Sicario
Thriller, Action
Denis Villeneuve
Emily Blunt, Benicio del Toro, Josh Brolin, Victor Garber, Jon Bernthal, Jeffrey Donovan, Raoul Trujillo
Jóhann Jóhannsson
24 9 2015
USA

 

Un film di genere che crea tensione quando spinge sull’acceleratore, ma che tende a sgonfiarsi nei momenti nei quali il ritmo cala, nei minuti in cui si potevano fissare i dettagli dei personaggi, farli interagire più in profondità. Ma chi ha scritto il film non è del tutto stupido, o prigioniero dell’asso-happy ending-piglia-tutto: la realtà è molto più cruda di quanto può supporre chi crede che agire secondo “protocollo” è la via per la giustizia. Che talvolta si sporca le mani.

 

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La buona, Emily Blunt (Kate Macer), tutta regole e distintivo. Il master of puppets, Josh Brolin (Matt Graver), cinico e beffardo. Il cattivo, Benicio del Toro (Alejandro), anzi cattivissimo. Che quando lo vedi pensi al Che. Non perché ne abbia vestito i panni, ma proprio perché quando lo vedi pensi al Che. Sicario è storia di intrighi e princìpi. Possono i buoni vincere rispettando le regole? Per Kate Macer, agente FBI, una che non sfilerebbe il Kinder Bueno dal cestino della merenda di Hannibal Lecter nemmeno se questi fosse l’azionista di maggioranza della Nestlé, la risposta è ‘sì’. Immutabile. Perfino dopo avere dato un paio di occhiate oltre le porte dell’Inferno in Terra che si trovano sparse in giro, anche negli States, versante sud, anche oltre, in Messico. Sul confine del quale, un po’ di qua un po’ di là, si dipana la storia. Per Matt Graver, CIA, le cose stanno diversamente, l’importante è spazzare via il male. Con qualunque mezzo, compreso il mattatore, e uomo-mattanza, Alejandro che agisce per vendetta.

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Un film di genere che crea tensione quando spinge sull’acceleratore, ma che tende a sgonfiarsi nel momento in cui il ritmo cala, nei minuti nei quali si potevano fissare i dettagli dei personaggi, farli interagire più in profondità.
Ma chi ha scritto il film non è del tutto stupido, o prigioniero dell’asso-happy ending-piglia-tutto: la realtà è molto più cruda di quanto può supporre chi crede che agire secondo “protocollo” è la via per la giustizia. La buona dovrà farsene una ragione. E il cattivo, nonostante la catarsi, resta il fantasma che era. Josh Brolin è sugli schermi, contemporaneamente, con Everest che sta andando forte. Sicario è venuto e andato senza lasciare il segno, nel giro di pochi giorni. Ma non è il brutto che sta in mezzo alla buona e il cattivo di ‘leoniana’ memoria. È stato un flop un po’ dappertutto.

Sicario_Cannes_2015

Pensare che era candidato alla Palma D’Oro alla 68° edizione del Festival di Cannes, 2015, e si è guadagnato le simpatie di buona parte della critica. E che alla regia siede Denis Villeneuve, scelto da Ridley Scott per l’annunciato sequel di Blade Runner. Mica poco. A mio giudizio Sicario si guadagna la sufficienza. E si candida per una seconda visione, almeno in TV, se e quando passerà, perché lascia una scia di impalpabile indeterminazione che cerca soluzione, forse su un secondo livello. (In quanto all’allarme…)

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