Dice, “com’è comodo il Kindle. Vuoi mettere?, ci stanno dentro centinaia di libri; e allora basta con l’ingombro e il peso dei libri!”. Sarà. Però se siete à la page le vostre non sono vacanze ma avventure che Jules Verne, a raccontargliele al ritorno, avrebbe gettato la penna alle ortiche per darsi al decoupage. Se dunque amate infrattarvi nella jungla con machete in una mano e antidoto per i veleni di insetti e serpenti nell’altra, piazzare la tenda sulla cresta di un 8.000 come foste il piccolo di un’aquila nel nido, o risalire il Fiume Giallo alla stregua dei marines dopati di Apocalypse Now, dove la trovate una presa per ricaricare l’e-reader?

Al contrario, se fate parte della schiera che non sa rinunciare alle comodità dell’albergo, anche meglio del villaggio turistico, il tempo per leggere un libro non l’avrete mai: perché qualcuno vi ha programmato la vacanza con decine e decine di impegni che vanno a sommarsi all’impazienza di gettarsi a capofitto nella movida indigena, tra discoteche, bar, locali sui quali vi siete informati prima di partire.

Tarantola Golia

Il peso e l’ingombro di un libro di carta può essere una rogna, vero, ma può salvarvi la vita. Nella jungla, quando nella tenda si intrufolasse un ragno gigante, che fate, gli tirate un Kindle? Quello se lo sgranocchia e poi passa a interessarsi di voi doppiamente inferocito. Mentre con le oltre 1.000 pagine di Infinite Jest di David Foster Wallace o IT di Stephen King la tarantola la spiattellate al primo lancio. Lungo il Fiume Giallo, tomi come quelli sono capaci di farvi scudo da proiettili e frecce. Sull’Annapurna, all’occorrenza ci fate un falò che vi mantiene in vita fino all’arrivo dei soccorsi. Nessun dubbio. Niente è come la carta.

Del resto, quello che vi distingue in società, che vi rende una persona rispettabile, che fa da confine tra dignità e ruolo di indesiderato, si chiama carta di credito, mica Kindle di credito.

 

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