Formigine (MO) – Domenica 13 Settembre 2015 

We Can Cult atto sesto si conclude col botto: Francesco Guccini, anticipato da Francesco Mandelli del duo I Soliti Idioti e Gabriele Romagnoli. Di idioti che decretano il successo de I Soliti Idioti l’Italia è piena. Quindi, che all’ultimo momento l’imperdibile apporto di Mandelli alla collaudata tre giorni di Formigine sia saltato lo vedo come indizio della presenza di Dio.

Al suo posto si è esibito Marco Dieci, musicista locale e collaboratore del compianto Pierangelo Bertoli. Credendo ci fosse Mandelli ho perso lo showcase. Causa il maltempo la manifestazione si è spostata dal castello all’auditorium Spira Mirabilis, gremito in attesa dell’arrivo di Guccini. Per questo motivo ho seguito Romagnoli dall’esterno, nei pressi di un’entrata laterale all’auditorium di fronte alla quale erano stati piazzati – con buona lungimiranza – un apparecchio TV e un paio di casse acustiche.

Romagnoli è giornalista, scrittore, sceneggiatore. Gli scrittori sono oramai, in gran parte, uni e trini. Ma in fin i dei conti Romagnoli è uno di quelli che all’apparire in TV, e in ogni dove, preferiscono ancora consumare i polpastrelli su una tastiera. Oppure ha solo qualcuno che lavora per lui (agente/editore/chissà-chi-altri) che non funziona a dovere: gli articoli, i libri, le fiction che ha scritto, popolari in ordine opposto a come li ho elencati, sono più noti del suo volto.

L’autore bolognese è qui per parlare del suo ultimo lavoro, Solo bagaglio a mano, e lo fa quasi con pudore. A differenza di Bergonzoni non ha una spalla che gli fa le domande (magari concordate). A differenza di D’Avenia non conosce i trucchi dello scrittore generazione 2.0. Non tutti, per lo meno. Perché se date un’occhiata in giro, su Internet troverete testimonianze filmate che dimostrano come anch’egli stia sciorinando un copione che, parola più parola meno, si ripete. Una consuetudine, sembra.

Ma Romagnoli ha dalla sua una certa timidezza che ti rende empatico: il tono quasi dimesso, di uno che è lì giocoforza, in piedi ma quasi immobile sul posto, un microfono in mano vecchia scuola, uno zaino in spalla che è il simbolo del suo racconto che diventa libro.

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Romagnoli è un girovago e girovaga attorno al suo libro. Che poi è un pezzo di vita. Come tutta la letteratura. Ci butta dentro qualche battuta, più che altro paradossi, non barzellette, e non fa molto per accaparrarsi le simpatie del pubblico. Anzi, sembra quasi intimidito da tutta quella gente che, lo sa bene, non è lì per lui.

Solo bagaglio a mano, titolo che si attaglia perfettamente alla sua veste di inviato e incallito viaggiatore, è metafora di come andrebbe affrontata la vita. Una conclusione arrivata dopo un’esperienza al limite del surreale vissuta in Oriente: provare una bara in Corea del Sud (come antidoto ai suicidi studiato da un’azienda produttrice di elettronica), vestito di una sola vestaglia senza tasche. Nemmeno quelle, per barare nascondendoci dentro qualcosa per ingannare il tempo: una mini torcia e un libro, al minimo un cellulare con il quale sei sempre collegato al mondo intero, anche da una bara. No, solo, spoglio di ogni cosa tranne i pensieri; da lì Romagnoli è partito per fare un inventario della sua vita. Per giungere al risultato, non certo per primo ma non importa, che le cose che ci occorrono per vivere – e perfino stare meglio – sono poche, pochissime, tante da essere contenute in un bagaglio a mano. Per l’uomo che si consuma nel consumismo, il rapporto con gli oggetti si è ribaltato: più ne possiede più è posseduto. Da soggetto, egli stesso è diventato oggetto (dell’insaziabile brama di accumulo).

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Romagnoli dovrebbero portarlo in tour nelle scuole medie, inferiori e superiori. Non è accattivante come D’Avenia e Bergonzoni, in modi tra di loro diversi, ma ha una lezione da impartire, per quanto ovvia, che a ragazzi in via di formazione farebbe un gran bene. Speriamo che a Natale tanti genitori mettano una copia del suo nuovo libro sotto l’albero. E lo stesso facciano tanti ragazzi per i loro genitori, nei giorni precedenti trafelati alla compera di miriadi di cose inutili.

Nonostante l’ammirazione per Romagnoli, però, non riesco a fare a meno di domandarmi fino a che punto lo scrittore metta in pratica la sua nuova filosofia di vita. È un professionista di successo, ha ricoperto e tuttora ricopre ruoli di importanza in mondi ricchi come quello della TV, non gli dovrebbe mancare una solida base economica. Un anno fa ha sposato Paola Saluzzi, nota conduttrice televisiva. Vivranno in un monolocale della provincia? Perché il bilocale è già cosa per esosi, gente che oltre a caricare uno zaino a spalla viaggia almeno con un’altra valigia.

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