Novum Book Cover Novum
Procol Harum
Progressive rock, Classic rock
CD, LP, download
21 4 2017
UK
Eagle Records ‎ EAGCD659
56:04

 

Quando compare all’orizzonte delle nuove uscite un nome storico come quello dei Procol Harum, si genera un piccolo sussulto, indubbio. Il sentimento prevale sulla ragione. O meglio, il sentimento è più veloce a reagire. Ma diciamoci la verità, anche se la band di Gary Brooker ha avuto dei momenti brillanti, non fa certo parte della lista di quei nomi che sono stati determinanti allo sviluppo della musica rock, progressive o meno. Hanno qualche bel disco alle spalle. Per lo meno un brano che porterei sull’isola deserta – A Salty Dog – ma nutro più rispetto che ammirazione.

Tornano a sorpresa con un disco che si intitola Novum, parola il cui significato tutti possono intendere, non c’è bisogno di essere ferrati nella lingua di Cicerone. Ma una pretesa, anzi una impresa, cercare e trovare qualcosa di nuovo/novum nel primo album del gruppo inglese in quattordici anni.

Sono davvero tanti, quattordici anni; una quantità di tempo buona a trascinare nell’oltretomba qualche falange dei fan della prima ora – i Procol Harum hanno esordito nel 1967, è passato mezzo secolo, Dio bono! – e di sicuro quello che offre questo disco non guadagnerà alla band alcun nuovo fan che non sia più vicino alla pensione che all’iscrizione all’università.

Ma l’appellativo di storico, invero per una mancanza, questo lavoro se lo guadagna: perché è il primo senza l’apporto di Keith Reid – che comunque è vivo e ci auguriamo vegeto –, colui che ha scritto ogni parola cantata fino alla registrazione di Novum da Gary Brooker, che a questo punto resta l’unico dei Procol Harum originale. E la cui voce il tratto distintivo del gruppo, benché oramai cominci a dare segni di logoramento.

Tirando le somme di quello che ho scritto, parrebbe non restare altro che emanare un giudizio di condanna senza appello e chiudere il faldone. Ma all’atto pratico le cose non sono così drammatiche. Non fino al punto da confinare Gary Brooker & soci nello stesso braccio dove andrebbero ficcati – per esempio – gli ultimi Mike Rutherford e Ian Anderson – e rispettive bande di malfattori sonori.

Laddove Anderson mette in pratica una mossa meno nuova del latino per spillare soldi dalle tasche dei fan più confusi, e Mike Rutherford non avendone più si incaponisce con un pop che ne ha meno di lui, i Procol Harum non si spacciano per altro di diverso da ciò che sono sempre stati: evitando di imbellettarsi col make up per sembrare più giovani, al passo coi trend del momento, per trovare un hit radiofonico che non sono in grado di sfornare, o di gonfiarsi di steroidi – come Steve Hackett – o iniezioni di botulino per levigare le rughe. Che sullo spartito ci sono ma fanno più tenerezza che repulsione.

Novum non si distingue dagli altri dischi della band – salvo come già detto dalle poche chicche che si elevano su tutti –, cosa che può anche non deludere poiché indice di coerenza e fedeltà. Ammesso che coerenza e fedeltà siano sempre un pregio. Da qui, poi, a consigliare di gettarsi alla spasmodica ricerca di Novum per ingrossare la vostra collezione di musica, ne passa.

Ma un po’ di suoni vintage, organo e pianoforte su tutti, qualche bel riff e solo di chitarra, e una manciata di brani che crescono ai ripetuti ascolti, si contano. E poiché tutto suggerisce che questo potrebbe essere l’ultimo disco della band, se i tempi di registrazione continueranno a essere questi, va detto almeno che si chiude bottega con sufficiente dignità. Rien ne va plus.

 

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