socosa 3

 

Le righe che vi apprestate a leggere, se arriverete in fondo, rischiano di risultare noiose. E per quanto mi riguarda, scriverle costa un certo sforzo. Devo fare coming out. Soffro di una disfunzione che pur non essendo mortale o pericolosa per chi mi avvicina, comporta dei fastidi: si chiama pudore. Per questo non mi piace granché il prefisso ‘auto’ che porta all’automotive, all’autoerotismo e, non ultimo, all’autocelebrazione. [In particolar modo quando praticata a scapito degli altri ai quali non si riconoscono i meriti, laddove non gli se li porti via in toto. Pratica che in Italia fa proseliti].

Non mi piace neppure l’autoscatto. Che oggi si chiama selfie [devo dimostrare di non essere rimasto indietro col linguaggio, se voglio guadagnarmi l’interesse di qualcuno o costante lavoro]. Men che meno mi piace lo scatto col personaggio da postare sui social. Nel mio timido piccolo, come artigiano del brano scritto che il più delle volte parla di musica – azzeccato o meno che sia – ho cercato di assecondare la penna prima dell’ego. Come si dice degli arbitri, che meno si notano sul campo meglio è, altrettanto dovrebbe fare chi scrive.

Ma mi guardo attorno e cerco di imparare dai migliori, così mi rendo conto che l’immagine – sapersi vendere – oggi è quanto mai importante. Lascio stare il mondo ‘reale’ e mi limito al web: tutti coloro che hanno un sito, un blog, o costruiscono il loro piccolo/grande mondo virtuale che ha un seguito fatto di follower, non mancano di mettere in bella mostra il volto e di dare risalto a ogni esperienza. Fanno bene. Si prendono sul serio. Io ho sempre fatto fatica a parlare del mio lavoro – mi perdonino coloro che lavorano davvero duramente. Nella speranza che fosse il mio lavoro a parlare per me mi sono spesso schermito, e altrettanto spesso schernito.

Ma è arrivato il momento di adattarsi, è tempo di mutare per sopravvivere, l’involuzione della mia specie: prima di essere l’era dell’Acquario, questo è il tempo dell’amico che conta, e se non vuoi o puoi avere santi in Paradiso, figlio mio, da qualche parte devi pure cedere. Del resto, stiamo parlando di un costume che ha lontanissime origini e pare essere endemico: tra i nominativi dei campanelli i Dott. Avv. Ing., perfino il Perito, antecedente il cognome non si contano, così come ai margini dei portoni di entrata dei condòmini e negli androni delle corti, una quantità sproporzionata di targhe in finto ottone fa lo stesso con maggiore, strombazzante, platealità. L’Italia è il paese dei furbi. Ma non scordiamoci i “lei non sa chi sono io!”.

Le immagini sono meno noiose e più immediate delle parole. Dunque in fondo alla pagina, invece di una lista dei lavori & lavoretti, allego una galleria di immagini che riassume a grandi linee ciò che fatto. Non c’è tutto, le cose principali, ma può bastare. Nel frattempo mi alleno ad assumere un’espressione corrucciata – da persona seria – e all’opposto a modulare un sorriso a denti stretti – da cordiale esperto che la sa lunga ma è pure gioviale. Sono questi i due estremi che convivono e vanno per la maggiore. Un giorno, chissà, potrei aggiungere questo dannato selfie.

Soundtrack

"Man with the Armonica", dalla colonna sonora di C'era una volta il West.

Un numero di esempio dei PERIODICI PER I QUALI HO SCRITTO – o scrivo tutt’ora – COME PUBBLICISTA

 

NARRATIVA E SAGGISTICA CHE MI HANNO PUBBLICATO

 

PREMI

3° Classificato al concorso letterario indetto da OZU International Film Festival, 21° edizione, novembre 2013

 

ALCUNE BAND CON LE QUALI HO LAVORATO COME PROMOTER

 

LAVORI PUBBLICATI COME EDITORE

 

DISCHI PUBBLICATI COME PRODUTTORE

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