Nell’arco della degustazione di un caffè – e va bene che sono lento – al Caffè Concerto di Modena, che si apre sull’acciottolato della piazza del Duomo, si sono avvicendate auto e jeep di polizia municipale, esercito, polizia. Ogni 10 metri di cammino c’è uno sportello bancario e relativo vigilante. Le telecamere occhieggiano da ogni angolo. I cartelli di ammonimento sorgono più frequenti e minacciosi di erbe velenose in una terra selvaggia: attenti al cane, il vicinato sorveglia, zona videosorvegliata. Dio ti ama ma ci mette un attimo a fulminarti. Mancava solo qualche rappresentante a cavallo dell’agenzia Pinkerton. Gli irriducibili sceriffi ‘terze parti’ che nell’indimenticabile Butch Cassidy – e nella realtà – davano la caccia al protagonista e al di lui socio di irresistibili, e tutto sommato signorili, rapine Sundance Kid.
Insomma il clima era più disteso nella DDR al di là del famigerato Muro. Nella Dodge City di Wyatt Earp si vedevano meno persone circolare col revolver.

Duomo di Modena

A Modena non è che succeda proprio questo granché, in ambito delinquenziale; ma nel vero e proprio cuore della città, dove non esistono interstizi nei quali si può nascondere la sporcizia umana o zone d’ombra eclatanti, che razza di crimine si dovrebbe concretizzare? Tanto più alla luce del sole.
Tra i sassi della piazza che costituiscono un calvario, a girarci su con le scarpe leggere estive, mi è capitato di vedere piccioni spiattellati, ma altri fatti di sangue o palese criminalità mi sono estranei. (È vero che c’è stato un periodo di degrado della zona, ma si tratta di almeno 30/40 anni fa).

Che giustificazione possono avere pattuglie e militari armati in tale contesto? In questo modo la gente si sente più protetta (da cosa, dai piccioni sopravvissuti che ti cacano sulla camicia di lino?: nel caso i volatili verranno abbattuti seduta stante dai solerti difensori della legge?); o al contrario per gli onesti cittadini si tratta di une bella, gratuita, infusione di terrore (generata dai fantasmi sventolati da politici che alitano sul fuoco delle paure dei poveri di spirito e di cefalo, dalle voci garrule dei media schizofrenici, dai municipali più tremolanti e paranoici)?

Butch e il Kid

Mi lancio in una previsione che mi metterà a rischio di pubblico ludibrio: nel giro di breve gli smart phone (for dumb people) saranno obbligatoriamente dotati di app per tracciare chiunque in qualunque momento. “E sì, dai, di me sapranno ogni cosa, ma vuoi mettere la serenità di sapere anche dove è tuo figlio, tua moglie, marito, fidanzato… se succede qualcosa?”.

Ieri sono stati arrestati il sindaco e il capo della polizia di Favignana, la roccia principale del gruppo bellissimo delle isole Egadi, sulla quale ho avuto il piacere di mettere piede più volte. Anche su un riccio del cristallino mare, una volta, portandomi a casa un po’ di aculei ricordo. Segno – e non è una novità – che il denaro passa di mano in maniera illecita – voce del verbo “rubare” – tra i colletti bianchi. Lo sanno anche a Ken e la Barbie che la criminalità organizzata ha cambiato strategie. Che dunque sarebbe meglio, e di molto, che gli uomini in divisa sostassero e si dessero il cambio all’interno degli androni delle aziende, delle reception delle sedi delle istituzioni, nelle sale dove si organizzano meeting tra uomini di affari, talvolta loschi.

Ma forse gli sceriffi in piazza e via Emilia sono lì per arginare la microcriminalità. La microcriminalità?! Per questo c’è Ant-Man, no?

In salotto, una volta usava mettere in bella mostra l’argenteria, ora – e che cosa è il centro storico di una città se non il suo salotto – l’artiglieria. Proprio come si fa nei paesi dove vige, o così sarà in futuro, la dittatura.

Bye bye microcriminalità: arriva Ant-Man!

La mattina sul bus, altri rappresentanti della legge molto meno fascinosi, se si considera il cosiddetto fascino indiscreto della divisa, mi hanno appioppato una salata multa perché sul biglietto ho scritto la data sbagliata (per coloro che non lo sanno: dall’avvento del Covid il biglietto non si timbra ma si annulla scrivendovi data e orario a penna). Non avendo orologio e non essendo un maniaco del cellulare, anzi l’opposto, la data del giorno non è la mia massima priorità: ero convinto fosse il 15 invece era il 16 luglio. I due gorilla che svolgevano la funziona di controllori non hanno voluto sapere ragioni, al mio comprensibilissimo – credo – inalberarmi hanno minacciato di chiamare la polizia.
Non vorrà scomodare una pattuglia della polizia per questo”. La voglio scomodare io?
Poi hanno preso a scorrere altri numeri della loro lista telefonica VIP.
Black Panther?” – fa uno.
No quello va bene per gli extracomunitari” – fa l’altro.
Visto che non mi ammorbidivo hanno nominato la mia professoressa di matematica del bienno, una acida zitella che era un po’ il terrore della scolaresca. A quel punto la vista mi si è annebbiata. La corriera a girarmi intorno. Certi mostri che si nascondono nel subconscio non li rimuove neanche il tempo. Poi avevo anche un impegno importante. Meglio farla finita lì.

