Reinventa te stesso Book Cover Reinventa te stesso
Steve Chandler
Self help
Vallardi A.
10 9 2019
Brossura
231
11,05 €

 

Dalla pubblicazione di Svegliati e vivi! (1936) a quella di Reinventa te stesso (2005) sono trascorsi quasi ottanta anni. E di passi avanti nel mondo dell’analisi comportamentale, progressi che in ambito editoriale sono raccolti sotto forma di manuali sbolognati con l’etichetta di self help, ne sono stati fatti.

Lo dimostra il libro di Steve Chandler che dalla sua, rispetto a quello di Dorothea Brande, evidenzia pregi che vanno oltre le teorie o le nuove scoperte. Due su tutti.

Il primo è che Reinventa te stesso ha la capacità di offrire una lettura accattivante, che non solo fa utilizzo di esempi ai quali noi moderni lettori – rispetto alla platea della Brande – siamo più avvezzi e coi quali di conseguenza riusciamo a entrare in empatia (si citano film – Goodbye Mr. Holland etc. – e rocker che ben conosciamo, dai Doors a Kurt Cobain), ma cosa anche più importante, l’autore riesce a fare appello a quella grandissima ciambella di salvataggio che è l’umorismo – dato che il denominatore che accomuna la stragrande maggioranza di questo tipo di saggistica sembra essere la noia.

Il secondo pregio va oltre le doti divulgative dello scrittore e punta dritto al cuore della materia: Chandler attacca una litania – il pezzo forte del manuale di self help è il martellamento dei concetti ripetuti allo sfinimento – che non suona poi così peregrina. Per lo meno non così inconsistente come le argomentazioni sparacchiate dalla Brande.

Steve Chandler sostiene, ‘in soldoni’, che gli individui si dividono in due grandi insiemi: i “padroni” – è vero, avrebbe potuto trovare un termine più in sintonia con lo spirito che col portafoglio – “vittime”.

Scrive l’autore:

Se riesamini tutta la tua vita, ti accorgerai che l’hai sempre affrontata con due tipi di atteggiamento. In qualsiasi momento hai scelto di comportarti in un modo o nell’altro: sei stato un padrone dello spirito o una vittima delle circostanze. La padronanza è un modo di essere che ti reinventa man mano che vai avanti e ti crea nuovamente espandendoti verso l’esterno, come un cerchio che si amplia sempre più, fatto di compassione, «vision» e coraggio. L’altro modo di essere (l’atteggiamento vittimistico) ti fa rattrappire. Proprio come i muscoli quando non vengono esercitati, anche il tuo cuore e la tua anima si atrofizzano, se ti comporti da vittima.

E oltre:

Reinventarsi significa crescere. Crescere oltre e al di sopra delle ferite e dei brutti ricordi del passato, in modo che gli altri possano cominciare da zero nei nostri confronti. Reinventarsi significa cancellare le opinioni sulle persone che fanno parte del nostro passato: non è il ricordo che fa male, è il pensare che il ricordo riguardi qualcosa di «male». Più sono convinto che mi abbiano «fatto del male» in passato, meno sarò pronto a fare del bene in futuro.

Secondo Chandler è sempre possibile scegliere: i pensieri si posseggono o da essi ci si fa governare.

La nostra energia e il nostro umore sono creati dal linguaggio che utilizziamo per pensare. L’impatto del linguaggio è più forte di quello dei farmaci, come da molti anni hanno dimostrato gli esperimenti medici con i placebo. («Una pillola ti fa ingrassare. L’altra ti fa dimagrire.» Qualsiasi cosa dica il medico influenza il suo effetto.

“Padroni” e “vittime”. Semplice. Eppure non banale. Vi rispecchiate in uno dei due ruoli?

I padroni dicono spesso «io posso», mentre le vittime preferiscono dire «io non posso». I padroni hanno obiettivi, progetti e competizioni, le vittime hanno problemi, fastidi e incubi. I padroni dicono di essere impegnati, le vittime di essere sommerse. I padroni «progettano la propria vita», le vittime «cercano di guadagnarsi da vivere». I padroni sono stimolati ed eccitati dai cambiamenti sul lavoro, le vittime sono preoccupate e infastidite. I padroni provano a scoprire che cosa possono ricavare da un’esperienza, le vittime cercano di passarci attraverso.

