Self/Less
Fantascienza
Tarsem Singh
Ryan Reynolds, Ben Kingsley, Natalie Martinez, Matthew Goode, Victor Garber, Derek Luke, Michelle Dockery
Antonio Pinto, Dudu Aram
10 9 2015
USA

Un film che cresce col dipanarsi della storia, laddove buona parte delle vicende cinematografiche degli ultimi anni che hanno una narrazione a base thriller diventano sempre più fiacchi col passare dei minuti.
Contribuiscono a rendere Self/Less dignitoso un cast ridotto all'osso man non privo di un asso del calibro di Ben Kingsley e di una buona spalla, benché vesta i panni del protagonista, come Ryan Reynolds. Il regista Tarsem Singh si destreggia per non commettere disastri.

 

A 20 minuti dall’inizio, dopo alcuni particolari che ti fanno sobbalzare poiché distribuiti con (apparente) stupidità, ti chiedi se il gruppo delle menti che ha messo insieme Self/Less (sceneggiatori e regista) non sia piuttosto brain/less. Ma col dipanarsi della pellicola – che pellicola più non è – i tasselli apparentemente inadatti a completare il puzzle con successo si rivelano tutt’altro che imperdonabili gaffe, e il film innesta una marcia più alta.

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Self/Less, cosa particolarmente apprezzabile, acquista interesse all’evolversi della vicenda, laddove la maggior parte dei lavori visti negli ultimi tempi, sembra quasi una tendenza, partono bene ma vanno mano a mano infiacchendo, talvolta fino ad avere finali imbarazzanti. Ma da un assunto di partenza che aspira a filosofeggiare sul significato di morte (e vita eterna in questo-di-qua) e della insanabile dicotomia anima/corpo, Self/Less cambia registro per incanalarsi verso un più stereotipato thriller.

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Poteva essere il colpo di grazia, ma per merito di un meccanismo ben congegnato, e dei giusti tempi, quei 15 minuti (dura quasi 2 ore) in più rispetto alla media dei film di questo tenore, di tregua, che aiutano ad annacquare il tasso di adrenalina e testosterone che avrebbe potuto deragliare il film verso l’action movie, fare la frittata, e recidere ogni legame con l’ambizioso spunto iniziale, il bastimento arriva in porto con tutto il carico: Ben Kingsley che è sempre un piacere vedere; Ryan Reynolds, bellone dallo sguardo spento ma dalla recitazione accettabile; Tarsem Singh, regista indiano che centellina i lavori, tra il surreale, il Fantasy, la Sci-Fi, che aveva esordito con l’interessante The Cell (nel 2000).

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