Formigine, st-ridente cittadina del modenese. Sui libri di scuola verrebbe definita così. Se avesse lo status per finire sui libri. A Formigine non succede mai niente: se il Resto del Carlino e la Gazzetta di Modena dovessero farci affidamento, per fare il titolone da prima pagina con morti ammazzati, rapine sanguinose, incendi dolosi, tumulti, aspetterebbero come Giovanni Drogo con i Tartari, una vita intera in attesa del nulla.

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A Formigine, in un tardo pomeriggio qualunque di dicembre, sono in auto fermo ai bordi di una strada senza sbocco. Mi ci porto, talvolta, proprio perché si tratta di una via chiusa al traffico, se sono in zona e mi passa per la mente qualcosa da annotare su un pezzo di carta prima che mi sfugga per sempre. Oppure per ascoltare una trasmissione radiofonica che merita particolare attenzione. Magari per risentire una registrazione al cellulare (che uso per registrare le interviste): ciò che stavo facendo quando mi si para di fronte un’auto dei Carabinieri. Un semplice controllo, mi dicono. Se non fosse che i rigorosi tutori della legge si sono mossi per me, perché non ha alcun senso che una pattuglia si aggiri casualmente in un vicolo che non porta da nessuna parte. Per quale motivo, domando.

“La gente ha paura”

risponde il giovane Carabiniere in modo del tutto rilassato, una mano in tasca, nell’altra una sigaretta. Probabilmente ha capito di non essere in presenza del Pericolo Pubblico N° 1. Perché che fa di solito un malvivente? Si infila con l’auto in un cul-de-sac  senza via di fuga, si ferma  sotto un lampione che fa luce come fosse giorno, spegne il motore, accende la radio, e non contento si mette ad armeggiare con il tablet così che lo si veda bene anche in faccia. È scritto su tutti i manuali del perfetto malvivente. Le regole di base per delinquere.

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Non è la prima volta che mi accade, a Formigine, zolla di terra che se Dio non ha dimenticato, di certo non ha inserito nella Top Ten dei suoi pensieri. La scorsa estate, in quei pomeriggi afosi dove non si trova requie, specialmente tra mura di qualunque genere – ma devo dire che nonostante il tifo dei formiginesi non ho mai provato quelle della galera, il cosiddetto fresco –  mi è capitato di girare per vie e vicoli, alla ricerca di un refolo, con un libro in mano. Non era il Corano. Ma se vi fermate sotto un albero particolarmente frondoso e prodigo d’ombra, quando ci sono oltre 40 gradi, e questo albero si trova nei pressi del recinto o del cancello di entrata di una villa, oppure in una piazzola che da una parte ha un po’ di verde pubblico ma dall’altra un edificio con 4 appartamenti di un certo tenore, ecco che qualcuno si affaccia a un balcone, compare dietro a una finestra o sulla soglia del cancello, e ti scruta come una sentinella, corrucciato, severo, indagatore. Anche se non stai facendo, neppure lontanamente, qualcosa di sospetto – anche se ora mi sorge il dubbio che leggere Urania e un paio di cose di Dostoevskij, a Formigine sia considerato poco ortodosso se non addirittura pericoloso per la comunità.

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Allora ti sposti, riprendi il cammino concentrandoti sulla lettura, pensi di fare bene ma in realtà stai peggiorando la situazione, perché a Formigine leggere mentre cammini è considerato anche più strano che farlo da fermo in un punto. Una cosa vista più o meno come il numero di Regan ne L’Esorcista, quando la giovane invasata gira la testa sul collo come fosse una vite senza fine. Ma lo intuisci solo in seconda battuta che hai scelto la soluzione sbagliata, quando incroci altri Carabinieri che ti chiedono, nella luce accecante del pieno giorno estivo, in una viuzza che tanto per cambiare non porta da nessuna parte, i documenti. Per un controllo. E allora capisci che non sono di passaggio, in una sperduta viuzza di un buco che Dio deve consultare Wikipedia per ricordare dove si trova, ma sono lì per te. Allertati dalla gente che ha una fifa tremenda di uno sconosciuto armato di un libro. Qualcuno sarebbe pronto a giurare di avermi visto caricarlo a pallettoni. Fortunatamente non porto orecchini, non ho né piercing  né tatuaggi. E nemmeno sono abbronzato come Obama. Avrebbero chiesto l’intervento della S.W.A.T.

