Senza lasciare traccia Book Cover Senza lasciare traccia
Drammatico
Debra Granik
Debra Granik, Anne Rosellini
Ben Foster, Thomasin Harcourt McKenzie, Jeff Kober, Dale Dickey, Dana Millican, Alyssa Lynn, Ryan Joiner, Michael J. Prosser, Jeff Kober, Spencer S. Hanley
Dickon Hinchliffe
8 11 2018
USA
109’
8 11 2018, cinema Astra, sala Rubino

 

Ci credete? Senza lasciare traccia è un film italiano del 2016, lavoro di esordio di Gianclaudio Cappai. E oggi, a distanza di soli due anni, da Leave No Trace di Debra Granik, i distributori italiani evidentemente bisognosi di una vacanza riescono a estrarre dal cilindro dei titoli più improbabili uno sbalorditivo… Senza lasciare traccia. Tale e quale.

Nell’evidente tentativo di dare al prodotto una speziatura thiller – ché da lustri è il genere che più tira, indipendentemente dal tipo di media.

 

Ben Foster

Un padre e una figlia in mezzo alla foresta. Vivono tra gli alberi e si procurano il sostentamento come moderni Robinson Crusoe volontariamente confinati su un’isola verde, o meglio alla stregua di novelli Henry David Thoreau. Ma poi si scopre che la foresta è solo, si fa per dire, un parco – enorme come una foresta, come sono quelli americani – che si trova in prossimità di Portland, Oregon.

Thomasin McKenzie, Ben Foster

Will è un ex-militare tormentato da incubi e disturbi. Ma non se ne scopre molto: unico indizio del passato un ritaglio di giornale che la figlia trova nello zaino del genitore e il cui titolo è A unit stalked by suicide, trying to save itself. I traumi esistenziali ne hanno fatto un misantropo che ha deciso di vivere ai margini della società e cresce la figlia Tom, oramai adolescente, insegnandole a cavarsela con quel poco che si può infilare dentro una sacca, raccogliendo acqua piovana e legna per il fuoco. Una volta alla settimana si addentrano in città per fare un po’ di spesa e raccattare qualche dollaro commerciando con altri emarginati.

Thomasin McKenzie

Will fa anche le veci della scuola – perché “pensiamo ancora con la nostra testa” è suo principio fondante – e insegna a Tom come nascondersi bene ma non abbastanza, perché la ragazza si fa scoprire da un uomo che corre nel parco e avverte la polizia che dotata di cani li acciuffa. Will non oppone resistenza e intima alla figlia di collaborare poiché, dichiara, “Non stiamo facendo nulla di male”.

Per Will e Tom inizia un percorso di riabilitazione alla società ‘civile’ alla quale il primo non riuscirà ad assoggettarsi. Padre e figlia fuggiranno verso un  non ben identificato nord, trovando rifugio ancora tra i boschi, rischiando la vita per il freddo e gli stenti, fino a essere salvati e adottati da una piccola comunità all’interno della quale, nonostante lo stile di vita parco e rurale, il taciturno ex militare non saprà integrarsi. A quel punto dovrà affrontare il definitivo distacco dalla amatissima figlia che ha deciso di porre fine alla fuga per mettere radici proprio tra quelle gente che così bene li ha accolti.

Thomasin McKenzie, Ben Foster

L’opera di Debra Granik – che tra Un gelido inverno, film del 2010 che ha fatto incetta di riconoscimenti, e Senza lasciare traccia ha fatto trascorrere otto anni e solo due documentari – è un inno all’ecologia e un’ode alla teoria della decrescita. Presa di posizione che peraltro sostiene senza demonizzare quella grossissima fetta di popolazione, la quasi totalità del mondo occidentale, in verità, che vive secondo i più consolidati schemi. Al contrario, nella loro corsa a ostacoli verso una presunta e irraggiungibile libertà, Will e Tom incrociano solo persone che, da qualunque parte della barricata si trovino, cercano al minimo di dare loro un aiuto.

Thomasin McKenzie, Ben Foster

Dai poliziotti che li pizzicano e li affidano alle cure dei servizi sociali senza brutalità, al camionista che gli offre un passaggio verso nord senza chiedere troppo pur intuendone la ‘natura’ fuggiasca, per finire al gruppo di bonari freak che vive in case di legno tra i boschi o sistemati dentro roulotte. In fin dei conti, in questo peregrinare senza sosta, alla ricerca di qualcosa o nel tentativo di sfuggirne, le più grosse minacce che padre e figlia affronteranno – il quasi assideramento di Tom, e il grave incidente di Will – si devono entrambi al capofamiglia. Come a dire che i migliori propositi non sempre portano al più virtuoso degli esiti. O che i peggiori nostri nemici siamo noi stessi.

Thomasin McKenzie, Ben Foster

Senza lasciare traccia è un film – tratto dal libro di Peter Rock My Abandonment, basato su una storia vera – la cui essenza si cela nel titolo. Un film “senza” (veri) sussulti, “senza” (grosse) sorprese, “senza” (bruschi) strappi. Che nonostante l’andamento così consequenziale trova modo di “lasciare” nello spettatore quella particolare “traccia”. Cioè una impronta che resta tra memoria e coscienza.

 

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