Sembra un B movie di SF. La trama: un virus sperimentale fugge dai laboratori dell’esercito; servirebbe per mettere a tacere gli avversari, i dissidenti, gli intellettuali pacifisti. Ma più forte del previsto, e in evoluzione una volta in strada, attacca la gente di cultura, musicisti compresi, quelli contro l’establishment o in qualche modo fuori dagli schemi. Muoiono così letterati (Eco, per esempio) e rocker a frotte. L’ultimo, fulmine a ciel sereno, lo sapete, è Prince.13881006

Che Prince fosse un musicista fuori dalla norma lo attesta prima di ogni cosa l’essere – laddove non amato – per lo meno ben accetto da tutti gli appassionati di musica, in maniera trasversale. Perfino dai metallari che non sono certo dei teneroni, dai prog nerds che faticano a sopportare il vicino di genere, dagli psichedelici che giudicano quello che ascolti con un sorrisino di sufficienza perché il ‘tuo’ è rumore il loro è feedback, il ‘tuo’ un solo fine a sé stesso il loro incredibile perché acido, il ‘tuo’ un brano acustico all’acqua di rose il loro una lisergica ballad, e via di questo passo.

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Prince suonava egregiamente Rock. Ma stantuffava Funky, miagolava Soul, ancheggiava Rythm’n’Blues. Di eccellente fattura. Cose che in genere, però, sui rockettari hanno l’effetto che crocifisso, aglio e acqua santa fanno sui vampiri. Inoltre era un nanerottolo eccentrico di personalità straripante, provocatorio e sex-centered, ricco sfondato e ballerino sublime. Circondato da bellissime donne che benché seminude facevano egregiamente il loro mestiere (suonare, cantare, ballare: Wendy & Lisa, etc.), tanto che nemmeno le femministe trovavano appiglio per la critica sullo sfruttamento sessista della donna.prince-cloud-guitar-3

I rock fan di fronte a tutto questo solitamente sudano freddo, sono presi dalla convulsioni, perdono il senso dell’orientamento. I Metallica o Bruce Dickinson mica fanno la spaccata. Ozzy Osbourne, ci avesse provato come Prince, l’avrebbero poi dovuto rimettere insieme con una saldatrice, di quelle che si adoperano per fondere la lama sulla prua delle rompighiaccio. Le chiaviche sul quale il virus che si porta via i migliori non scatena neppure un raffreddore hanno vita facile e lunga. I Pooh, privi di Soul, Funky, sculettamenti e spaccate – con Stefano D’Orazio al posto di Sheila E., de gustibus – ma neppure lontanamente maleodoranti del più triviale Rock, riempiono ancora gli stadi e camperanno, birra o no, cent’anni.

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Ma voglio esagerare: Prince era nero. Esprimo il pensiero di neonazisti e leghisti, quelli che “gli extracomunitari ci portano via le donne” (senza grosso sforzo, direi) così come il lavoro: pensate alle date di Prince in Italia, quante band che si esibiscono a Casa Pound avrebbero potuto suonare al suo posto al Forum di Assago o allo stadio Braglia di Modena (!?). Eppure azzarderei la scommessa che i dischi di Prince circolano pure tra i leghisti. E che qualcuno alle note di Kiss, nascosto a occhi indiscreti, camicia verde e jeans attillati, si comporta come Kevin Kline in In & Out al momento della prova di mascolinità.

Prince - rain

God Save The Queen è un motto che lassù – nell’alto dei cieli – hanno preso sul serio. La Regina Elisabetta ha da poco festeggiato 90 anni e risulta in perfetta salute. Un poeta, o un’altra autorità nel ramo della parola scritta, dovrebbe finalmente decidersi a coniare una sentenza, a mo’ di sortilegio, che protegga il meglio del nostro genere (umano) che si esprime in modo sommo attraverso l’arte. La lista dei morti da ricordare al minimo con nostalgia sta diventando troppo lunga.

È troppo tardi per salvarlo, ma che Dio abbia in gloria Prince.

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