles, la banca delle banche che ha subito 53 assalti, nessuno dei quali riuscito.

L’unica banca mai rapinata, e noi la castigheremo”.

Ma c’è di mezzo un terzo personaggio da tenere d’occhio benché faccia di tutto per restare ai margini: tale Donnie Wilson, florido ragazzotto nero che per sbarcare il lunario si adopera da barman ma entra nella banda di Merrimen perché fenomenale al volante di auto che filano come missili. Peccato – per la buona resa del film – che all’atto pratico i mezzi utilizzati per realizzare la rapina saranno un furgone portavalori e un paio di camion della nettezza urbana. Nessuno guidato da Donnie.

O’Shea Jackson Jr.

La buona etichetta per chi scrive di questo tipo di film vuole che non si sveli troppo. Giusto. Proseguirò mettendo in evidenza solo un paio di altre falle, su tutte, che fanno imbarcare non poca acqua all’incerto natante di Gudegast. Uno: la sparatoria finale, da apocalisse, con armi da guerra, che si svolge tra decine di auto piene di civili; cosa che basterebbe per ritirare distintivo e pistola e mitra a tutta la squadra di Big Nick la sera stessa. Due: l’ennesimo ammanettato – personaggio cardine – che lasciato solo dentro l’auto della polizia fugge aprendo i ferri con la solita spilla da balia.

Accidenti, abbiamo visto fuggire in questo modo Hannibal Lecter e altre centinaia di pericolo pubblici, prima e dopo di lui. Viene spontaneo chiedersi come fabbricano le manette negli Usa. Ma quale Federale Reserve!, la rapina del secolo è quella che i fornitori di manette stanno perpetrando da tempo immemore ai danni del governo degli Stati Uniti.

La banda

Come non bastasse, ci pensa la distribuzione italiana a inferire la mazzata definitiva al film. Nella versione originale, o meglio integrale, Big Nick oltre a Merrimen sta affrontando un altro importantissimo scontro. È alle prese con la moglie che vuole il divorzio. Bene, preparatevi a non vedere nulla di tutto ciò che riguarda la vita privata del super poliziotto perché sono state tagliate almeno tre scene: quella con la consorte che gli chiede di firmare le carte per la separazione, una seconda dove Nick litiga e fa a cazzotti con il nuovo compagno di lei, la terza nella quale l’investigatore si reca a prendere la figlia a scuola in un tentativo mancato di riappacificazione. Tutto per 20 minuti di girato, che non sono poca cosa. Non solo perché in tal modo la figura di Big Nick assume tutt’altro contorno, ma perché tre attori vengono del tutto, arbitrariamente, vergognosamente, cancellati dal film.

Gerard Butler

Peggio della censura: perché se i cerberi della morale tagliano per presunte questioni ideologiche, i distributori lo fanno solo per permettere una visione – rabberciata – in più che porterà ulteriori soldi in cassa.

Due stelle di voto vanno a Nella tana dei lupi che spreca l’occasione. Una sola, invece, ma di taglia XXL, andrebbe riportata nello stile del tenente Aldo Raine rispetto al colonnello Hans Landa (Brad Pitt e Christoph Waltz in Bastardi senza gloria) sulla fronte dei responsabili, a proposito di lame, dei tagli.

 

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