Parasite Book Cover Parasite
Commedia, drammatico, noir
Bong Joon-ho
Bong Joon-ho, Han Ji-won
Kang-ho Song, Sun-kyun Lee, Yeo-jeong Jo, Woo-sik Choi, So-dam Park, Jeong-eun Lee, Hye-jin Jang, Ji-hye Lee, Ji-so Jung, Myeong-hoon Park, Seo-joon Park, Keun-rok Park
Jung Jae-il
6 2 2020
Corea del Sud
132’
Mercoledì 19 2 2020, cinema Raffaello, sala 3

 

Gli esseri che vivono sfruttandone altri, della loro specie o diversa, sono detti parassiti.

I parassiti del film coreano di Bong Joon-ho sono una famiglia composta da padre, madre e due figli che si conficcano come zecche nelle succulenti carni della famiglia Park: lui un potente capitano d’azienda, la moglie, due figli e la governante ottenuta in eredità insieme alla casa comprata e disegnata da un importante e famoso architetto.

La famiglia Parasite

Parasite ha conquistato Cannes, mentre a Hollywood ha sbaragliato la concorrenza facendo man bassa delle statuette più importanti: miglior film, regia, sceneggiatura originale; e film internazionale. Tre delle quali sembrano ottenute come certi rigori assegnati alla Juventus, quelli dei quali tutti – tranne i bianconeri – si lamentano.

In questo caso però sono tutti lì a darsi di gomito e farsi l’occhiolino: visto che fichi che siamo?, “noi sì che sappiamo capire e apprezzare il film d’autore sparato dall’altro capo del mondo come non fanno più con i razzi militari!”.

Mi sa che questa volta il tanto, giustamente, vituperato presidente degli USA ha visto bene.
Ci ridate Via col Vento per favore?”, il commento di ‘pel di carota’ Trump alla notte degli Oscar.

Gli stupidissimi ricconi

Ma torniamo al film orientale che ha stupito il mondo occidentale del cinema.
Tutto inizia con il giovane Kim Ki-woo che si spaccia come studente universitario per dare lezioni di inglese a Da-hye, figlia dei ricchi Park. Poco dopo sarà la volta della sorella, introdotta come esperta di arte per erudire il Park più piccolo. Ed ecco a brevissima distanza il padre Ki-taek accaparrarsi il sedile da autista e Chung-sook, la madre, prendere il posto della governante tutto fare. Una famiglia di parassiti che non si fa scrupoli nel fare licenziare gente che sta svolgendo il proprio lavoro con onestà e arriverà fino a uccidere. Con un quasi-lieto fine che stride come fa buona parte dell’opera intera.

Lo scantinato dei parassiti

Dovrebbe trattarsi di satira nei confronti delle classi più abbienti? Prendiamo per buono che la signora Park sia una cretina – ma doveva esserlo proprio totale?, che si beve tutto, intendo fesserie, con una facilità esagerata –, ma il marito che ha conquistato New York (così recita un ritaglio di giornale che campeggia nel salotto), a capo di una azienda di informatica, può anch’egli farsi infinocchiare una due tre quattro volte… da un branco di guitti allo sbaraglio che non avrebbero superato il vaglio di Brancaleone da Norcia per entrare nella sua armata?

Le mutandine lasciate volutamente in auto (ancora!?) per fare licenziare il giovane autista, la presunta artista che non sa tenere in mano una matita eppure raggira tutti, Ki-taek e Chung-sook – il padre e la madre parassiti – che non sanno liberarsi del puzzo dei bassifondi e si improvvisano ma nessuno coglie nella loro medicrità… 

Più deficienti che eccentrici, questi miliardari asiatici: che invece di prendere informazioni, chiedere referenze, consegnano le chiavi di casa al primo venuto. E va bene che questi sia stato presentato dal precedente precettore, ma gli incastri inverosimili e forzati perché il film intraprenda la direzione voluta da Bong Joon-ho sono troppi. Anche per un film che parte come commedia e poi vira verso il noir, con omicidi che vanno dalla banale (benché comprensibile) vendetta al (cigolante) moto di orgoglio classista.

E il marito della fidata governante – del quale farò solo vaga menzione per non rovinare la trama – che spunta dal sottosuolo? Ragionateci su, quale logica può avere? La governante che lavora a tempo pieno per un capitano d’azienda non può permettersi di ottenere uno stipendio che le permetta di affittare un appartamento per lei e il marito, oppure una dependance? Più ridicolo che plausibile. E se la trama di un film non è plausibile che cosa ne consegue? Un horror. Oppure un lavoro che di certo non può ambire a tre Oscar.

Miglior film? Bah.
La regia? Quella di Sam Mendes per 1917 è più ambiziosa e riuscita.
L’alternanza tra commedia e dramma di Jojo Rabbit molto più significativa nonché originale.
La sceneggiatura? Fa acqua, al di là delle trovate – i dialoghi lasciano qualcosa? –, come lo scafo del Titanic dopo lo scontro con l’iceberg.     

Un produttore indiano, tale P. L. Thenappan, ha dichiarato di essere intenzionato a promuovere una azione legale contro Parasite per avere plagiato il suo film Minsara Kanna. Ma volendola prendere alla larga, il drammaturgo fiorentino Augusto Novelli aveva già scritto qualcosa di simile con Il coraggio, atto unico del 1913. Poi trasformato nell’omonimo film da Domenico Paolella, nel 1955, grazie a Dino De Laurentiis: la vicenda interpretata da uno straordinario Totò nei panni di un presunto suicida che mette radici a casa del cumenda che lo ha salvato dalle acque del fiume, insieme a sei figli e allo zio ex-bersagliere e trombettiere che suona sveglia e carica. Ovvio che per merito di Totò, e dello scritto di Novelli che spinge in altra direzione, l’esito sia del tutto diverso. Ma lo spunto di partenza – e comunque l’idea sul quale si regge Parasite – è quello. Qualcuno lo ha notato?  

Ma plagi o meno a parte, non si capisce con quali credenziali Parasite abbia vinto a Cannes e trionfato la sera degli Academy Awards 2020. Con noi italiani che una settimana dopo, ci mancherebbe, non abbiamo voluto dimostrare di saperne meno, di cinema: alla premiazione dei David di Donatello ecco arrivare per il film sudcoreano l’attestazione di Migliore film straniero.

Chissà che fra qualche anno, col senno di poi, qualche presunto intenditore non si svegli e colga la chiusura del cerchio: Parasite il capolavoro l’ha compiuto dimostrandosi un vero e proprio Ixodida,  affondando il rostro nel metallo delle statuette della 92° edizione degli Academy Awards


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