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Ma chi è questa gente che ha paura? E di cosa ha paura? Che gli portino via quello che hanno guadagnato a seguito del duro lavoro di una vita, certo. Oppure tutto ciò che hanno accumulato evadendo le tasse, svolgendo lavori in nero, sfruttando il lavoro malpagato fatto da altri, perché no? O forse hanno paura che gli venga rubato quello che essi stessi hanno rubato. Anche i ladri temono di essere derubati.

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Dunque ditemi, chi sono questi integerrimi formiginesi che per le loro paturnie fanno uscire una pattuglia, sguarnendo magari un settore dove quei militari avrebbero davvero ragione di essere, quando ci sono persone che si schierano apertamente contro la criminalità – giornalisti e coraggiosi imprenditori che denunciano le mafie e rischiano la vita – ma non hanno una scorta? Sono gli stessi, quasi certo, che accolgono a braccia aperte, inchinandosi ad angolo retto per meglio recepirne l’azione di penetrazione che hanno nel tessuto sociale, i rappresentati di banche e assicurazioni che sottraggono loro i soldi col sorriso sulle labbra, i dirigenti di aziende che gli inquinano aria acqua terra e cibo, gli imprenditori collusi con la mafia che chissà danno un lavoricchio a qualcuno di famiglia, i politici corrotti così democratici o liberisti da barattare un favore. Forse sono quelli che conoscono violenti che picchiano la moglie ma non denunciano perché si tratta di amici, o hanno falsificato un testamento per fregare i fratelli, o fanno le scarpe a un collega che merita più di loro.

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Forse sono quelli che alle prossime amministrative voteranno il sindaco che offre 250 euro come contributo per chi si armerà di una pistola per sparare ma soprattutto uccidere e liberarci di un ladro di polli, che vogliono il ripristino della pena di morte, che agognano la guerra contro i bastardi dell’Islam, che gli ‘extra’ ci stanno invadendo e rubando posti di lavoro, soldi, donne, il parcheggio, e chi se ne frega se annegano a centinaia ogni giorno, anzi se lo meritano: perché, diciamoci la verità, che cazzo ci fanno sempre in crociera, questi qua, su delle barchette per risparmiare quando si sa che anche i Titanic e le Costa Concordia affondano? Forse sono i fedeli praticanti che tutte le domeniche vanno a messa, ascoltano il prete ma sono sordi a Dio. Sono i delatori della Germania Est, se fossero stati oltre cortina qualche decennio fa. Gente che ha paura della propria ombra. Gente che – mi dice il carabiniere dopo avere controllato i documenti, avermi assicurato che posso rimanere quanto voglio, e stringendomi la mano prima di andare – “quando davvero succede qualcosa, non vede e non sente mai”.

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Forse sono persone per bene, morigerati cristiani, oculati padri di famiglia che hanno la sola colpa di guardare troppa TV e lasciare che il cervello si ritirasse in un angolino sempre più risicato della calotta cranica, perdendo di ampiezza ed elasticità. Lasciassero decadere l’abbonamento a Libero. Facessero ginnastica per la mente, così da fare riprendere volume alla materia grigia, che non è una questione di shampoo per anziani, mentre li potrebbe aiutare leggere un libro in più, magari proprio camminando all’aria aperta.

Invece di preoccuparsi di quello che gli potrebbe essere tolto, provassero a recuperare ciò che hanno già perduto, ma forse in modo non irreversibile: senso civico, di solidarietà, socialità, accoglienza, fiducia nel prossimo, umanità in genere.

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