Rapina a Stoccolma Book Cover Rapina a Stoccolma
Drammatico, poliziesco, storico
Robert Budreau
Robert Budreau
Ethan Hawke, Noomi Rapace, Mark Strong, Christopher Heyerdahl, Bea Santos, Thorbjørn Harr, John Ralston, Gustaf Hammarsten, Mark Rendall, Shanti Roney, Christopher Wagelin
Steve London
20 6 2019
USA / Canada
92’
domenica 23 6 2019, cinema Raffaello, sala 6

 

Una rapina che resta nella storia. Insospettabilmente, come caso 'clinico'.

Da una rapina all’altra. Questa volta però, a differenza di American Animals, ci sono di mezzo due rapinatori professionisti, benché dal cuore tenero. O per lo meno più rigonfio di sentimento di quanto lo sia quello delle autorità costituite.

Ethan Hawke

Come accaduto per Old Man and the Gun – la storia di un rapinatore di banche gentiluomo –, Robert Budreau, il regista canadese che aveva già diretto Ethan Hawke in Born to Be Blue, film su Chet Baker mai uscito in Italia (e figuriamoci), si basa su un articolo giornalistico riguardante un fatto di cronaca nera rimasto nella storia per motivi imprevedibili: la famosa “sindrome di Stoccolma” nasce da lì, dal rapporto che si instaura tra Lars Nystrom e Bianca Lind, ‘aguzzino’ in senso molto lato e vittima.

Ethan Hawke, Noomi Rapace

La vicenda è semplice: Nystrom, rapinatore uscito di prigione si barrica nella Sveriges Kredit Bank per chiedere una bella carriola di soldi “non segnati”, un’auto come quella di Steve McQueen in Getaway!, e – ecco il primo sintomo del cuore d’oro del personaggio interpretato da Hawke – la liberazione di Gunnar Sorensson, compagno di cella considerato alla stregua di un fratello. Per ottenere quello che vuole tiene in ostaggio un paio di impiegate e un ragazzo che si scoprirà solo in seguito essersi nascosto in uno sgabuzzino.

Mark Strong

L’intervento delle forze dell’ordine e del Primo Ministro svedese complicherà le cose ma renderà solidali tutti e cinque i personaggi assediati nella banca, fino all’innamoramento tra Nystrom e Bianca, madre di due figli e con un marito non troppo preoccupato della sorte della moglie.

Il film ricorda da vicino Quel pomeriggio di un giorno da cani, uscito nel 1975 ma basato su una rapina avvenuta nel settembre del 1972, dunque antecedente ai fatti di Stoccolma dell’anno seguente. E come nel capolavoro di Sidney Lumet con Al Pacino e John Cazale, ben presto lo spettatore – così come Bianca Lind si invaghisce del suo carceriere – prende le parti dei cinque freak.

Mark Strong, Bea Santos

Freak perché rappresentano la cosiddetta “variabile impazzita”: coloro che costretti a vivere una situazione estrema sono obbligati a riconsiderare il mondo nel quale sono vissuti e sopravvissuti; ad aprire gli occhi su una realtà fittizia che si basa su regole che a differenza di ciò che esse stesse strombazzano non sono affatto lì per salvaguardare il singolo.

Davvero lo Stato, la legge, i suoi servitori lavorano per proteggerci, o invece più verosimilmente la ragione di stato prevale e ha la precedenza su tutto, laddove il ‘tutto’, quando succede, sei tu? Il capo della polizia Mattsson, il Primo Ministro svedese, se ne fregano altamente della sorte degli ostaggi. Gli impiegati della banca, madri di famiglia oppure single, sono sacrificabili a un presunto interesse della nazione. Una, due, tre vite non sono nulla se paragonate all’ ‘immagine’, all’idea di un paese che si fa prendere in castagna da un paio di rapinatori e nemmeno così sanguinari, anzi. Se non fosse che la nazione è costituita dai singoli. Io, tu, noi tutti – direbbe Lucio Battisti – è sacrificabile se è il caso.        

Noomi Rapace, Ethan Hawke

Ma Nystrom, Sorensson, e gli ostaggi che poco a poco passano dalla loro parte perché scoprono più umanità nei rapinatori/rapitori che nei potenziali salvatori, sono anche il simbolo di chi a un certo punto capisce che tutti viviamo vite posticce, condizionate, programmate, basate su valori che poco o nulla hanno a che fare con la reale e intima natura dell’uomo. La libertà, vivere secondo quelli che sono i princìpi radicati ben oltre i condizionamenti culturali e dunque agiscono conflittualmente a profondità inconsce, ci è privata in nome di una presunta adesione a una società civile (traboccante violenza e ingiustizia che parte dalla punta stessa della piramide del potere) che di umano ha davvero poco.

Noomi Rapace, Ethan Hawke

Ecco perché al cinema teniamo sempre le parti del freak: dentro di noi, nel profondo, sappiamo di essere ostaggi. Della banca e di chi la gestisce e rappresenta. Come sappiamo bene che solo pochi di noi, pochissimi, potranno contare su un Lars Nystrom che venga, o almeno provi, a liberarlo.  


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