Domanda: qual è la più alta autorità in fatto di salute pubblica? Risposta: l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità. Cosa ha detto quest’ultima con estrema chiarezza riguardo alle precauzioni da prendere in fatto di Covid-19? L’unica vera, certa, sicurezza per evitare il contagio è data da due fattori: distanza e lavarsi le mani. Le mascherine possono aiutare ma NON garantiscono di sfangarla, e sono consigliate – peraltro di altri tipo rispetto a quelle che si trovano comunemente in commercio per il volgo – e obbligatorie per chi lavora in prima linea: medici, infermieri e tutto il personale che da corollario. Messaggio chiaro e perentorio.

La mascherina da 50 cent?

Ciononostante pare che in Italia ci sarà l’obbligo per tutti di portare le mascherine. Prima lo si faceva al mare, senza coercizione, ora si dovrà nel mare di liquame – non meno torbido di quello attuale – nel quale ci apprestiamo a nuotare, poche bracciate peraltro, allo scoccare della fatidica Fase 2.
Per rassicurarci però, il premier Conte ci ha fatto sapere – in conferenza diretta con l’Italia intera, domenica 26 aprile alle 21 circa – che per evitare future operazioni di sciacallaggio tali mascherine verranno messe in vendita  alla risibile cifra di 50 centesimi. Con un margine di guadagno minimo per i produttori, italiani, ha tenuto a sottolineare. Evvivaddio.

Il giorno dopo la conferenza di Conte, un altro ministro ci ha informato che il costo alla produzione di una mascherina è di 5 centesimi. Facciamo due calcoli: se il ministro che ha dichiarato che “una mascherina costa al produttore 5 centesimi” conosce l’italiano e lo parla con cognizione di causa, in quel “costa” sono compresi tutti gli oneri: materie prime, mano d’opera, usura dei macchinari, tasse, tutto. Che tradotto nell’eccitante linguaggio dei margini di profitto significa che mettere in commercio una mascherina a 50 centesimi equivale a farla pagare al consumatore il 500% del valore di produzione. Commento istituzionale: ostrega!

                                                È questa?

Ma evitiamo facili conclusioni – populista!, direbbe qualcuno – e diamo, anzi togliamo in questo caso, a Cesare ciò che ad onor del vero Cesare non mette in tasca: cioè la percentuale della distribuzione e del rivenditore che insieme possono influire – come per la stragrande maggioranza dei beni di consumo – per il 50% di quei 50 cent. In questo modo – verosimilmente – il produttore intascherà 25 centesimi a mascherina, di cui 5 di costo di produzione, ricordiamolo. Il guadagno netto dunque è di 20 cent a mascherina, che verranno prodotte in Italia in 174 milioni di pezzi! Per una commessa, notizia Ansa, da 82 milioni di euro, spicciolo più spicciolo meno. E nella intenzioni si tratta solo della prima, dato che le mascherine saranno usa e getta.

Si può affermare che anche pagando una cospicua tangente al ministro/ministero che ha commissionato il lavoro – senza alcun genere di gara, visti i tempi e l’urgenza – il produttore fa bingo con una sola cartella. Una di quelle iniziative del tipo giubbetto catarifrangente per tutti gli automobilisti. Sempre per salvare vite, per carità.

Così conciati il Covid-19 vi scambia per una forma di vita meno accogliente e si getta su un topo!

Però ci sono due problemi. Uno: si parla già della difficoltà di smaltire una quantità sproporzionata di materia non riciclabile o biodegradabile. Dunque non si è sicuri di risolvere un problema – vedi sopra l’imprimatur del OMS – ma si è certi di crearne un altro.
Secondo: se le mascherine sono usa e getta significa che sono di scarsa qualità; non solo: quanti saranno coloro che piuttosto di spendere 50 centesimi al giorno e/o recarsi più volte a comprare l’ammennicolo anti-scaracchio (mica se ne compreranno 100 alla volta!) adopererà la stessa mascherina fino a quando assomiglierà più a uno scolapasta che a un cosiddetto presidio medico?

                                          Questa sì!

E che faranno i solerti ufficiali addetti al controllo del cittadino errabondo e stordito dall’emozione per la ritrovata – seppur parziale – libertà di movimento: controlleranno se la mascherina è fresca di giornata come si fa per le uova?

A tale scopo suggerisco ai pole di tecnici ed esperti del governo di istituire posti di controllo dove tutti i viandanti dovranno recarsi per farsi stampigliare sulla mascherina salvavita, con apposito timbro, la data del giorno.

Si è sempre detto che c’è chi si arricchisce anche in tempo di guerra. Vero. Ma grazie a Dio in giorni di disgrazia come questi noi italiani abbiamo ministri, ministeri e premier che ci salvaguardano dallo sciacallaggio (sic!).

Mascherine 100% italiane. E sai cosa bevi.

(Ma io farei come i Kiss…).


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