Love Over Fear Book Cover Love Over Fear
Pendragon
Progressive rock
14 2 2020
UK
Toff records, CD – PEND30DS, Deluxe 3CD/Book – PEND30CD, Vinyl – PEND30LP
193’ 19”

 

Mea culpa. Tra le band che hanno segnato la nascita del Neo-Progressive – ragazzi, al cospetto di star oramai attempate, o per lo più in declino o del tutto scomparse – per i Pendragon ho sempre avuto una certa predilezione. Quella speciale simpatia che si riserva ai più deboli, alle squadre meno attrezzate, a chi ce la mette tutta ma parte svantaggiato.

I Marillion potevano fare appello su un animale da palco come Fish, copertine monstre illustrate da quel campione che è Mark Wilkinson – sulla EMI, che non è poco – e sono partiti a razzo; gli IQ erano un gradino (o due sotto), ma anche sputati i Genesis più di quanto fossero i Marillion – cosa che a tanti, se non a loro stessi, faceva piacere – e pure loro schieravano un frontman di tutto rispetto, Peter Nicholls. I Pendragon potevano giocare tre carte. Una era Nick Barrett, chitarrista e cantante e leader; per il resto erano complessivamente inferiori alle band di Fish e Nicholls e si presentavano con copertine – che all’interno del Prog rock hanno sempre avuto la loro importanza – orribili.

I Pendragon, però, ecco la seconda carta, hanno sempre avuto una forte vena melodica, quella che – alla lunga – è la dote principale della musica (vi dice nulla Melody Maker?). Qualità che va ascritta a merito di Nick Barrett, vera stella polare del gruppo, maggiore compositore e – niente affatto un dettaglio – splendido chitarrista, dalla straordinaria – appunto – vena melodica. La terza carta era la più rischiosa da giocare: evitare di assomigliare smaccatamente a una band di successo.  

Col tempo il gruppo è andato decisamente migliorando sotto ogni aspetto – ha aggiunto Clive Nolan, un tastierista di tutto rispetto –, raggiunto un discreto status – anche grazie alle più recenti copertine – ma poi si è adagiato, facendo dischi in serie, un po’ fotocopia, formalmente validi ma allo tempo sterili, privi di una vera fiammella, aridi di emozioni. Avevano trovato la formula che permetteva di ottenere la sufficienza senza strafare. O di strafare fino al punto da ottenere la sufficienza.  

In base a tali considerazioni devo ammettere che ho appreso la notizia della pubblicazione di Love Over Fear senza alcun entusiasmo. E devo ammettere, fortunatamente, che mi sono sbagliato di grosso.

Dal precedente lavoro di studio, Men Who Climb Mountains, sono passati sei anni – in mezzo c’è stato il live Masquerade 20 –, una quantità di tempo che Nick Barrett ha sfruttato per rigenerarsi e fare i conti con la vita: è morto il padre, si è trasferito in Cornwall, ha viaggiato parecchio in moto e caravan, ha fatto surf (non credo a Brighton). Attività che farebbero bene a chiunque, ma per gli artisti diventano carburante per l’ispirazione.

Ispirazione che pervade l’intero disco che apre con l’arrembante Everything, un brano che farà la felicità dello zoccolo duro della band, quello che preferisce andare sul già noto e sicuro; ma già da Starfish and the Moon – dove Barrett suona il piano e sfoggia un solo à la Andy Latimer (Camel) – il ritmo cala ma si alza l’asticella.

Segue Truth and Lies, primo dei quattro muri portanti – da 8 minuti – su cui regge il disco (un lungo solo di elettrica emozionante come l’abbraccio di una persona amata che non vedete da tempo, che spezza l’egemonia acustica), prima che 360 Degrees faccia da spartiacque, spiazzando con un improbabile – quanto riuscito – reel folk/celtico dettato dal mandolino di Barrett ma soprattutto dall’ilare violino di Zoe Devenish (anche ai cori), protagonista pure della seguente, onirica e suggestiva, Soul and the Sea.

Eternal Light è il secondo pilastro portante. Camaleontica, la strofa ha un mood da (eccellente) pop band anni ’90, prima che a metà brano il prog entri a gamba tesa con la chitarra di Barrett a ricamare su uno sfondo (tributo/plagio) molto ma molto Entangled (Genesis).
Water – e fanno tre – è tanto standard Pendragon quanto Barrett è solo da antologia/pura magia.

Bella l’intimista Whirlwind, in gran parte per voce e piano, entrambi del sorprendente Barrett, che prelude Who Really Are We?, quarta base che sorregge il peso del disco, la più spessa: un cangiare in chiaroscuro tra riff spigolosi e a/mareggiate dark-romantic, con lo spirito (sonoro) di Steven Wilson ad aleggiare (persino nell’interpretazione vocale). Una sensazione – che il leader dei Porcupine Tree abbia fatto breccia tra le preferenze di Barrett – confermata al dipanarsi della conclusiva, epica, Afraid of Everything

All’undicesima prova di studio i Pendragon producono un lavoro che dimostra di avere ancora tanta voglia di fare e qualcosa di buono da dire. Il gruppo in toto: non solo Nick Barrett che non manca di ribadire di essere uno dei migliori chitarristi/autori della scena progressive, ma anche Clive Nolan, che faccia da supporto o si esponga con solo mai banali, comunque prezioso; Peter Gee bassista di sempre, e il batterista Jan-Vincent Velazco alla sua prima di studio. Bravi, ragazzi… cioè, ex-ragazzi. 

P.s: Love Over Fear – bello anche nel titolo – contempla una versione in tre CD (+ libro con i lavori di Liz Saddington, autrice della copertina, che illustrano ogni canzone). Queste trovate hanno mediamente il carattere dello specchietto per le allodole, il modo di monetizzare allo spasimo tutto lo (scarto) organico di studio. In questo caso, però, se il terzo CD presentato col sottotitolo di Instrumental non offre nulla di nuovo – meramente i brani del primo CD senza tracce vocali –, al contrario il secondo CD, detto Acoustic (impropriamente, perché compaiono anche strumenti elettrici), è una versione alternativa totale (anzi più lunga) di Love Over Fear, dove tutti i brani, laddove non risultino anche più belli per diversi motivi, trovano un doppio di pari livello.
Caso rarissimo; anzi io non ne ricordo altri. Un motivo in più per amare Love Over Fear e i Pendragon del 2020.


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