Revenant Book Cover Revenant
Supercoralli
Michael Punke
Western, avventura, dramma.
Einaudi
2014
Rilegato
304
20 €

  Nonostante la maggioranza dei film derivino da sceneggiature tratte da romanzi, il sentore comune è che il film sia di gran lunga più avvincente della parola su carta. Non è così. Revenant, il libro, appassiona almeno quanto la pluripremiata trasposizione cinematografica – in realtà piuttosto lontana dall’opera letteraria – diretta dal messicano Alejandro González Iñárritu. Merito di Michael Punke che di professione fa il funzionario governativo americano (con alle spalle anche due volumi di saggistica), e della vita straordinaria del protagonista del suo romanzo, il trapper, esploratore, marinaio e perfino pirata, Hugh Glass. Nome-omen? Non sempre. Glass, tutt’altro che fragile quanto il vetro, mentre sta risalendo il fiume Grand al servizio della  Rocky Mountain Fur Company viene aggredito da un grizzly che lo riduce in fin di vita. Creduto a un passo dalla morte, il capitano Henry ordina che due uomini rimangano con Glass fino al sopraggiungere della fine per poi concedergli degna sepoltura. Ma al comparire di alcuni indiani i due compagni abbandoneranno Glass, non prima di averlo derubato di tutto. Sorretto da una fibra non comune, ma soprattutto dalla brama di vendetta, il protagonista del libro si riprenderà fino a intraprendere un viaggio lungo 3.000 miglia alla ricerca dei suoi traditori.

“Sí, l’avevano ammazzato, solo che lui non sarebbe morto. Non sarebbe morto, giurò, perché voleva vivere abbastanza da uccidere i suoi uccisori”.

Una storia che non è nuova, certo, ma a renderla vibrante è la bravura di Punke che riesce a mantenere costantemente vivo l’interesse grazie alla capacità di calare la vicenda umana in un contesto ambientale e storico avvincente quanto il periglioso avvicendarsi degli accadimenti che travolgono il protagonista e i comprimari. L’odissea di Glass si dipana tra la fine dell’estate del 1823 e la primavera dell’anno seguente, attraverso gli Stati Uniti dal coagulo appena avvenuto, terra di una vastità spaventosa abitata dai bianchi in maniera ancora sporadica, mappata e sottratta alla natura in modo anche minore. In definitiva un ‘mondo’ selvaggio e ancora ampiamente sconosciuto, una delle cui maggiori fonti di ricchezza era l’approvvigionamento e smercio di pelli di castoro e bisonte. A piedi, a cavallo, in canoa, tra fiumi in piena e tormente di neve capaci di fiaccare la resistenza dei più forti, Hugh Glass compirà un cammino degno di un eroe omerico. Destreggiandosi tra pericoli quotidiani rappresentati tanto da animali selvaggi e letali quanto dalla miriade di tribù native ostili. Dal canto suo Punke si destreggia da scrittore consumato non solo con dettagliate e credibili descrizioni di un’America ancora grandemente vergine, ma tratteggiando i tipi umani – l’eroe leggendario, il bieco traditore, il giovane avventuriero in balia degli eventi, il responsabile dell’impresa cui tutto sfugge di mano come quasi per maledizione – con impeccabile nitore. L’abilità dell’autore, bravissimo a delineare il dramma ma capace di virare verso la commedia nel giro di poche righe, consiste inoltre nell’aggiungere con sapienza la dose perfetta di invenzione alle fondamenta storiche. Hugh Glass, il ragazzo Jim Bridger, il perfido John Fitzgerald, il capitano Andrew Henry,  e la maggioranza dei luoghi citati, forti e avamposti compresi, sono in gran parte realmente esistiti. Ma non tutto è andato nella realtà come racconta lo scrittore. Forse neppure l’epilogo che coglie di sorpresa il lettore. Perché in barba al sottotitolo del libro da editore italiano furbetto – La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta –, quella di Revenant è storia vera solo in parte. Allo stesso modo in cui il film si ispira al libro parzialmente. Lo sottolinea lo scrittore nelle ultime pagine, dopo avere calato il sipario sull’avventura dello stoico Hugh Glass. Uomo giusto e dal temperamento fuori dal comune la cui memoria, per quanto romanzata, meritava il ricordo a cui narrativa e cinema (ma anche saggistica) l’hanno consegnato.

 

 

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