Leaving the Land Book Cover Leaving the Land
Sisare
Progressive rock, Alternative
19 1 2018
Donwload, CD, vinile
V.R. Label
41’ 39”

 

C’è una caratteristica che sembra essere comune a buona parte delle band che provengono dal nord Europa, quelle che si collocano all’interno di un certo genere, ovvio – cosa che non vale per esempio per Bjork o gli Abba e Roxette. Una sottile linea grigia, tendente al ‘blu depressione’, intrisa di malinconia, rimpianto, nostalgia.

Sentimenti endemici alle popolazioni di quelle latitudini che paradossalmente, quando la band di turno si affida all’amplificazione, possono toccare corde che rimbalzano echi dall’accento epico. Anzi, drammaticamente, o dannatamente, epico. Da saga fatta di eroi destinati al sacrificio.

È il caso dei finlandesi Sisare, al secondo disco appena pubblicato. Quartetto dalla cosiddetta formazione classica, che pur senza tastiere può rientrare, allargandone un po’ le maglie, all’interno dell’enorme mondo del Progressive rock. Nel quale accede per una certa predisposizione a quello strano senso di sorpresa che si può trovare nella spiazzante immensità delle cose delle cose – maldestramente – considerate piccole.. Tra cui va messa la capacità di provare a guardarsi, cosa non facile, dentro; tra suono e parole.

Per dare un senso a Leaving the Land – già di per sé titolo che tende ad avere contorni opachi – basterebbe la sola Mountains, che cresce fino a trasformarsi in uno tsunami emozionale che – ascoltato a massimo volume – rischia davvero di trascinarti (troppo) lontano, di insinuare la voglia di “lasciare la terra”, qualunque cosa intenda il quartetto nordico. Ma Geno non trasmette meno forza, in bilico tra sferzate elettriche che aprono e chiudono il brano, e una parte centrale capace di blandire come un caldo abbraccio.  E lo stesso si può dire di Pace, ipnotica e pulsante come materia viva; o di Shattered, ottimo esempio di quella anomala “linea grigia” di cui si parlava in apertura; e per il cullante lirismo elettrico di Perception.

Il motore della musica dei Sisare è costituito dall’intreccio delle chitarre, soprattutto la lead di Timo Lehtonen che si avvicina al tratto limpido e dal lungo respiro di ‘un’ David Gilmour, e dalla bella voce – che sembra madrelingua inglese – di Severi Peura. Ma non va sottovalutato il buon lavoro fatto da Hermanni Piltti al basso e Rauli Elenius alla batteria.

C’è chi questi quattro ragazzi li vincola alle ruvide maniere del Progressive metal, o anche peggio al Extreme metal. Ma nonostante l’elettricità che scuote la loro musica, fortunatamente i Sisare sanno articolare un discorso ben più eterogeneo e tutt’altro che sguaiato.

 

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