Nel pomeriggio, sulla strada del ritorno, ma vale anche per il giorno prima, con modo di fare più prossimo a dei troll che a dipendenti di una società di trasporti, gli autisti hanno apostrofato in malo modo tutti coloro con la mascherina abbassata o con qualche incertezza – chiamiamola così, ben più evidente della mia – relativa al biglietto. Al punto da uscire spesso dalla loro postazione per sortite tra i seggiolini. Sempre e comunque con fare eccessivo, decisamente oltre le righe. Mai visto una cosa del genere. Va bene fare rispettare le regole, ma un briciolo di tatto, di buona educazione, di sensibilità, andrebbe usata sempre. (E lasciate stare il mio sfogo precedente: io rappresentavo solo la mia personale esasperazione; non ero stipendiato ma al contrario pagavo e venivo pure mazziato). Anche costoro si esibiscono in ‘divisa’, benchè si tratti dell’abbigliamento dell’azienda, e quest’ultima dovrebbe tenerne conto, avere ben presente che l’immagine si salvaguarda in altro modo. Non certo assumendo atteggiamenti da kapò, neppure nei confronti di coloro che sono in difetto.

Corriera Vignola-Modena delle ore 7:15

L’azienda di trasporti ha tutte le ragioni per farsi pagare il servizio che offre. Ma più spesso di quanto si pensa tale servizio è inqualificabile. Si può dire onestamente che non vale il prezzo del biglietto. Su uno dei bus presi ieri, grazie a un cartello posto in bella evidenza, si poteva leggere che il mezzo era stato sottoposto a trattamento antibatterico il 30 8 2018. Avete letto bene: due anni fa. E dire che uno dei cerberi in azione oggi, se l’è presa a lungo con una ragazzina priva di mascherina poiché “con la salute non si scherza”. Appunto. Fortunatamente – per l’azienda di trasporti – il più delle volte la data che certifica il trattamento antibatterico è lasciata in bianco. In questo modo ce la metti tutta per illuderti che lo schifo sul quale sei seduto e che ti circonda sia solo una mera questione estetica e che la “sostanza” sia diversa, come talvolta si fa sconsideratamente con certe persone (poverini): brutti ma con una anima pulita.

Più di una volta, sia sulle tratte più corpose tra la provincia e Modena, e viceversa, sia su quelle più brevi, ho viaggiato all’interno di corriere che fanno rabbrividire. In quanto a pulizia e confortevolezza, intendo. E se dico rabbrividire, credetemi, non sto esagerando: lì sopra mascherina e guanti sono altamente consigliati, Covid o meno. E a quel punto mi domando se è giusto pagare un servizio così scadente a prezzo pieno. Sto vaneggiando, se per il prezzo di un biglietto intero pretendo di avere un seggiolino un po’ più pulito di una turca dallo sciacquone rotto da tempo immemore, e un autista che non guidi come si fossero aperte le selezioni per la sostituzione immediata di Vettel bloccato da una peritonite? (Quando trovi questo tipo di conducente, ed è quasi sempre così, riesci a immetterti nel corridoio solo a mezzo fermo, altrimenti rischi di volare da qualche parte, finire tra due seggiolini, ed essere divorato da virus, batteri, e chissà che altro, così che di te non troveranno neppure i resti. Missing.).

C’è una corriera che continua a essere usata – questa settimana mi è capitata due volte – che si avvale di un finestrino – solo per definizione: in realtà un finestrone – che essendo un doppio vetro, al suo interno contiene acqua fino a mezza altezza. Anche se definirla “acqua” in realtà è un azzardo: sembra più un residuo delle fogne, e dentro ci galleggiano entità assolutamente aliene che paiono forme di vita incomprensibili, insondate, ma hanno l’aria di essere pericolose. A ogni curva o buca il liquido e venefico miscuglio di quel sottile ‘acquario’ monta, gorgoglia, produce spruzzi, ondate in orizzontale. Uno spettacolo. Deprimente, ma pur sempre uno spettacolo.

Forme di vita aliene “da finestrino in putrido liquame”

Su una corriera così, che al primo rientro in deposito andrebbe trasformata in una pira per chiedere il favore degli dei della strada, un biglietto Vignola-Modena costa 3.70 euro. Fermo restando che mettendo a disposizione dei viaggiatori una flotta di Ape Piaggio, o di furgoni qualsiasi, il confort sarebbe più alto, non riesco davvero a capire chi siano i veri imbroglioni: se l’azienda che non ha alcuna vergogna a farsi rappresentare da certi mezzi e certo personale, o chi viaggia senza biglietto.


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