De Gregori canta, suona, probabilmente si muove come, e sembra imitare, Bob Dylan. Forse si prepara per Tale E Quale Show.

Signore e signori, rullo di tamburi, Amore E Furto è FINALMENTE disponibile. Un evento pari, se non superiore, al cofanetto Le Nostre Anime di Franco Battiato. Un disco, ci raccontano le interviste rilasciate alla stampa che conta, registrato nientemeno che tra una data e l’altra del precedente tour. Stakanovistaccio!

De gregori canta Dylan cover

De Gregory – conviene chiamarlo così per questo disco – mica se ne va al museo o si gode in altro modo le città che attraversa quando in tour. Non ci pensa nemmeno. Lui lavora, registra, in gran segreto, indefessamente. Per Amore: l’amore che nutre nei confronti di Bob Dylan. Tale e tanto che perfino Amore E Furto è la traduzione pari pari di Love And Theft, album del 2001 di Dylan osannato dalla critica. Gli sarà venuto il mal di testa cronico, a forza di pensare, al cantautore romano.

Francesco De Gregori Roma, marzo 2008

Ci sta. Ci sta tutta, questo tipo di operazione: si fa, a più livelli. Sei un appassionato, hai la tua piccola band fatta di amici, registri un bel demo a tema, tutte canzoni del tuo idolo appunto, ne fai stampare 200 copie su CD o cassetta C7 che è tornata di  moda, e il cadeau è bell’e pronto: lo regali ad amici e parenti. Anche ai bambini, che fanno “oh”. Un vecchio amico c’ha provato anni fa col vinile, gran bel disco tra l’altro, tutta musica originale, ricercato perfino dai collezionisti. Un giorno ve ne parlerò. Se invece sei un miliardario attempato che ha ottenuto tutto, magari ti trovi in un momento di appannamento e non sai che pesci musicali prendere, ecco che allora puoi alzare l’asticella: registri cover di Bob Dylan, e siccome hai un pubblico che va ben oltre amici e familiari, un esercito che (detto tra parentesi) ti ha riempito le saccocce fino a farle scoppiare e ancora continua, ecco che per ringraziarli, o solo per fare il figliol prodigo, rendi disponibile via sito ufficiale il risultato del tuo cazzeggiare già realizzato da mille prima di te: free download delle imperdibili cover di Bob Dylan che tutto il mondo invidia!
Come dite? Amore E Furto su Amazon viene venduto a 19 euro? Ah. Solo ora comprendo il titolo, la sua seconda parte: ma apprezzo il fatto che col passare degli anni The Gregory sia diventato meno ermetico.

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Il furto del titolo, quindi, non va inteso a danno di Dylan. Che da parte sua, ‘porello’, a 74 anni, l’età della saggezza, in molti casi della spiritualità, va in tour accontentandosi: a Bologna, teatro Manzoni, biglietti a 145 euro. Ma a Milano va di gran lunga meglio: al teatro degli Arcimboldi ci se la cava con soli euro 98. Sul sito di ticketone.it scrivono che “Bob Dylan ha deciso di allungare e terminare nel nostro paese  il suo tour portando, dopo gli stadi e le arene, il suo spettacolo in teatro a novembre”. Nel frattempo credo si sia intrattenuto a lungo con Renzi che deve averlo convinto che gli USA, in forte ripresa dal punto di vista economico, già sentono l’italico fiato sul collo. Che presto allo Zio Sam, e al suo rachitico dollaro, spezzeremo le reni. Non si spiega altrimenti l’ “allungare e finire in Italia, dopo arene e stadi sold out”, un tour da 100 euro di media a biglietto. Io me lo ricordo il fan tipico del miglior Dylan: portava l’eskimo e girava in Ciao. Al massimo con la 2 Cavalli. Come 2 erano le lire che c’aveva in tasca. In questi ultimi anni deve essere successo qualcosa che mi sono perso. Forse a fare suonare i dischi di Dylan al contrario, quelli dopo la svolta cristiana, invece di frasi sataniche ci si trova dentro le formule per vincere in borsa.

Bob Dylan performs in 2012

In più, per questo giro Dylan non concede interviste. Evidentemente è stanco di rispondere alle solite domande. Una faticaccia. Una noia. Offrirsi per mezzora, chiusi in una stanza, a sti quattro giornalisti come fosse una gang band. Prezzolati reporter che poi, ovvio, sarebbero stati sempre gli stessi, le firme D.O.C., quelli di lungo corso programmati alla genuflessione al totem… che pur tuttavia, una volta, quando lo sbarbato Dylan girava col cappellino a raccogliere monetine tra i buoni di cuore, probabilmente facevano comodo. A quei tempi, il menestrello di Duluth, i giornalisti li sarebbe andati a prendere a casa e li avrebbe riportati indietro in bicicletta, e alle domande idiote avrebbe trovato una risposta intelligente.

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Ma ora che i ruoli si confondono, che la gente continua a vedere in un paio di intellettuali compiaciuti, arricchiti in maniera imbarazzante, inariditi, e anche un tantino ingrati, i cantori della protesta, i poeti, i rivoluzionari, i menestrelli (e basta!), meglio per un po’ occuparsi di altro. Meglio andare al cinema. Oppure, per restare fedeli al genere, ascoltarsi un disco di Woody Guthrie, o Pete Seeger, uomini dalle vite coerenti alla loro arte.

De Gregori Canta Bob Dylan”? Resto in attesa di “De Gregori Canta Bene”.

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