E poi gli esempi che non mancano mai in questo tipo di libri. Chandler, per lo meno, invece di citare l’anonima casalinga di Voghera che ha perso il lavoro e la settimana dopo, mentre chiedeva l’elemosina in piazza, è stata portata a Hollywood da Steven Spielberg, tira in ballo nientemeno che l'asso degli assi del basket americano Michael Jordan.

Alla scuola superiore, Michael Jordan fu escluso dalla squadra di basket. Come ogni ragazzo che desiderava farne parte, si sentiva depresso e arrabbiato. Significava che non era bravo abbastanza da giocare nella squadra della scuola? Certamente no, secondo lui, ma era l’allenatore a decidere. Michael Jordan, però, aveva anche l’abitudine di riflettere sulle cose e non di abbandonare il campo come una vittima. Alla fine si pose una domanda da padrone: come posso utilizzare questa cosa? Voleva sapere che cosa avrebbe potuto ricavare da quella esperienza. Non si domandò come avrebbe potuto passarci attraverso. Dopo averci pensato su, decise di esercitarsi con impegno molto maggiore. Non si sarebbe fatto sconfiggere dalle opinioni altrui e l’anno seguente sarebbe entrato nella squadra, anzi, avrebbe giocato a un livello mai raggiunto prima. Ben presto la sua ultima previsione si avverò e riuscì ad arrivare a un tale grado di bravura che, se non fosse stato escluso dalla squadra, non avrebbe mai conquistato. Oggi Jordan afferma che quell’esclusione segnò un momento cruciale della sua vita, perché gli permise di reinventarsi come giocatore, tanto che ancora oggi la considera una delle cose migliori che gli siano mai successe”.

L’autore/motivatore insiste anche sulla importanza della terminologia. Tutti le persone che tengono nella giusta considerazione la cultura hanno rispetto per le parole, che sono i mattoni sui quali si costruiscono le fondamenta del sapere. Fa piacere vedere, o scoprire, che le parole possono influenzare anche il proprio stato psicofisico. Afferma Chandler:

Quando le parole cambiano, anche il livello di energia cambia. (…) Ci sono sempre due modi per reagire a tutte le difficoltà: da padrone o da vittima. Quando ti trovi di fronte a una difficoltà, fermati e pensa che hai due possibilità di scelta. Stai attento a come descrivi a te stesso la situazione. Se ti accorgi che ti stai chiedendo come passare attraverso quell’esperienza, fai un respiro profondo ed esprimiti come farebbe un padrone.

Passare attraverso: una frase e un concetto che in due parole sottintendono molte cose:

Se presti sufficiente attenzione al tuo problema, comincerai a ricavarne cose positive e non vorrai più passarci semplicemente attraverso. Presto non sarà nemmeno più un «problema», ma diventerà un insegnamento. I problemi diventano occasioni di svolta. Li utilizzerai e li amerai (retrospettivamente) come un urbanista che pianifica la costruzione di una città. Le persone che ti circondano si accorgeranno che sei cambiato.

E dopo avere messo sotto la lente di ingrandimento l’importanza delle parole, Chandler ha ancora la capacità di lanciare un bellissimo appello – importante, per certi versi drammatico – al linguaggio nella sua identità più articolata e profonda:

Il linguaggio è una questione di vita o di morte. La vita e la morte dipendono dal modo in cui dialoghiamo con noi stessi. Usare ripetutamente l’espressione «dovrei» conduce alla depressione, e a volte la depressione può portare al suicidio. Ma, anche quando non lo fa, è ben noto lo stato di morte vivente in cui ci si trova quando si è stanchi di vivere una vita diversa da quella che «dovrebbe essere».

Infine una perla, sempre estratta dal ‘cesto’ delle dichiarazioni di quel campione di eccellenza sportiva, e motivazionale, che è stato Michael Jordan, uno dei più grandi sportivi di tutti i tempi:

Rifletti sulle parole che Michael Jordan ha pronunciato riferendosi agli ultimi anni passati nella NBA: «Sfidami. Dubita di me. Disprezzami. Dimmi che sono vecchio e che non posso più volare. Dimmelo».

Basta quest’ultimo pensiero per offrire una ragione alla lotta, migliorarsi, non lasciarsi andare. Reinventarsi o al minimo non mollare. La forza, per ricordare Star Wars, è dentro di te. Che sia con te.

Dimmi che sono vecchio e non posso più correre. Che il fiato corto non mi permette di sognare. Avere uno scopo. Ti dimostrerò il contrario.


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