Un giorno all’anno gli organi di informazione si prestano al Gioco della Verità. Cambia l’argomento e pure la data. Ma non insistono mai sullo stesso argomento, non si sa mai la gente si svegli dal torpore. Ieri si è ricordato che l’Europa è in guerra. Magari se ne riparlerà fra un anno.

Fonti autorevoli (Agenzia Europea per l’Ambiente e Organizzazione Mondiale della Sanità) dicono che 467.000 persone all’anno passano all’altro mondo prematuramente. Avete letto bene: quattrocentosessantasettemila. Unità più unità meno. In Europa. Droga? Alcool? Armi da fuoco? Incidenti? Messaggi satanici nei dischi di rock? Niente di tutto questo. La causa si trova in due parole che tutto sommato sembrano innocue: polveri sottili. O per ampliare il tiro, inquinamento ambientale.

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Sempre ieri, mercoledì 23 novembre, il caso vuole che in Cambogia la Corte Suprema confermi la condanna all’ergastolo per Khieu Sampahn e Nuon Chea, 85 e 90 anni rispettivamente, uno capo di stato e l’altro consigliere personale di Pol Pot,  tra i massimi responsabili del genocidio – avvenuto tra il 1975 e il 1979 – che tra i cambogiani ha procurato due milioni di vittime. Evidentemente fare del male, se si pensa anche a criminali nazisti come Erich Pribke, allunga la vita nonostante la qualità dell’aria. Che in Cambogia, comunque, è decisamente migliore.

Due milioni di morti in quattro anni è la stessa identica media che abbiamo in Europa per quanto riguarda le vittime dell’inquinamento atmosferico. La differenza consiste nelle modalità.
I Khmer Rossi sparavano in mezzo alla fronte, tagliavano teste e le piazzavano in cima a pali ben distribuiti lungo i sentieri. Per loro era Halloween, ma preso sul serio, tutto l’anno. Noi applichiamo le buone maniere. Siamo puliti. Morigerati. Non spargiamo sangue, niente ossa e teschi lasciati in giro, non facciamo grande rumore. Soprattutto se si tratta di protestare o dissentire contro tale scempio.
Ma a ben pensarci è meglio il sistema cambogiano: ora ci sei, l’attimo dopo è finita. Il quasi mezzo milione di europei che se vanno tutti gli anni “prematuramente”, con un forte sconto sulla data di scadenza – perché da noi la guerra continua – lo fanno lentamente, soffrendo le pene dell’inferno, sviluppando malattie spesso atroci che non vale neppure la pena ricordare. Qualcuno di noi –  e probabilmente più di qualcuno – ha amato o conosciuto chi è scomparso a quel modo.

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Secondo la già citata EASl’inquinamento atmosferico resta il principale fattore ambientale di rischio per la salute umana ed abbassa la qualità della vita”. Già, la qualità della vita. Un concetto che non attecchisce nella testa della gente.

Andando indietro con la memoria, ricordo manifestazioni, mobilitazioni, lotte di tutti i tipi: scioperi, bianchi e della fame, scontri di piazza, lancio di molotov e sampietrini, di tutto e per i più disparati motivi. Ma mai – dico mai – che una volta ci si sia schierati, in massa, per chiedere a chi ci governa di onorare questa semplice nozione che pure dovrebbe essere un pilastro alla base di ogni sistema civile di convivenza: la qualità della vita.

Per 50 euro in più in busta paga si vestono senza pensarci su due volte i panni di Breaveheart e ci si batte col coltello tra i denti. Se poi si vive in mezzo al caos, allo smog, in città invivibili, senza verde, senza spazio, senz’aria, chi se ne frega. Per parafrasare un vecchio slogan pubblicitario rimasto nell’immaginario collettivo: what’s qualità della vita? Fermo restando che, cialtroni al governo o meno, la prima mossa spetta sempre a noi, singolarmente.

