Sapete come va in Italia. L’arte deve essere alta. Cinema e letteratura, al minimo, impegnate. Altrimenti non se ne fa niente. Spazzatura. La letteratura di genere, già di per sé definizione spregiativa, diventa sub-genere. Fantascienza e Fantastico (il Fantasy è un’altra cosa), nelle loro tante declinazioni, sono considerati ‘roba’ per adolescenti o stupidotti, il Western va poco oltre. È salito di categoria il giallo. Dopo un proficuo lavoro di restyling –  e forti investimenti che lo hanno imposto con la forza dei numeri – gli strateghi del marketing gli hanno cucito addosso una patina di rispettabilità mai avuta in precedenza. Letteratura Gialla, oramai: sulla quale nessuno, visto i profitti che garantisce da alcuni lustri – per editoria  e TV sono il nuovo eldorado – si interroga o pone resistenze. Qualcosa del genere vale anche per il Fantasy, da Harry Potter a Game Of Thrones.rene-magritte

Per essere presi sul serio, in Italia ci vogliono drammoni familiari, storie di abusi, soprusi, di mafie, disperazione, sofferenza, figli non riconosciuti, numeri primi abbandonati, oggetti dispersi. Anche banali, intrecci triti e ritriti, ri-cucinati con gli stessi ingredienti, solo cambiati di ordine, e riapparecchiati, con le posate questa volta a destra quando prima erano a sinistra. Purché ci si tormenti. Altrimenti non è vita che si rispecchia nell’arte che di ritorno si riflette nella vita. Sofferenza, quella che sta alla base del cattolicesimo. È un’esistenza nella quale si deve espiare, non certo sgranare gli occhi per la sorpresa. Dino Buzzati si lamentava dei critici che non lo prendevano troppo sul serio, e invero il suo titolo più celebrato è Il deserto dei Tartari, uno dei suoi lavori più ‘lineari’ da decifrare (per la critica paludata). Jorge Luis Borges in Italia avrebbe  trovato posto a TV Sorrisi & Canzoni, con qualche conoscenza. Julio Cortazar si sarebbe sfogato sulle fanzine.la-grande-famille

Cito tre titoli: il libro più venduto della storia dell’umanità: La bibbia; l’opera letteraria italiana più importante di sempre: La Divina commedia; mentre per i classici antichi – al primo posto, o comunque da podio, visto che siamo in periodo di Olimpiadi – scelgo l’Odissea: cosa sono se non tre campioni del Fantastico?

Al cinema, solo gli americani eterni bambinoni possono pensare di ricoprire di Oscar e Grammy film di pura fantasia – rincariamo la dose: evasione – come western e SF movies. Però sono loro che hanno decretato onori e offerto spinta – più di chiunque altro – per il successo planetario di Fellini, il più fantasy – e forse per questo il più internazionale – dei nostri autori di cinema.magritte1

Se penso alla pittura – per quel poco che ne so – uno che ha la mia massima ammirazione è René Magritte, geniale (aggettivo che va calibrato con estrema parsimonia) pittore surrealista che ha influenzato generazioni di artisti – ben oltre la pittura. Non ultimo quell’altro gigante dell’illustrazione che è stato l’olandese Karel Thole, autore tra le tante cose, delle copertine dei libri della collana di fantascienza Urania dal 1960 al 1998.Thole5 (377x640)

Un uomo all’apparenza normalissimo, René Magritte. Nulla di eccentrico nel suo modo di fare, di atteggiarsi, di apparire. Era la testa che traboccava di tatuaggi, piercing, orecchini. Ho scoperto pochi giorni fa, grazie alla testimonianza del fotografo Lothar Wolleh che lo frequentò per ritrarlo (in foto, ovviamente), che le saboteur tranquille, soprannome quanto mai azzeccato, non si perdeva una puntata di Bonanza. Sì, proprio quel Bonanza che in TV ha spopolato tra il 1959 e il 1973. Western, sub-genere. Sub-cultura.

Magritte è scomparso nel 1967, il 15 agosto. Data surreale per morire. Si è goduto Bonanza (che generò anche una serie a fumetti) e le vicende della famiglia Cartwright, del ranch Ponderosa, e di ‘Orso’ (Hoss, nell’originale, al secolo: Dan Davis Blocker), il figlio del patriarca – più poderoso che ponderoso – che maggiormente colpiva noi ragazzini, nella sua fase migliore, prima del declino che inevitabilmente arriva per tutto.orso cartwright

Robetta alla quale hanno contribuito
Charles Bronson,
James Coburn,
Linda Cristal,
Zsa Zsa Gabor,
Louis Gossett Jr.,
Bo Hopkins,
DeForest Kelley,
Martin Landau,
Ida Lupino,
Lee Marvin,
Cameron Mitchell,
Leonard Nimoy,
Telly Savalas,
Barbara Stanwyck,
Lee Van Cleef.
Tra i registi
Robert Altman (8 episodi) e Jacques Tourneur

ponderosa-ranch-blog

Mi sarebbe piaciuto farci una chiacchierata, con Magritte. Riguardo a Quel treno per Yuma, Sfida infernale, magari Per un pugno di dollari. Sulla sua pittura non c’è altro da aggiungere. Basta mettersi davanti a uno dei suoi quadri – una riproduzione è sufficiente -: un travolgente misto di onirico, invenzione, subconscio che portano lontano; coi pensieri, coi sensi. Come fanno Fantastico, Fantascienza e Western.

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