Perché essere felice quando puoi essere normale? Book Cover Perché essere felice quando puoi essere normale?
Oscar Mondadori Contemporanea
Jeanette Winterson
Mondadori
Anno 2015, ristampa 1-7

  Autrice inglese tra le più quotate e prolifiche, con una ventina di romanzi e numerosi racconti alle spalle negli ultimi 30 anni, nel 2012 Jeanette Winterson dà alle stampe l’autobiografia intitolata Perché essere felice quando puoi essere normale?. Un racconto nel quale, alternando il modo del dramma a quello della commedia, e inserendo annotazioni sulla provincia inglese del nord degli anni ‘60/’70 più vicina al Medioevo che all’Età Moderna, come in una foto dove tutto è a fuoco, anche lo sfondo, la scrittrice si mette a nudo, anima e corpo, identità e aspirazioni, punti di forza e debolezze. Senza pudori o lesinare su verità scomode, valutando senza distacco ma con lucidità il lato peggiore di educazione e istituzioni come scuola e famiglia; pur dimostrandosi compassionevole nei confronti dei grotteschi genitori adottivi che hanno esercitato più oppressione che offerto amorevole sostegno.

La letteratura e la poesia sono una terapia, una medicina. Quello che guariscono è la frattura che la realtà crea nell’immaginario

Abbandonata alla nascita, Jeanette è adottata all’inizio del 1960 da John, taciturno operaio e padre inerte, e Constance, invasata adepta della Chiesa Pentecostale in sovrappeso: tanto perennemente in attesa della punizione divina per l’intero genere umano quanto maniacalmente protesa nel redarguire e umiliare la piccola Jeanette. Fino al giorno nel quale, appena adolescente, la ragazza sarà cacciata di casa perché nemmeno con l’esorcismo la madre è riuscita a liberarla dalla perversione destinata a farla bruciare all’Inferno: amare le persone del suo stesso sesso.  E neppure ad allontanarla, peccato forse anche più grave, dalla passione altrettanto bruciante per i libri che – secondo Constance – “si sa quello che contengono solo quando è troppo tardi”.

È aggrappandosi a essi che Jeanette trova il modo per non affondare, perché:

Per un po’ rigai dritto, ma intanto avevo fatto una scoperta importante: tutto quello che è fuori di te ti può essere sottratto, in ogni momento. Solo ciò che è dentro di te è al sicuro.

Dopo la scuola Jeanette si reca al mercato, e con i soldi che guadagna ci mangia e si compra quei libri che la introducono a un mondo ben più ampio di quello della grigia e opprimente provincia del nord dell’Inghilterra. Quelli che non riesce a comprare li legge in biblioteca, sistematicamente tutta la letteratura inglese dalla A alla Z. Quella letteratura che le darà una mano anche congruamente, quando Jeanette trova appoggio nell’imprevista complicità di Mrs. Ratlow, la professoressa proprio di letteratura che  – descritta come “vanesia, temibile e ridicola, e vedova con due figli” – la ospita in casa quando scopre che la ragazza vive in una Mini Cooper, all’interno della quale nei posti davanti mangia e legge, e dietro dorme o fa l’amore con Janey, la fidanzata di allora.

Ma su uno sfondo dove grettezza e oscurantismo tolgono aria e luce, si stagliano comunque figure commoventi nonostante la bassa estrazione sociale, che pur in mezzo alle difficoltà si rivelano un esempio di altruismo e solidarietà, come Zia Nellie “che chiamavano così anche se non aveva nessun parente”.

Nubile, con le gambe arcuate e i capelli crespi, era magra come chi non ha mai avuto abbastanza da mangiare. (…) Era povera, eppure due volte alla settimana radunava tutti i bambini del vicinato che riusciva a fare entrare nella sua unica stanza al pian terreno e preparava una zuppa di cipolle o di patate.

Jeanette ha le idee chiare. Le ha sempre avute.

Ci saranno volte in cui andrà così male che sopravviverai a malapena e volte in cui capirai che sopravvivere a malapena secondo i tuoi parametri è meglio che vivere una pomposa vita a metà secondo i parametri degli altri.

Vuole diventare una scrittrice e dopo il college riesce a fuggire da Accrington – che “ha la peggiore squadra di calcio al mondo” – e a entrare nel tempio della cultura – doppiamente esclusivo per le donne, viste come UFO – costituito dall’Università di Oxford. Da lì la sua vita accelera, così come fa Perché essere felice quando puoi essere normale?. Le relazioni turbolente, il tentativo di suicidio, la morte dei genitori adottivi, l’esaurimento, l’autoanalisi, e il ritrovamento dei documenti di adozione in un vecchio baule. La immancabile ricerca – e il ritrovamento – della vera madre. Il culmine della tensione è raggiunto. Da adesso in avanti l’appassionante vicenda perde di smalto.

Perché vuoi mettere avere a che fare con una persona prossima alla normalità, la madre naturale, rispetto a una visionaria depressa che tiene una pistola avvolta in uno straccio e i proiettili nella scatoletta esaurita del lucido per i mobili? Una che se ne viene fuori con una frase come “Perché essere felice quando puoi essere normale?” mentre la figlia è sulla soglia di casa, pronta a uscirne per non tornare più?

È quello che sembra pensare Jeanette Winterson stessa, che nel libro scrive di essere oramai in pace con il ricordo della opprimente figura di Costance, vista – giustamente, considerando come sono andate le cose – nulla più che una vittima di sé stessa . E che la Winterson abbia adoperato quella preziosa frase per il titolo del libro, più che un caso sembra un attestato di affetto.

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