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In Italia andiamo forte, siamo secondi solo ai tedeschi: 66.600 e passa sono quelli che schiattano per effetto del particolato fine, ai quali vanno aggiunti i quasi 25 mila che seguono (sottoterra) per effetto di biossido di azoto (dagli scarichi della auto) e ozono. I tedeschi, siamo sempre noi e loro a battagliare epicamente, non solo sui campi di calcio, si attestano a 73.400 + 10.600 + 2.500 morti anticipate.
Dai! Un po’ di buona volontà in più e li battiamo anche questa volta, i crucchi. Basta prendere esempio dal premuroso padre che sempre ieri – fatalità – in mattinata telefonava a Radio Capital e raccontava di accompagnare la figlia (sedicenne) a scuola in auto, a poche centinaia di metri, perché questa “torna a casa col raffreddore o la tosse ogni volta che esce”. Amore di papa! Come non schierarsi dalla sua parte?
Avanti così ragazzi, i tedeschi sono a un’incollatura. Ce la possiamo fare. Italia-Germania 4-3 non finisce mai.

Però a Strasburgo fanno sul serio. Si stanno preoccupando. È stata votata la direttiva che introduce nuovi limiti per le emissioni inquinanti. In vigore da quando?, chessò dal 1° gennaio 2017 che è facile da ricordare  e pure alle porte? No, riguarda il periodo 2020-2030. Se ne parla fra 4 anni. E altri 2 milioni morti. Fra i quali forse non ci saranno né Khieu Sampahn né Nuon Chea. Hanno detto che non si sono pentiti di quello che hanno fatto: dunque la coscienza non gli rode, dormono sonni tranquilli. E pare nemmeno di acidità di stomaco. Nelle tasche hanno ancora una manciata di futuro.

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I maggiori responsabili della situazione nella quale ci troviamo sono quelli che conosciamo bene; non c’è bisogno di lunghe e costose investigazioni, analisi o studi: scarichi delle auto, impianti di riscaldamento, centrali per la produzione di energia. Ce lo dicono da decenni che dobbiamo cambiare sistema, e non ci vorrebbe molto a spostare – tanto per iniziare – buona parte del trasporto merci su binario. Un piccolo ma significativo passo. Ma sull’altare di lobby, soldoni e interessi di bottega si possono sacrificare centinaia di migliaia di vite umane. Vuoi mettere?

E per caso, mai sentito parlare di energie alternative ai combustibili fossili?

A proposito di centrali per la produzione di energia: è iniziato il periodo natalizio. Già tutti i centri, paesi e città cominciamo a mettere a dura prova i generatori. Luminarie in ogni dove, accese 24 ore su 24. A Formigine, cittadina che frequento non certo per motivi ambientali – la qualità dell’aria come della vita non è di esempio per nessuno – il perimetro del castello, dal fossato ai merli e per tutta la lunghezza delle mura, è una inebriante cascata di luci.

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Come non bastasse, al centro della piazza principale ieri sera (ma quante cose sono successe ieri!) stavano rizzando un bell’abete da ridicolizzare con lampade e palle oltre ogni decenza. Deve essere lo sfarzo che si allea al kitsch oppure niente.
Poi cominceranno i privati cittadini a dare fondo a tutto quello che si può accendere e consumare in maniera inopinata, da piazzare in casa e fuori, sui balconi e nei giardini. La parola d’ordine è: scialare. Sperperare. Bruciare. Depauperare. In sintonia con il messaggio più profondo insito nella tradizione natalizia, la sua vera anima: tutti noi, cristiani e uomini di buona volontà, sappiamo bene come il Bambinello sia nato al Burj Al Arab Jumeirah di Dubai, nella migliore suite del hotel 7 stelle a forma di vela. Con la servitù che dà un’occhiata quando Giuseppe è in palestra, e mentre Maria si riprende dalle fatiche del parto facendo una lampada alla Spa; servizi compresi nel prezzo della camera.

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Sono un lamentoso rompicoglioni. Oramai è assodato. E poi ancora con sta storia del Natale consumistico: “E basta!, lasciaci divertire in pace, ce lo siamo meritato“. Avete ragione. Ma uno dei titoli di dischi che mi è sempre parso tra i più musicali, per scelta delle parole, e contemporaneamente carico di significato, è Duty Now For The Future. Dei Devo, alfieri guarda caso della De-evoluzione.
Lamentosi rompicoglioni. Anche loro.

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